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Turchia: dietro il crack di Thodex l’ombra della mafia?

ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT – Ci sono novità sul caso Thodexdel quale ieri abbiamo fornito anteprima sui media italiani. In Turchia sono partiti gli arresti: il procuratore di Istanbul ne ha ordinati 78 – di persone collegate all’exchange e che potrebbero essere informate dei fatti se non direttamente coinvolte.

Nel momento in cui vi scriviamo i media turchi affermano che dei 78 ricercati, 62 sarebbero già in stato di arresto, per un’operazione che ha coinvolto non solo Istanbul, ma altre 7 province della Repubblica Turca.

Thodex mafia padrino
Nuove evoluzioni nel caso Thodex

Nel frattempo non vi sono tracce del fondatore Faruk Fatih Özer, che secondo quanto riportato dalla polizia nella mattinata di oggi, sarebbe fuggito verso Tirana, la capitale dell’Albania, e non verso la Thailandia come era circolato in un primo momento.

E spunta anche – come se il mistero non fosse già abbastanza fitto – l’ombra di uno dei padrini della mafia turca: Sedat Peker, che secondo voci circolate sui social network e su alcuni canali della penisola anatolica potrebbero essere collegato allo scandalo.

È stato in aggiunta emesso un ordine di arresto internazionale per Özer, trasmesso all’INTERPOL con codice rosso da parte del Ministro dell’Interno della Turchia Süleyman Soylu. Il che denota il massimo livello di gravità. Quello che viene riservato ai più importanti ricercati del mondo.

Quattrocentomila utenti ancora con il fiato sospeso

Nel frattempo non vi è traccia delle criptovalute che i quasi 400.000 utenti della piattaforma custodivano su Thodex. L’accesso al sito non è ancora disponibile e tutto lascia pensare che i 2 miliardi circa (in controvalore in dollari) di depositi abbiano preso definitivamente il volo, probabilmente insieme al fondatore.

Nel frattempo ha rilasciato una dichiarazione alla stampa turca anche il fratello di Özer, tampinato dai giornalisti in quello che si prefigura essere uno degli scandali finanziari più importanti della storia della Turchia:

Mio fratello era una brava persona. Sono anni che si occupa di criptovalute. Ha colpito anche noi. Non ho idea di come abbia potuto fare una cosa del genere. Anche io andavo e venivo dalla compagnia e non sono a conoscenza di indagini sulla mia persona. Non lo avrei mai creduto capace di una cosa del genere. È un ragazzo intelligente e onesto. Potrebbero esserci delle cose dietro.

Il fratello getta dunque il sospetto che ci siano altro dietro questa fuga miliardaria, che ha gettato nella disperazione quasi 400.000 utenti della piattaforma, che utilizzavano l’exchange anche per proteggersi dalla rampante inflazione nel paese.

L’ombra della mafia?

Secondo le notizie che stanno circolando nelle ultime ore in Turchia, anche Sedat Peker, noto padrino turco e vicino agli ambienti dell’ultradestra, avrebbe partecipato con investimenti alla piattaforma, anche se non è chiaro in che termini e se in qualità di socio o di semplice investitore.

Una storia che, almeno per il momento, non siamo in grado di verificare, per un nome che accompagna una parte rilevante degli scandali che avvengono nella Repubblica Turca. Voci per il momento fantasiose, che stanno però rimbalzando sui social turchi e che sono state riprese anche da diversi giornali.

Peker è stato recentemente arrestato di nuovo in Macedonia e estradato verso la Turchia. Nel paese balcanico, avrebbe partecipato a diversi incontri con politici e businessman rilevanti nel paese. La storia di Thodex, partita come un banale disservizio di un exchange, si sta trasformando in una spy story a tutti gli effetti.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

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