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LAGARDE BESSENT

Christine Lagarde litiga con l’americano: “effetti guerra saranno duraturi”

La governatrice della Banca Centrale Europea sempre più ai ferri corti con il governo USA.
LAGARDE BESSENT

I rapporti tra USA e Europa si incrinano ulteriormente. La guerra in Iran sta sconvolgendo i già fragili equilibri tra Washington e il continente europeo, con insofferenze e divergenze che sono esplose in una recente riunione del G7 che ha visto partecipare le più alte autorità del campo economico e monetario pubblico. Christine Lagarde avrebbe sfidato – scrive Bloomberg – l’ottimismo del Segretario del Tesoro USA Scott Bessent. L’Europa si trova in una situazione peggiore degli USA in relazione agli effetti diretti del conflitto in Iran, in particolare per quanto riguarda i costi del petrolio e del gas.

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La tensione c’è, Lagarde è, direbbe qualcuno, di temperamento e sarebbero volate parole relativamente grosse, almeno secondo gli standard di queste riunioni.

L’ottimismo di Bessent rispedito al mittente da Lagarde

La cronaca che circola è la seguente: Bessent si sarebbe detto ottimista riguardo gli effetti di medio e lungo periodo della guerra in Iran sui mercati e sulle finanze pubbliche. Lagarde, evidentemente poco d’accordo, avrebbe risposto di ritenere gli effetti considerevoli e di lungo periodo, in particolare a causa della distruzione della supply e del transito che sono già avvenute. E che per ovvi motivi non si possono recuperare.

Tutto questo all’interno di una videochiamata interna al G7 alla quale partecipavano entrambi, insieme ai rappresentanti degli stati che compongono questo consesso.

Non è in realtà la prima volta che Lagarde non trattiene il suo discontento nei confronti delle autorità USA. I nostri lettori ricorderanno l’uscita di Lagarde mentre a parlare, a Davos, era Howard Lutnick, in un discorso infarcito di retorica anti-europea.

Se l’Europa ha una pasionaria, quella pasionaria è Christine Lagarde.

Ci saranno conseguenze?

Probabilmente no, come in genere non ci sono delle conseguenze che derivano da pourparler che hanno come unico scopo quello di far vedere che si sta facendo qualcosa. Ovvero che i grandi si stanno parlando, alla ricerca di una soluzione che difficilmente arriverà.

La reazione di Lagarde è segnale anche delle maggiori preoccupazioni che occupano i pensieri delle autorità europee, in particolare quelle monetarie. Soltanto ieri Villeroy de Galhau era intervenuto a rassicurare i mercati, parlando dell’esistenza di strumenti per contenere l’inflazione, che però non è detto che verranno impiegati subito.

I toni, dall’altro lato dell’Atlantico, sono molto diversi. Sempre ieri Jerome Powell ha parlato con toni più tranquilli, con i mercati che in seguito alle sue parole sono tornati a prezzare la possibilità di un taglio nel corso del 2026.

Al nervosismo di Lagarde contribuisce probabilmente anche il pessimo dato sull’inflazione arrivato in giornata. Siamo al 2,5% per la headline e al 2,3% per la Core, che esclude i prezzi energetici e alimentari. Segnale che il problema in Europa potrebbe essere addirittura più grande.

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