Il mercato crypto nel 2026 resta in ribasso, ma a luglio sono arrivati alcuni segnali positivi. La domanda è se verranno confermati nelle prossime settimane. In uno scenario così incerto, il punto chiave diventa capire dove si trova la liquidità. La risposta porta dentro un settore preciso, quello delle stablecoin, dove oggi si concentra gran parte dei capitali in attesa.
Il quadro generale delle stablecoin
Partiamo dall’analisi del seguente grafico che ci mostra tre dati a confronto delle stablecoin. Il valore complessivo delle stablecoin è stabile, oggi intorno ai 310 miliardi di dollari. La loro dominance, però, è salita dal 10% di settembre 2025 al 14,25% attuale.

Nello stesso periodo, la market cap totale delle crypto è crollata, da oltre 4 mila miliardi agli attuali 2,17 mila miliardi. La dominance sale non perché le stablecoin crescano, ma perché il resto del mercato perde valore. Alcuni segnali restano comunque positivi e uno è dato dal numero di detentori, salito a 272,25 milioni, in crescita del 2,88% in trenta giorni. Invece i trasferimenti mensili hanno raggiunto i 6,60 mila miliardi di dollari, in aumento del 4,10%.
I capitali si rifugiano nei dollari digitali
Questo movimento è lo specchio del ribasso di Bitcoin sceso di circa il 50% dall’ATH di ottobre. Gli investitori hanno venduto le crypto e spostato i capitali sulle stablecoin, senza però uscire dal mercato. Lo conferma il valore delle stablecoin, rimasto stabile mentre la capitalizzazione totale crollava: la liquidità è rimasta nel settore, in attesa. Questo ribasso è diverso dai precedenti. Non nasce da un crollo interno alle crypto, ma da fattori esterni come le tensioni geopolitiche e la politica della Federal Reserve.
Tether domina, mentre gli altri perdono terreno

Dentro questo capitale parcheggiato il dominio è netto da parte di Tether (USDT) e secondo i dati di rwa.xyz vale il 59% del mercato e raccoglie il 78% dei detentori. Dalla tabella allegata sopra, si può osservare che Circle (USDC) resta secondo, con un profilo più istituzionale. Il grafico dei flussi netti a 30 giorni mostra la differenza. USDT ha registrato afflussi per 3,5 miliardi di dollari, mentre USDC ha perso 651 milioni.
I token circolano soprattutto su Ethereum e TRON, le due reti principali. Nel dettaglio, i detentori totali di stablecoin hanno raggiunto quota 272 milioni. Sul fronte delle reti, Ethereum ospita 159,6 miliardi di dollari in stablecoin, seguito da TRON con 88,9 miliardi. Su quest’ultima rete USDT viene usato soprattutto per i pagamenti nei mercati emergenti.

Questa fase si lega al più ampio tema degli asset tokenizzati. Come spiegato nel nostro approfondimento sulla tokenizzazione degli asset, le stablecoin restano oggi l’infrastruttura più matura e diffusa del settore.
Cosa può significare per i prossimi mesi
Una quota di stablecoin così alta ha una doppia lettura. Da un lato segnala paura, con i capitali fermi in attesa di chiarezza. Dall’altro rappresenta denaro liquido pronto a rientrare sul mercato quando le condizioni saranno considerate migliori dai trader e investitori.

Il confronto storico aiuta: come si può osservare nel grafico allegato che mostra come la dominance di USDT e la market cap crypto si muovono in direzione opposta. Quando la prima sale, il mercato scende, come nel 2022. I picchi di dominance passati si sono collocati vicino ai minimi di ciclo. Oggi la dominance è di nuovo su un picco, con le crypto deboli. Non significa che il minimo sia già stato toccato, ma ci indica come la liquidità sia in attesa.
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