Secondo quanto riportato da Financial Times, sarà KPMG a occuparsi dell’audit di Tether. Un audit annunciato pochi giorni fa e che sarà il primo per il gruppo che emette USDT, che fino ad oggi ha fatto ricorso a una semplice attestazione di BDO Italia. Sempre secondo Financial Times – mentre mancano ancora conferme da parte dei diretti interessati – PwC si occuperà invece della preparazione dell’azienda per l’audit stesso. Le tempistiche dell’operazione non sono ancora note.
Tether aveva comunicato a inizio settimana il raggiunto accordo con una delle Big Four, le principali società di consulenza su scala globale, senza però rivelarne il nome. Financial Times cita persone informate dei fatti come fonte.
Consulenti doppi per Tether
Di acqua sotto ai ponti crypto ne è passata a sufficienza. Soltanto qualche anno fa il grosso dei player del settore lamentavano l’impossibilità di siglare accordi con le Big Four, a causa della pessima reputazione di cui il comparto godeva. Oggi invece Tether, che ha oltre 180 miliardi di dollari di riserve a sostegno del valore di USDT, riesce a siglarne addirittura due di accordi. Questo ammesso che quanto raccontato da Financial Times sia vero.
Tether avrebbe infatti siglato, secondo il popolare quotidiano finanziario USA, ben due accordi. Il primo con PwC, che dovrebbe aiutare l’azienda a prepararsi all’audit, il secondo con KPMG per l’audit stesso. Vengono citate persone informate dei fatti, mentre le società coinvolte non rispondono alla richiesta di informazioni da parte dei giornali.
Sarà uno degli audit più attesi di sempre, sia per gli appassionati crypto, sia per i molti detrattori delle attività di Tether, che hanno sempre contestato all’azienda guidata da Paolo Ardoino di essere troppo poco trasparente.
Tether è una società oggi complessa, che oltre a emettere USDT ha investimenti nel settore energetico, agro-alimentare e dei media (anche in Italia con Chora). Ha inoltre una gestione delle riserve più elastica rispetto ad alcuni dei concorrenti, con dotazioni anche in oro e Bitcoin, in aggiunta a una percentuale piccola ma non irrilevante di prestiti con collaterale.
Non sono purtroppo ancora chiare le tempistiche dell’operazione e non è chiaro cosa abbia spinto Tether a cercare l’ottenimento di un audit completo, che non è necessario per le operazioni di USDT, che non sarà disponibile negli USA all’interno del framework legale fissato dal Genius Act.
Anche l’ottenimento dell’audit non renderebbe comunque USDT compliant con le leggi USA di nuovo conio, perché il Genius Act impone una composizione delle riserve al 100% in cash e titoli cash-like, ovvero bond con scadenza massima di tre mesi.
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