Per anni gli investitori crypto si sono chiesti se un qualche tipo di valutazione fondamentale fosse applicabile o meno al comparto. Grayscale e il suo ricercatore di punta Zach Pandl credono di si. O almeno credono che certe valutazioni possano essere applicate a quei protocolli che generano ricavi. Il re di questo spazio non può essere che Hyperliquid, che con i ricavi dell’exchange decentralizzato applica politiche di buyback sul token.
Di più, secondo l’analisi Hyperliquid, con il suo token, sarebbe più economico del grosso delle azioni delle neobank – comparto all’interno del quale Grayscale fa rientrare anche exchange come Coinbase che ora offrono accesso anche a prodotti classici, o Robinhood, anche questo diventato un ibrido tra mondo crypto e mondo TradFi.
I numeri diffusi da Grayscale
I numeri diffusi da Grayscale sono interessanti, perché applicano una (seppur superficiale) analisi fondamentale a un token crypto. Bisogna fare qualche passo indietro però per capire la portata di questa novità.
Le criptovalute, a partire da Bitcoin, sono state sempre (e correttamente) accusate di non produrre cash flow. Anche quelle in Proof of Stake, che di cash flow ne possono produrre, assomigliano più ai bond che alla partecipazione in un’azienda.
Le cose sono cambiate con alcuni protocolli, a partire da Hyperliquid, che non solo produce ricavi con il suo DEX, ma reinveste una larga parte dei ricavi sul token stesso. Il token, così, finisce per assomigliare un po’ di più a una partecipazione.
Il ragionamento di Grayscale parte da qui. Per il prossimo anno Zach Pandl prevede che per il 2027 l’exchange decentralizzato otterrà ricavi per 1 miliardo di dollari, in crescita del 20% rispetto al 2025.
Nota bene: Pandl afferma che un aumento dei ricavi di questo tipo dipenderà in parte anche da un eventuale recupero del mercato crypto, in termini di volumi e di prezzi.
- Supply e burn
Partendo da questi dati, Pandl proietta il circolante totale di $HYPE come token tra i 270 milioni e i 310 milioni di unità.
Il grafico
$HYPE di Hyperliquid scambia dunque su multipli dei suoi ricavi annuali molto più bassi rispetto alle società fintech e crypto che sono quotate. Il grafico, che riportiamo dalla stessa nota pubblicata da Grayscale, indica una sola azienda più “economica” per gli investitori rispetto a Hyperliquid.

È PayPal, che sta affrontando in termini di prezzi delle azioni una crisi piuttosto importante. Il resto della comparazione è con FIGR, BLSH, IBKR, HOOD, COIN, CRCL e dunque con società che fanno da broker, da intermediazione crypto e nell’ultimo caso anche da emittente di stablecoin.
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