È ancora un dato parziale, ma vale molto. Dopo che lo scorso aggiustamento della difficulty aveva registrato un (pessimo) -7,76%, ora siamo già in recupero. Siamo a poco più di metà della tornata – e dunque il dato andrà verificato di nuovo il 3 aprile (quando ci sarà il nuovo aggiornamento), ma c’è motivo per essere ottimisti. Secondo la media calcolata da mempool.space infatti, dovremmo vedere un aumento della difficulty di circa il 6,5%.
Questo vuol dire che né il prezzo né la corsa verso l’AI, né tantomeno la guerra in Iran stanno contenendo le attività dei miner. Quanto avvenuto nella scorsa fase di aggiustamento andrà certamente indagato, ma per ora il trend sembrerebbe essere già pronto a interrompersi.
Di cosa state parlando?
Bitcoin, da codice, punta ad avere un blocco ogni circa 10 minuti. Questo si ottiene aumentando o diminuendo la difficoltà (che poi vuol dire per traslazione la quantità di potenza di calcolo dei miner) necessaria per produrre un blocco.

Dato che la quantità di potenza di calcolo che viene applicata al network può variare, in Bitcoin è integrato un aggiornamento di tale difficoltà ogni circa due settimane.
Non possiamo avere un calcolo preciso di quanta potenza di calcolo sia applicata al network, ma la difficulty ne è un buon metro.
Durante la precedente tornata, la riduzione era stata importante, tanto che ne avevamo parlato con Kaan Farahani in esclusiva qui, in forza a Luxor e uno dei più importanti esperti del settore a livello mondiale. Nell’intervista esclusiva avevamo avuto modo di affrontare tutti i nodi: dal passaggio all’AI di diversi miner industriali fino al costo energetico alle stelle dopo l’inizio della guerra in Iran.
Un metro della sicurezza?
In un certo senso sì, perché più potenza di calcolo viene destinata al network, più questo può essere considerato come sicuro. È dunque un buon segnale, che poi andrà però interpretato sul medio e lungo periodo.
Il mining, storicamente, ha continuato a salire, con qualche breve correzione dovuta più a eventi esogeni che a problemi concreti dovuti al prezzo o ad altre questioni più interne a Bitcoin.
Vedremo se questa media di produzione blocchi verrà mantenuta, anche se siamo così avanti che difficilmente non vedremo un aumento della difficulty, segno appunto che i miner sono tornati a… macinare.
Il caso $MARA
Il caso più emblematico della trasformazione del settore mining è quello di Marathon, che ha venduto a marzo più di 15.000 Bitcoin, in parte per riacquistare debito proprio, in parte invece per finanziare un passaggio graduale al settore AI.
Una mossa che ha lasciato tanti di stucco, perché Marathon a cavallo tra il 2024 e il 2025 aveva speso centinaia di milioni per acquisire ulteriore Bitcoin rispetto a quelli ottenuti tramite mining.
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