Alcuni dei Bitcoin sotto il controllo del governo degli Stati Uniti sono stati spostati verso un indirizzo di Coinbase Prime, mossa che in genere anticipa una liquidazione. Si tratta nel complesso di 2,4 Bitcoin, per un controvalore inferiore ai 180.000$, che sarebbero legati ad una confisca per vendita illegale di steroidi e altre sostanze illegali. Si tratta comunque di una quantità minima di $BTC, che non hanno causato alcun tipo di effetto sul mercato.
I Bitcoin spostati sembrerebbero essere infatti legati al caso di Glenn Olivio, che era stato appunto arrestato nel maggio del 2025 insieme a dei complici per la vendita di steroidi come nandrolone, trenbolone, oxandrolone e stanozolol, secondo quanto riportano diverse testate statunitensi.
Un modo normale di procedere?
Storicamente sì. Quanto viene sequestrato dal Dipartimento di Giustizia al termine di procedimenti penali e condanne viene poi consegnato a una divisione speciale, U.S. Marshals Service, agenzia federale che si occupa anche tra le altre cose della liquidazione degli asset sequestrati e/o confiscati ai rei.
La differenza, questa volta, è che esiste un Ordine Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti d’America che avrebbe dovuto imporre il trattenimento dei Bitcoin sequestrati all’interno di procedimenti penali federali. Bitcoin che avrebbero costituito l’ormai celebre riserva nazionale strategica in $BTC, della quale in realtà non si sente parlare da un pezzo.
I Bitcoin in questione sarebbero legati all’arresto e alla successiva incarcerazione di Glenn Bradford Olivo e Dana Rene Light – qui la documentazione sul caso, che secondo la pubblica accusa avrebbero venduto, sprovvisti di licenza, sostanze anabolizzanti.
Si tratta comunque di somme ridotte, anche rispetto all’enorme quantità di cui il governo degli USA è in possesso. Secondo le stime più attendibili – perché mancano incredibilmente ancora quelle ufficiali – si tratterebbe di oltre 328.000 Bitcoin, per un controvalore complessivo ai prezzi attuali di oltre 21 miliardi di dollari. Il governo degli Stati Uniti è dunque tra i più importanti detentori di Bitcoin, per quanto nessuno di questi sia stato ottenuto tramite acquisto.
Il mistero continua
Rimane però il mistero sull’applicabilità di quanto Trump aveva cercato di stabilire tramite un Ordine Esecutivo, che sembrerebbe essere rimasto, anche questa volta, lettera morta.
Ci sarà bisogno di ulteriori passi in avanti, magari con l’appoggio del Congresso? Oppure dobbiamo mettere una volta per tutte una pietra sopra sulla spinta pro Bitcoin dell’attuale presidenza degli USA?
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