Bitcoin era un tempo un enorme parco giochi per chi amava la volatilità. Comportamenti estremi anche nel giro di poche ore, liquidazioni su livelli importanti e poco interesse da parte degli investitori più cauti. L’undici gennaio 2024 ha però segnato un cambiamento radicale. Sono arrivati ETF che hanno raggiunto anche i 100 miliardi di capitalizzazione – e il prezzo (coincidenza o correlazione?) si è normalizzato. Questo sembrerebbe essersi riflesso anche sulle correzioni massime nei cicli di bear market. E l’asset che potrebbe venirne fuori sarà molto diverso da quello che conosciamo.
Se durante i precedenti cicli Bitcoin poteva lasciare sul terreno anche l’80%, nell’ultimo ciclo ribassista ci si è fermati al 50%. Troppo presto per parlare? Forse, ma dati alla mano possiamo iniziare a fare qualche considerazione, tenendo anche conto dei numeri, unico giudice quando parliamo di asset.
Meno volatile e meno eventi estremi
Partiamo da un dato. Abbiamo analizzato i ritorni giornalieri di Bitcoin dal 2018 a oggi (scegliendo una data simbolica per la finanziarizzazione di Bitcoin, con l’arrivo dei primi futures al CME). Qui la prima distribuzione.

Tanti eventi estremi, giornate anche da -16% o +19%, un asset che nessuno avrebbe mai considerato come di prima fascia. Un asset che storicamente avvicinava chi era a caccia di occasioni collegate alla volatilità.

Stesso grafico, ma dall’undici gennaio 2024, data di lancio del grosso degli ETF spot che sono quotati negli Stati Uniti. Distribuzione maggiormente concentrata verso il centro – ovvero verso giornalieri meno estremi – e più in generale un comportamento che assomiglia sempre di più a quello dell’oro – almeno in termini di variazioni potenzialmente estreme.

Minore volatilità anche sul medio periodo
L’arrivo degli ETF, che ha significato anche l’ingresso di tanti istituzionali, ha avuto dei riflessi importanti anche per il massimo drawdown durante i cicli ribassisti. Nel ciclo 2022-2023 passammo dai 69.000 ai 15.000$ dopo il fallimento di FTX, con un drawdown di quasi l’80%. Per quanto riguarda gli altri cicli:
| CICLO | ATH → MINIMO | MAX DRAWDOWN CIRCA |
|---|---|---|
| 2011 | ~$30 → ~$2 | -93% / -94% |
| 2013–2015 | ~$1,166 → ~$170 | -85% / -86% |
| 2017–2018 | ~$19.1k → ~$3.2k | -83% / -84% |
| 2021–2022 | ~$69k → ~$15.5k | -77% / -78% |
| 2025–2026* | >$126k → ~$60k–70k finora | -47% / -50% |
C’è però chi crede che proprio in virtù dell’assenza di drawdown superiori al 70% in questo ciclo, ci sarà ancora da andare al ribasso.
McGlone di Bloomberg insiste sui 10.000$
Ne avevamo già parlato proprio sulle pagine del nostro giornale. Mike McGlone, che si occupa da una vita di materie prime per Bloomberg, insiste con le sue nefaste previsioni su Bitcoin.
Nel caso di crash del mercato azionario, per McGlone potremmo vedere Bitcoin addirittura sui 10.000$. A contare non sarebbero soltanto le percentuali storiche di drawdown, ma anche il fatto che – a suo avviso – il mondo crypto sarebbe praticamente finito.
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