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Hard Fork e Soft Fork Crypto: Cosa Sono e Quali Sono

Cosa si intende per Hard Fork e che differenza c'è con il Soft Fork crypto? Ecco i dettagli, la storicità degli eventi significativi e tutto ciò che devi sapere su questo tipo di evento.
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Nelle blockchain moderne può capitare che utenti e sviluppatori non siano d’accordo su specifiche scelte e che, a seguito di dibattito, si arrivi a una scissione della rete, nota con il termine tecnico di hard fork. Tutto ciò sta alla base di un principio fondamentale, ossia il meccanismo di consenso, che regola il processo decisionale all’interno di una catena.

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Per capire meglio cos’è la blockchain, possiamo immaginarla come una grande società composta da diversi “cittadini”, all’interno della quale ogni partecipante è chiamato a rispettare determinate regole condivise. Ma le regole non sono immutabili e, nel tempo, possono essere messe in discussione, dando origine a divergenze che, nei casi più estremi, portano a una vera e propria divisione della rete.

Hard fork: come si divide una blockchain?

A livello tecnico un hard fork è una modifica al funzionamento di una blockchain che richiede a tutti i nodi di aggiornare il software all’ultima versione disponibile per continuare ad utilizzare la rete secondo le nuove regole introdotte dal protocollo. Regole che, ovviamente, sono stabilite in maniera condivisa dai vari partecipanti, secondo algoritmi di consenso che possono variare a seconda della tipologia di chain.

Chi non accetta di eseguire l’aggiornamento – poiché magari in disaccordo – può continuare a operare sulla versione precedente del software assieme ad altri utenti. Chi invece sceglie di adeguarsi alla nuova versione si sposterà di fatto su una nuova rete che condivide la stessa storia fino al momento dell’hard fork, ma che da quel punto in poi seguirà un percorso diverso con logiche di consenso differenti.

La possibilità di realizzare un hard fork è verosimilmente uno degli atti più democratici e più rappresentativi della libertà in ambito digitale. Significa letteralmente che ogni nodo può scegliere quali regole seguire, decidendo se adottare o meno una determinata versione del software.

Che succede dopo un hard fork?

Una volta che si verifica un hard fork, le due blockchain iniziano a operare in modo indipendente seguendo direzioni completamente diverse. Fino al punto di scissione – come detto poc’anzi – mantengono la stessa storia e la stessa sequenza di blocchi, ma da lì in poi ciascuna rete prosegue in autonomia.

Entrambe le reti possono continuare a operare e svilupparsi in autonomia. Con il tempo però – come ci insegna la storia – spesso e volentieri è una sola delle due a imporsi, ossia chi riesce ad attirare la maggior parte degli utenti e dell’attività.

Ciò comunque non esclude la sopravvivenza dell’altra, che potrà continuare a validare blocchi liberamente secondo le proprie regole, pur non essendo riconosciuta come la catena “principale”.

Gli hard fork di Bitcoin ed Ethereum: due casi emblematici

Quanto appena detto sopra può essere spiegato con due casi che sono entrati nella storia del settore crypto. Sia Bitcoin (BTC) che Ethereum (ETH), nel corso della propria esistenza, sono stati teatro di disaccordi tra utenti e sviluppatori che hanno portato a hard fork, da cui sono nate reti distinte.

Nel 2017 ad esempio, all’interno della community Bitcoin vi era un forte dibattito sul tema della scalabilità e sul fatto che il protocollo imponesse una dimensione di blocchi ritenuta troppo piccola da qualche partecipante. Di conseguenza si arrivò alla biforcazione tra Bitcoin, la rete originale, e Bitcoin Cash, la nuova versione con throughput maggiore.

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Hard fork Bitcoin e Bitcoin CashFonte dati: https://www.bitstack-app.com

Andando più indietro nel tempo invece, nel 2016 anche Ethereum fu protagonista di una divisione significativa, avvenuta in seguito al noto hack di “The DAO”, un evento che portò alla perdita di circa 3,6 milioni di ETH.

In quel caso la comunità si divise tra chi voleva eseguire un rollback, cioè tornare indietro e far finta che l’hack non fosse mai avvenuto, e chi invece considerava come intoccabile il principio di immutabilità della rete. La vecchia chain rimase Ethereum Classic, mentre la nuova è quella che oggi conosciamo come la vera Ethereum.

Queste due storie ci spiegano come non sia sempre necessariamente l’ultima versione a prevalere sull’altra. Tutto dipende sostanzialmente dalle persone e dal consenso che si forma attorno a una determinata versione del protocollo, che nel tempo ne determina il successo o il declino. Vince, in senso figurato, chi ha più seguito e chi attira più attività.

La differenza con i soft fork

L’hard fork è un evento definito come non retrocompatibile, cioè che introduce modifiche tali da rendere incompatibili i nodi aggiornati con quelli che mantengono la versione precedente del software. La separazione avviene proprio perché non possono più comunicare tra di loro secondo le nuove regole.

Esiste però anche un’altra modalità per introdurre cambiamenti su una blockchain, ovvero il meccanismo del soft fork. Questo è un processo retrocompatibile, il che significa che i nodi non aggiornati possono comunque continuare a partecipare alla rete e riconoscere come validi i blocchi prodotti secondo le nuove specifiche.

A differenza dell’hard fork, quindi, non si verifica una divisione della rete, ma un’evoluzione progressiva del funzionamento del protocollo. C’è comunque chi sceglie di aggiornare o meno il software, ma questa scelta non altera il funzionamento complessivo della rete.

Storie di soft fork ce ne sono state diverse negli anni, sia su Bitcoin ma anche su altri progetti come Litecoin. Nel caso di Ethereum invece, la community ha sempre adottato vari hard fork, intesi il più delle volte come aggiornamenti programmati dalla roadmap, su cui praticamente tutta la comunità era d’accordo.

Un caso limite di divisione della chain

Nel contesto specifico di Bitcoin c’è anche un altro caso molto particolare di “divisione” della rete, che però non rientra né tra gli hard fork né tra i soft fork. Si tratta di una scissione temporanea che si verifica solo quando due miner trovano – per pura casualità – due blocchi simultaneamente alla stessa altezza della chain.

In questi casi, la blockchain di Bitcoin si divide momentaneamente, in attesa che la “disputa” venga risolta automaticamente dal protocollo. Entrambi i blocchi minati sono considerati validi, ma solo finché una delle due catene non diventa più lunga dell’altra. A quel punto, la rete riconosce come valida la catena con maggiore storia, mentre l’altra viene progressivamente abbandonata.

Le transazioni contenute nella catena scartata perdono validità e vengono escluse dalla storia della blockchain, come se non fossero mai state incluse in un blocco confermato. Potenziali casi di double spending vengono mitigati dalla famosa regola delle 6 conferme, che implica appunto un tot di conferme di nuovi blocchi prima che le tx siano considerate irreversibili per codice.

Ad ogni modo questo concetto, che si chiama “reorganization”, si applica solo alla rete Bitcoin e in generale alle reti che mantengono un algoritmo di consenso Proof-of-Work.

Conclusioni

Come abbiamo visto, gli hard fork – così come i soft fork e gli altri meccanismi di divisione – non sono solo strumenti tecnici, ma rappresentano il modo in cui una blockchain risolve possibili dispute ed evolve migliorando il proprio codice. Quando emergono incongruenze tra più parti, non serve un’autorità centrale che decida cosa è giusto o sbagliato: sono direttamente i partecipanti a scegliere quale versione del protocollo seguire.

Ogni nodo, ogni utente, ha la possibilità di prendere posizione e far valere la sua scelta, decidendo semplicemente a quale rete aderire e quali regole considerare valide. Questo è un potere enorme, che non troviamo in nessun’altra organizzazione digitale, se non tramite l’intermediazione di una figura centrale che prende decisioni per conto degli altri.

Chiaramente tutto ciò non elimina potenziali conflitti o discussioni, come riflesso di una comunità composta da visioni anche molto diverse. La blockchain non nasce per imporre una strada considerata “migliore”, ma per offrire a tutti la possibilità di scegliere da che parte stare. E sarà poi la storia a fare il resto.

FAQ

Cos’è e qual è il significato di Hard Fork?

Un Hard Fork è un vero e proprio aggiornamento del protocollo di una blockchain, che ha il potere di rendere incompatibile la nuova versione con quella antecedente.

Gli Hard Fork sono sicuri?

Sì, si tratta di procedure di sistema sicure e che vengono eseguite nel pieno rispetto delle regole (esistono in ogni caso rischi da dover considerare).

Ogni quanto può avvenire un Hard Fork?

Non esiste una cadenza fissa, o un calendario universale per gli hard fork, dato che tutto dipende dalla natura del progetto preso in considerazione e dagli obiettivi specifici degli sviluppatori dell’ecosistema.

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