I mercati viaggiano a due velocità, con le crypto che erano salite con prudenza e ora, tolto il freno, hanno virato al ribasso invece di accelerare al rialzo. Bitcoin ed Ethereum arretrano, mentre l’azionario americano ha mostrato nervosismo ma ha retto, chiudendo poco mosso e a macchia di leopardo nella seduta di lunedì. Sullo sfondo pesa il ritorno del petrolio in salita, che riaccende i timori sull’inflazione.
Calo crypto mentre Wall Street tiene ma il petrolio riparte
Nel pomeriggio di ieri c’è stato un cedimento generale del mercato crypto. Un’accelerazione ribassista che ha visto chiudere Ethereum a -1,96% e Bitcoin a -1,43%. Continua anche la debolezza di Ripple, con un -2,99%. Ha tenuto meglio invece Solana, con un calo del -0,37%.

In allegato abbiamo anche la tabella grafica delle principali crypto della Top 10, dove si coglie come la discesa stesse già portando in negativo l’avvio del weekend per molti token. Tra i positivi resta invece Hyperliquid, in fase di recupero nelle ultime decine di giorni dopo il ribasso di luglio. In agosto è il miglior token con un +5,515% mentre segna un -14,73% su base trimestrale, ma da inizio 2026 è la miglior crypto con un +117%.
Ripple sprofonda a nuovi minimi 2026
Il secondo token che sta andando meglio è Tron, che ha tutte le caselle verdi, positivo su base settimanale così come su base mensile e trimestrale. Il più negativo del comparto è invece Ripple, che su base settimanale è già in calo del -1,53% ed è diventato anche il peggior token della Top 20 da inizio 2026, con un -44,94%.
I future di Wall Street reggono
Il contrasto crypto con l’azionario americano è netto. Wall Street ha vissuto la seduta di lunedì con segnali di nervosismo, salvo poi chiudere sostanzialmente invariata. S&P 500 quota 7.788 punti, dopo una chiusura piatta e oggi segna un +0,10%. Il Nasdaq ieri ha registrato un calo del -0,33% e oggi ha aperto la sezione notturna in positivo del +0,36%. Situazione invariata sia ieri sia oggi per il Dow Jones.

Il nervosismo che accomuna azioni e crypto ha una radice comune, ossia la risalita del petrolio, tornato a spingere sui timori legati all’inflazione.
Intel raccoglie 15 miliardi, TSMC corre, bocciata Apple
Sul fronte societario le notizie non mancano. Intel ha annunciato un collocamento azionario da 15 miliardi di dollari per finanziare gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il titolo ha perso circa il -3% in avvio, penalizzato dal timore di diluizione. TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing) ha invece registrato ricavi di luglio in crescita del +45% su base annua, alzando le proprie stime per il 2026. Pesa il giudizio di Jefferies su Apple, tagliato a “underperform” per l’aumento dei costi della memoria.
Hormuz resta il nodo, l’intesa con l’Oman non basta a Teheran

La chiave di tutto resta il petrolio, che su base settimanale guadagna quasi il +5%. Il WTI quota 82,06$, mentre il Brent, riferimento europeo, si porta a 87,66$. La spinta arriva dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, dove le condizioni per riaprire il passaggio si sono irrigidite. Teheran chiede la revoca delle sanzioni e il ritiro delle forze americane dalla regione. L’intesa mediata dall’Oman sarebbe in fase finale, ma il regime lega la riapertura a concessioni di Washington, e i Pasdaran definiscono lo sblocco non imminente.
Domani il CPI di luglio
Il calendario macroeconomico di oggi è leggero, con la sola fiducia delle piccole imprese e le vendite di case esistenti negli Stati Uniti. L’appuntamento che conta arriva domani, quando alle 14:30 ora italiana uscirà il dato sull’inflazione al consumo (CPI) di luglio. Elemento che influenzerà le decisioni della Fed sui tassi.
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