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Fondo Monetario contro tokenizzazione crypto: maggiori rischi per stabilità

Il Fondo Monetario è ancora molto preoccupato. C'entrano, neanche a ripeterlo, le crypto infrastrutture.
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In tanti conoscono il Fondo Monetario Internazionale per i prestiti (condizionati) che offre ai paesi che hanno bisogno di ristrutturazioni finanziarie. In pochi sanno che IMF si occupa anche della custodia del buon senso finanziario, ovvero di aiutare gli stati a implementare regole finanziarie che sostengano la stabilità. Ultimo bersaglio del Fondo è la tokenizzazione degli asset, che potrebbe portare a diversi problemi, almeno secondo l’istituzione.

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All’interno di un paper relativamente articolato, IMF lancia il primo allarme sulla velocità: la tokenizzazione può portare al settlement delle transazioni in modo istantaneo, lasciando poco spazio, rispetto al T+1 o T+3 di oggi, alle autorità di intervenire. E anche amplificando nei momenti di stress la reazione dei mercati.

Il mondo va troppo veloce, fateci scendere

Quando il gioco si fa duro, la colpa è spesso dell’innovazione. Non è la prima volta che le autorità finanziarie massime a livello globale se la prendono con il miglioramento tecnologico dell’infrastruttura dei mercati.

Un tempo andava di moda prendersela con l’accesso che oggi i retail hanno al mercato. I retail, che sarebbero più propensi al panico rispetto alle controparti istituzionali, ora sono in grado di trasformare in momento di stress in una crisi fatta e finita. Ed è anche a loro che sono stati imputati certi momenti di grande difficoltà del mercato.

Ora però il problema, afferma IMF, è più grande. La tokenizzazione, tra gli altri mille problemi che causa, porta il settlement a pochi secondi, rendendo i mercati più efficienti in termini tecnologici e dunque possibili amplificatori dei momenti di stress.

Oggi, per quanto dalle nostre App per il trading sembri tutto istantaneo, in realtà i titoli si spostano molto lentamente. In alcuni casi il giorno successivo, nella maggioranza invece tre giorni successivi, lasciando un’ampia finestra alle autorità di vigilanza di controllare e alle massime autorità monetarie di intervenire.

Non sarà più così, dato che ci saranno anche gli smart contract, e le liquidazioni automatiche tipiche del mondo crypto a esacerbare eventuali momenti di crisi di liquidità o ancora di stress delle quotazioni.

Aggiungiamo noi che il mondo crypto raramente implementa i circuit breaker, ovvero la sospensione delle contrattazioni in caso di ribassi eccessivi – cosa che contribuisce ulteriormente a liquidazioni a cascata come quelle del 10 ottobre.

Rimuovere le inefficienze sarebbe dunque, per il Fondo Monetario, qualcosa di cui preoccuparsi e non qualcosa di cui rallegrarsi sul breve periodo.

Allarme concreto oppure segnale che si dovrebbe prendere ogni novità tecnologica cum grano salis?

La verità – e torneremo presto sul tema in modo più articolato – è che se tokenizzazione sarà, questa ripeterà per ovvi motivi certe modalità organizzative dei mercati attuali. E che no, non ne verrà fuori un regime dove i controlli e gli interventi diventano… impossibili.

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