È un ciclo di licenziamenti con numeri spaventosi e che ricorda certi movimenti da bear market. Algorand ha annunciato 2 giorni fa il licenziamento del 25% del personale, ma è soltanto una delle ultime a prendere una decisione del genere. Ieri è stato il turno dell’exchange Crypto.com, che ha motivato il licenziamento del 12% degli addetti con l’integrazione dell’AI in certi processi produttivi aziendali. Non sono le uniche – e stanno caratterizzando un ciclo dominato dalla paura per tanti progetti, exchange e intermediari.
Poco prima era stato il turno di OP e di licenziamenti per circa il 20%. E ancora ci sono stati i licenziamenti da Messari, da diverse testate che si occupano di crypto (anche qui con la “scusa” dell’AI) e probabilmente arriveranno a breve altre notizie di questo tipo. Cosa sta succedendo?
Licenziamenti da bear market?
Partiamo da un assunto. In realtà in pochi si aspettavano una brusca correzione del mondo crypto a fine 2025. Anzi, il grosso del settore era lanciato anche a livello emotivo, dopo che Bitcoin aveva fatto registrare un nuovo massimo in quota 126.000$. Le cose però hanno bruscamente cambiato direzione.
Abbiamo visto gli exchange principali affrontare volumi ridotti, una competizione sempre più sfrenata da parte della finanza tradizionale e in generale difficoltà diffuse per quanto riguarda il raggiungimento di nuovi clienti.
Non è certamente la prima volta, nella pur breve storia del settore, che assistiamo a cicli di licenziamenti, che fanno più rumore dei cicli di assunzione. Nessuno infatti scrive quando le aziende continuano ad assumere (e lo fanno pressoché di continuo), tutti o quasi (noi compresi, lo ammettiamo) scrivono invece quando ci sono annunci di questo tipo.
- AI
L’AI è una scusante comoda. È sempre più prestante, è stata inserita in sempre più numerosi processi aziendali, ed è anche una scusa pratica per giustificare riduzione del personale. Lo hanno fatto già tante aziende al di fuori del mondo crypto, altre lo faranno anche nel mondo crypto.
- Difficoltà oggettive
Il che non vuol dire che certi progetti si scioglieranno, ma che devono anche farsi i conti su quanto denaro c’è ancora nelle fondazioni e quanto se ne può continuare a spendere. Sono scelte che in genere però arrivano in ritardo rispetto al problema. Nel senso che ci si muove spesso dopo che il mercato ha avuto una contrazione.
- Per certi exchange
È innegabile che certe decisioni sono anche dettate da un rapido cambiamento degli equilibri di mercato. Sono infatti diversi gli exchange che hanno perso terreno, a favore di quelli più attivi soprattutto all’intersezione con gli istituzionali.
Il caso di Gemini è emblematico: il gruppo, che si era già quotato con dei dati economici non brillanti, ha poi chiuso la divisione europea e anche quella in Australia, che rendevano poco e pesavano sul bilancio. Segnale che della grande corsa sulla quale poggiavano le speranze di tanti investitori, non ve n’è stata traccia.
In genere un buon segnale
Vale la pena di ricordare che i cicli di licenziamenti durante i precedenti cicli di mercato non hanno mai significato la fine del settore, ma piuttosto la decisione per certi intermediari, operatori, progetti di snellirsi.
Altrove, sempre all’interno dello stesso mercato, le cose stanno andando per fortuna diversamente. E tra tokenizzazione, stablecoin e crescita di alcuni exchange, questo giro di licenziamenti può essere anche inteso come snellimento necessario, come ciclo che anche le aziende degli altri settori devono, in un certo senso, affrontare.
Segno del bear market? Può essere. Ma cambia davvero qualcosa?
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