Così come tutti gli altri progetti del mercato crypto, anche Ripple sta soffrendo il peso del contesto geopolitico e delle pressioni in Medio Oriente, con dinamiche che da diverse settimane si riflettono in modo fortemente bearish sul prezzo della moneta $XRP. Allo stesso tempo però questo asset mantiene delle condizioni strutturali molto interessanti, così come un sostegno da parte dei fedelissimi che non sembra dare segni di cedimento.
Diversi segnali indicano che gli holders stanno accumulando la crypto $XRP, nonostante dal crollo di ottobre essa non sia più riuscita a recuperare saldamente la 200 EMA su time frame giornaliero, evidenziando un trend ancora compromesso al ribasso. Ecco quali sono i movimenti più importanti da osservare e cosa possiamo aspettarci da Ripple da qui alle prossime settimane.
Ripple: accumulazione serrata di $XRP sugli exchange
Anche se $XRP registra un severo -28% sui grafici da inizio 2026, c’è chi vede queste fasi di prezzi sotto pressione come un’occasione per rafforzare le proprie posizioni in ottica di accumulazione. Secondo quanto riportato da CryptoQuant, nel mese di marzo – e contestualmente anche a febbraio e gennaio – abbiamo assistito a tante operazioni di prelievo dagli exchange centralizzati, in particolare su Binance.
Più nel dettaglio, nell’ultimo mese ci sono stati parecchi outflow, con giornate in cui si sono registrate oltre 4.000 transazioni in uscita. E la maggior parte di questi flussi comprendeva trasferimenti inferiori ai 1.000 $XRP, con casi più meno numerosi di operazioni comprese tra i 1.000 $XRP e i 100.000 $XRP.
Non parliamo dunque di un’attività tipica delle balene, che in genere movimentano cifre superiori, ma di un’accumulazione che riflette per lo più la partecipazione di utenti con portafogli di piccole/medie dimensioni. Questa dinamica ci interessa sia per la frequenza con cui i prelievi sono stati effettuati, sia per alcune coincidenze che vedremo fra poco.

$XRP: Accumulazione spot su Coinbase
In parallelo ai numerosi outflow di $XRP registrati su Binance, su altri mercati si sono verificati scenari parecchio curiosi. Qualche giorno fa, all’interno delle piazze spot di Coinbase, molti utenti hanno acquistato aggressivamente la moneta di Ripple, tanto da far balzare verso l’alto l’indicatore CVD spot (linea blu sopra il grafico).
Nel frattempo su Binance la stessa metrica ha evidenziato una continuazione della prevalenza lato ask, mentre anche sulle piazze futures si è osservata una tendenza alla distribuzione. Questo è un dato che – per quanto poco rilevante a livello volumetrico sul totale degli scambi – offre comunque un insight utile per capire chi sta accumulando e in che mercati.

A maggior ragione, la divergenza assume un significato più chiaro se consideriamo anche quanto riportato dall’analista X “traderview2”, che in un suo recente post ha spiegato come un’entità (o un gruppo di persone) abbia acquistato $35 milioni di $XRP spot in meno di un’ora su alcuni exchange.
In quel frangente – che è lo stesso che ha fatto schizzare il CVD spot di Coinbase – si sono verificati 156 acquisti identici da 10.000 $XRP ciascuno, eseguiti a intervalli regolari di circa 18,5 secondi tramite ordini TWAP. La borsa principale è stata quella di Coinbase, con un’attività minore anche su Bitstamp e Kraken.
Le whale sono meno ottimistiche su Ripple
Un altro dettaglio molto interessante riguarda il comportamento delle whale, che in questa fase sembrano muoversi in modo meno aggressivo rispetto agli investitori retail e di fascia intermedia. Se prendiamo l’indicatore CryptoQuant “XRP Ledger: Whale to Exchange Transactions”, possiamo vedere che nel mese di marzo c’è stato un forte aumento delle transazioni da/verso le borse di Binance.
Questo dato, confrontandolo con quello specifico degli outflow – dove abbiamo visto prevalenza di piccoli ordini – e osservando tramite altre metriche chi stia dominando gli inflow tra whale e retail, sembra proprio che le balene non siano in fase di accumulazione. Anzi, molte di loro nell’ultimo periodo hanno movimentato $XRP sugli exchange, con l’intento verosimile di vendere, cosa che potrebbe aver sostenuto il trend ribassista dei prezzi.

Uno dei motivi che potrebbe spiegare il minor appetito per il rischio da parte delle whale su Ripple è da ricercarsi nella metrica del realized price. A inizio febbraio infatti, le quotazioni di $XRP hanno rotto al ribasso quel livello, fissato a $1,47, che rappresenta la media di costo aggregata di tutta la rete.
Dunque, molte balene potrebbero aver scelto di vendere poiché tornate in condizioni di breakeven o comunque in una zona di prezzo ideale per alleggerire le proprie posizioni. Nel frattempo anche sugli ETF spot $XRP, nelle ultime settimane si sono viste molte fuoriuscite di capitale, tra cui un maxi outflow proprio in concomitanza del breakdown del realized price.

A questi prezzi $XRP potrebbe essere sottovalutato
Al di là delle dinamiche di breve periodo e delle divergenze in atto tra le diverse categorie di investitori, il quadro complessivo mostra un $XRP che si trova in una fase estremamente delicata, ma potenzialmente interessante per costruire posizioni di medio/lungo periodo. Nel breve le condizioni incerte del mercato potrebbero portare a un altra leg down senza troppe difficoltà.
Allo stesso tempo però, i prezzi della moneta di Ripple stanno entrando in una zona che storicamente ha sancito fasi di sottovalutazione, come evidenziato anche dall’MVRV Z-Score, un indicatore che misura la distanza tra prezzo di mercato attuale e il valore medio a cui le monete sono state movimentate on-chain
Stupisce soprattutto che $XRP sia entrato nel box verde che definisce l’area di potenziale sottovalutazione con un prezzo decisamente più elevato rispetto al passato.

Detto ciò, sappiamo che i prezzi potrebbero continuare a muoversi in lateralità/distribuzione per diversi mesi prima che si ritorni a una fase rialzista. Dunque questo dato non è da intendersi come un possibile bottom di $XRP, quanto più come una fase dalla quale – come stanno facendo in molti – diventa interessante accumulare.
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