Gli analisti più bravi dicono che senza volumi non si può puntare a un rialzo prolungato dei prezzi. Questa è una legge non scritta dei mercati che risulta vera nella maggior parte dei casi, e che in più occasioni si è dimostrata affidabile anche per valutare l’outlook speculativo in cui si muovono Bitcoin e il resto del settore crypto.
Purtroppo, come avrete intuito dal titolo, la situazione non è delle più rosee per il nostro comparto. La mole complessiva degli scambi spot è in forte compressione negli ultimi mesi, con un calo progressivo dell’attività di trading che sta spingendo le quotazioni degli asset in territorio di bear market. Servirà una reazione decisa, magari anche dalla sezione dei futures, per poter invertire rotta e sperare in un ritorno dei tori.
Volumi spot su Bitcoin e crypto in picchiata negli ultimi mesi
Ci eravamo lasciati a fine 2025 con una crescita complessiva dei volumi su Bitcoin e crypto, con un totale (considerando sia spot che futures) che aveva sfiorato gli $80.000 miliardi, seppur con un piccolo indietreggiamento nell’ultimo trimestre. Da lì, non abbiamo più assistito ad una ripresa degna di nota, mentre i prezzi hanno progressivamente perso forza, entrando in una lenta fase di debolezza strutturale.
C’è stato in realtà un piccolo tentativo di recupero dell’attività di negoziazione spot tra il mese di gennaio e la prima metà di febbraio, ma alla prima difficoltà i volumi sono tornati a perdere rapidamente quota. Dal picco di ottobre, contiamo una riduzione complessiva di circa $500 miliardi su base settimanale, con il dato che è passato da $700 miliardi fino agli attuali $200 miliardi, per un calo di circa il -71%.

Il bear market ha colpito un po’ tutto il mondo crypto, da Bitcoin a Ethereum fino all’intera galassia delle altcoin. Anzi, per essere più precisi, le alt sono quelle che hanno sofferto maggiormente il calo dei volumi spot, con una dominance quasi dimezzata nell’arco di appena tre mesi, risultato verosimilmente della mancanza di appetito per il rischio dopo il brusco evento di deleveraging di ottobre 2025.
Quadro simile anche per i mercati futures
Anche per il versante del trading futures notiamo un andamento ribassista pressoché simile dal punto di vista dei volumi. Si denota anche qui un calo evidente dal periodo di massima euforia dello scorso anno su Bitcoin e tutto il resto del mercato crypto, segno di un sentiment che si è progressivamente deteriorato anche tra gli operatori più orientati alla speculazione.
Qui in realtà la situazione è leggermente meno critica rispetto allo spot, con i volumi degli scambi in leva che sono scesi in modo meno aggressivo, sebbene non possiamo di certo parlare di un recupero. Al dato dei volumi futures si aggiunge poi il brusco ridimensionamento dell’open interest, che rafforza la tesi di un mercato che è entrato – ormai già da qualche mese – in un freddo ambiente di bear market.

Fino ad ora abbiamo parlato esclusivamente di volumi relativi ad exchange centralizzati: per i DEX crypto va leggermente meglio, soprattutto per la componente degli scambi perps che è cresciuta molto nel 2025. Anche qui comunque il trend, dal Q4 dello scorso anno, è improntato al ribasso.
Cosa serve a Bitcoin e crypto per ritornare in bull market?
I mercati sono ciclici e le logiche che determinano le transazioni da bull market a bear market – e viceversa – sono tutte di natura psicologica. Dunque, Bitcoin e crypto riprenderanno il bull market quando gli investitori torneranno a delle condizioni di profittabilità tali da diffondere entusiasmo e attirare liquidità nel mercato.
Un potenziale rimbalzo dei volumi sarebbe in tal senso solo la conseguenza del ritorno dei mercati crypto ad un regime di espansione e di ricerca del rischio. Prima di tutto, almeno analizzando la situazione da un’ottica on-chain, dovremmo ritornare a un prezzo di Bitcoin sopra la base di costo degli short-term holders, categoria che in questo momento è la principale fonte di stress per la price action.
Vi facciamo notare come tutte le volte che Bitcoin è sceso sotto il “realized price” degli STH (ossia il loro costo medio di carico aggregato), il mercato abbia poi attraversato fasi di debolezza prolungata, con una pressione di vendita crescente da parte degli investitori in condizioni di perdita. Ora quella base di costo si trova a circa $87.000: recuperarla sarebbe un ottimo spunto per tornare a ipotizzare scenari bullish.

Molto interessante constatare come, confrontando questa chart con quelle dei volumi spot e futures, le fasi di difficoltà per gli short-term holders di Bitcoin coincidano anche con i momenti di maggiore contrazione della liquidità e dell’attività di trading.
Siamo spacciati? Bear market per tutto il 2026?
Non è ancora detto. Certamente non sarà così facile recuperare in un batti baleno gli $87.000, soprattutto visto il contesto dominato dalla paura in cui navigano i mercati di Bitcoin e crypto. Ad ogni modo, questi mercati ci hanno dimostrato nella storia di sapersi muovere in modo estremamente volatile e imprevedibile, e non possiamo dunque escludere un recupero strong nel breve periodo.
Tanto dipenderà anche dall’evoluzione dello scenario macro e dalla potenziale risoluzione della guerra in Medio Oriente, tutte dinamiche che stanno complicando il tentativo di recupero del settore crypto.
Per il momento, la situazione più ampia è ancora dominata dai bears, con un mercato che fa fatica a trovare continuità nei rialzi, e con una volatilità implicita (IV) nel contesto delle opzioni che si muove in maniera estremamente reattiva sulle scadenze di breve. Nel frattempo il mercato sembra però iniziare a sanare le proprie ferite, e a posizionarsi – seppur ancor timidamente – per intercettare il prossimo tentativo di rialzo e di ritorno dei bulls.
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