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Fed CPI

48 ore al dato più atteso dai mercati: gli analisti ci credono poco, per Fed sarà un problema

Arriva il CPI, il secondo indice dei prezzi più importante, in una fase molto complicata per Federal Reserve.
Fed CPI

Mercoledì 12 agosto saranno pubblicati i dati relativi al CPI / inflazione degli Stati Uniti d’America. I dati riporteranno l’andamento dei prezzi relativo al mese di luglio e ci si aspetta, grosso modo, un andamento in linea con quello del mese precedente. La media delle previsioni degli analisti è fissata, per il dato anno su anno, a +3,4%, ancora a grande distanza dal target del 2%. Mexem ha per te un conto demo gratuito e 50€ di bonus, che puoi ottenere semplicemente versando almeno 500€ sulla piattaforma per i tuoi investimenti. Segui il link per testarla gratuitamente e per poi passare al conto reale quando preferirai.

Il CPI non è l’indice dei prezzi seguito con maggiore attenzione da Federal Reserve, ma il dato che riporterà sarà comunque di enorme importanza per cercare di anticipare le potenziali prossime mosse di Fed riguardanti i tassi di interesse di riferimento negli Stati Uniti d’America.

Le aspettative dei mercati e la situazione attuale

La situazione attuale non è delle più edificanti per quanto riguarda l’inflazione negli Stati Uniti. Ci troviamo da più di 5 anni sopra il target del 2%, senza che ci sia un percorso credibile di riavvicinamento a quella soglia.

I prezzi hanno inoltre ripreso ad accelerare dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, con la questione che presto diventerà anche politica, dato che a novembre si voterà per il rinnovo di parte del Congresso.

L’andamento storico dell’inflazione CPI negli USA

La situazione è fonte di grande preoccupazione per il nuovo presidente di Federal Reserve, Kevin Warsh, ed è anche fonte di una spaccatura all’interno del FOMC, il comitato tutto interno a Fed che decide sui tassi di interesse. L’ultimo FOMC ha visto infatti tre su dodici dei membri votare per un rialzo dei tassi, contro nove voti (prevalenti) a favore invece del mantenimento dello status quo.

La scorsa settimana c’è stata la pubblicazione di dati preoccupanti sul mercato del lavoro, che complicano ulteriormente il percorso di Fed.

Se dovesse arrivare un dato più basso delle attese, ovvero più vicino al 2% rispetto al +3,4% preventivato dagli analisti, si tratterebbe senza dubbio alcuno di un aiuto per una Federal Reserve che eredita una situazione difficile e che – almeno secondo le prime esternazioni di Warsh da presidente – avrebbe come obiettivo primario quello di riportare i prezzi a una crescita più vicina al target.

Per il meeting di settembre in crescita quotazioni “no aumenti dei tassi”

Il prossimo meeting di Federal Reserve si terrà il 16 settembre e le previsioni dei mercati – ricavate da FedWatch Tool, sono cambiate in modo importante. Nel giro di una settimana siamo passati infatti dal 32,8% di “no aumenti, no tagli” al 56,1%, complici appunto i dati sul mercato del lavoro di cui sopra.

FedWatch Tool
Le aspettative dei mercati sui tassi (a sinistra, no aumenti) – Fonte: Fedwatch Tool

Da qui al 16 settembre però mancano ancora tanti dati che verranno pubblicati e possibilmente anche discussioni politiche che potrebbero contribuire a orientare i dodici che decidono.

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