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PENSIONATI CRYPTO

Fondo pensione da 100 miliardi apre a Bitcoin e crypto. Svolta ignora solo l’Europa

In Australia è svolta: presto a chi utilizza questo gestore di fondi pensione sarà consentito accesso alle crypto.
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Hostplus – fondo pensione da oltre 100 miliardi di dollari, uno dei più importanti in Australia – lavora affinché possa proporre ai clienti anche investimenti in criptovalute. La notizia è stata diffusa da Bloomberg, che parla di prime operazioni per l’inserimento di questa categoria di investimenti alternativi nella sua proposta alla clientela.

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Hostplus sarebbe il primo dei gestori di fondi pensione privati a offrire crypto in Australia. Un segnale forte di progressiva accettazione di una categoria di asset, quella crypto, un tempo intoccabile da parte di soggetti istituzionali di questo tipo. Soggetti istituzionali che, per configurazione delle loro liability, tendono a guardare più al lungo periodo che al breve. Questa volta però non saranno investimenti diretti del fondo, ma piuttosto la possibilità offerta ai clienti di gestire il denaro come meglio preferiscono.

C’è domanda

La prima notizia è che – secondo quanto riporta Bloomberg – c’è domanda per questo tipo di asset. Bitcoin e crypto – forse complice il grande successo degli ETF negli USA – non sono più degli alieni sbarcati da Marte, con poco da offrire se non volatilità.

C’è certamente domanda da parte di alcuni dei nostri membri, che ci hanno scritto “Perché non posso avere accesso alle criptovalute?”

Questo è il commento di Sam Sicilia, riportato da Bloomberg, che per Hostplus è chief investment officer. Ok, ma quando? Già il prossimo anno, segno anche questo che la domanda viene ritenuta come solida e di lungo periodo.

Siamo in una fase durante la quale stiamo ragionando di nuovo sulle valute digitali, non solo su Bitcoin, ma su uno spettro più ampio di criptovalute. Preferiremmo comunque un ok da parte del regolatore, anche se questo dovesse significare aspettare altri sei mesi.

La spinta degli ETF

È innegabile la spinta verso la normalizzazione che deve essere imputata agli ETF lanciati negli USA. Non soltanto quelli su Bitcoin, che sono diventati quelli più di successo di sempre, ma anche quelli sulle altcoin. Ethereum, ma anche Solana, Ripple XRP, LINK di Chainlink e tante altre, che stanno però navigando i mari di Wall Street con fortune alterne.

Una normalizzazione che da un lato spinge alcuni clienti dei fondi pensione a chiederne accesso, e dall’altro rende tali fondi maggiormente propensi all’apertura a questi prodotti.

Morgan Stanley scalda i motori

Presto, negli USA, dovrebbe inoltre esserci la partenza delle operazioni di Morgan Stanley, con la grande banca d’affari che è pronta a lanciare il suo ETF su Bitcoin e poco dopo quello su Solana. Un segnale anche questo di domanda persistente almeno da parte degli investitori cosiddetti normali, ovvero quelli che mai prima si erano avvicinati al comparto.

Questo nonostante BlackRock abbia catturato il grosso del valore che arriva dalle commissioni degli ETF. Valore sostanzioso, dato che ad oggi l’ETF su Bitcoin di BlackRock è il prodotto che rende di più all’azienda di Larry Fink. Una situazione che segnala, lo ripetiamo, ancora una grande attenzione per Bitcoin e il resto del mondo crypto.

E in Europa?

L’Europa si trova in una situazione diversa. Non solo i fondi pensione (privati e non) sono meno diffusi che altrove – complici piani pubblici un tempo assai generosi – ma continuano a esserci resistenze importanti per quanto riguarda l’apertura verso certi asset. In Italia nello specifico, l’accesso anche agli ETN è ristretto a soggetti professionali, o almeno così consigliato dall’authority che vigila sui mercati.

Non esattamente un clima favorevole, nonostante diversi grandi gruppi siano già coinvolti nel settore. Intesa ha posizioni per circa 100 milioni su diversi ETF crypto USA, in un contesto però di prop trading che non significa necessariamente apertura a questi prodotti per i clienti.

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