È ufficiale: la famosa proposta di governance Aave Will Win – presentata da Aave Labs a gennaio in seguito ai vari disguidi con la community – è stata approvata con quasi il 75% dei voti a favore. D’ora in poi gli holders della crypto AAVE potranno beneficiare di nuovi flussi di ricavi diretti al treasury del DAO, in quello che il fondatore Stani Kulechov ha definito come il capitolo più importante nella storia del protocollo.
Si tratta di un passaggio chiave per tutto l’ecosistema, e più in generale un caso che potrebbe fare da precedente per tutto il settore DeFi, incoraggiando anche altri progetti a stabilire un confine chiaro tra diritti dei token holders, protocollo e team operativo. Per AAVE non sarà forse il risvolto più importante in termini economici, ma segna di fatto l’inizio di una nuova era in cui il concetto di token verrà sempre più assimilato a quello di equity azionaria.
Aave Will Win: cosa stabilisce la nuova proposta di governance?
La proposta Aave Will Win risponde a tutte le critiche avanzate a fine 2025 dai sostenitori del progetto, con cui si chiedeva sostanzialmente di spostare il controllo del brand Aave sotto la DAO.In quel contesto, diversi utenti avevano lamentato una gestione poco trasparente di tutti i flussi economici legati al protocollo e al suo brand, portando poi la società Aave Labs – ossia il team che si occupa dello sviluppo – a proporre una soluzione.
Soluzione che, a quanto pare, è stata bene accolta dagli holders del token, con quasi il 75% dei votanti che hanno espresso parere positivo. Si arriva dunque a un nuovo modello che vedrà il token AAVE al centro dei flussi economici del protocollo e dei suoi prodotti, trasformandosi da semplice strumento di governance a vera e propria quota dell’ecosistema.
Stani Kulechov, fondatore del progetto, è intervenuto su X per celebrare il passaggio conclusivo della proposta, che entrerà effettivamente in vigore a partire da oggi pomeriggio.
Per AAVE questa è indubbiamente una notizia che rivoluziona il suo caso d’uso – fino ad ora limitato alla sola governance e relegato in un contesto di scarsa reale utilità – per passare a un token con un ruolo economico diretto nel protocollo.
Quali sono i flussi economici diretti alla DAO di Aave?
Qui si potrebbe far confusione. La proposta Aave Will Win impone che tutte le revenue “esterne” al protocollo Aave – cioè non quelle che riguardano i ricavi legati al lending e borrowing – confluiscano all’interno della tesoreria della DAO e non più sugli indirizzi di Aave Labs.
Tra queste citiamo ad esempio le licenze white label del protocollo, l’utilizzo del marchio Aave per prodotti terzi, le commissioni generate dagli swap su aave.com, i ricavi dell’app mobile Aave App e gli accordi commerciali con neobank ed altri partner. Ci sono poi le entrate derivanti dagli interessi pagati dai borrower della stablecoin nativa GHO, oltre a possibili ricavi futuri legati alla monetizzazione delle interfacce ufficiali e all’offerta di servizi dati e API per operatori istituzionali.
Tutti flussi che, per quanto interessanti e tali da segnare un punto di svolta per il progetto, rappresentano comunque una quota marginale dei ricavi complessivi di Aave. Parliamo di cifre che verosimilmente si aggirano nell’ordine di pochi milioni di dollari all’anno, ma che potrebbero crescere con l’espansione del brand e dei suoi servizi collegati.
Aave Labs verrà finanziata dalla DAO
Un altro aspetto centrale della proposta riguarda il fatto che la DAO finanzierà direttamente gli sviluppi tecnici e operativi di Aave Labs, erogando una cifra che ammonta a $25 milioni in stablecoin, oltre a 75.000 token AAVE da sbloccare con un programma di vesting a 4 anni. Questo è il budget stabilito per i prossimi 12 mesi, da cui il team dovrà attingere per coprire tutte le spese.
Invece, le revenue generate sulle piattaforme Aave V3 e V4 continueranno a passare per la DAO, come sempre accaduto fino ad oggi dall’approvazione dell’AIP-1. Qui è dove si concentra, ad oggi, la maggior parte del valore economico generato, pari a $124 milioni per il 2025, di cui una fetta verrà impiegata per i buyback della criptovaluta.

AAVE si avvicina al concept di un’azione?
L’idea è corretta ma ci sono alcune precisazioni da fare. Da un lato questo passaggio consiste in un empowerment notevole del ruolo del token AAVE, che – come detto prima – assume un’utilità aggiuntiva oltre a quella della semplice governance.
Si passa dunque da un modello dove il token serviva a poco o nulla, a una nuova fase in cui il token diventa il veicolo attraverso cui la community partecipa attivamente ai ricavi dell’ecosistema. Un po’ come accade con le azioni di una società quotata, dove il possesso del titolo dà diritto a una quota degli utili distribuiti.
Ad ogni modo, c’è ancora una grossa differenza tra i due concept, in quanto AAVE rimane comunque un token digitale che non garantisce una proprietà in senso legale e che non è tutelato dalla stessa struttura normativa dei mercati azionari. Probabilmente i tempi sono ancora troppo poco maturi per poter arrivare a questo paragone, essendoci ancora un gap importante nella scala gerarchica degli asset finanziari.
Detto ciò, chi vi scrive è comunque entusiasta di questo passaggio perché vuol dire cambiare finalmente un paradigma che ha penalizzato fino ad oggi tanti token del mondo DeFi. Il concetto di token da oggi si avvicina a rappresentare in modo più concreto la realtà di cui fa parte.
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