Predicare bene e razzolare male. O forse il contrario. Rashida Tliab, pasionaria dell’ala sinistra del Partito Democratico USA, ha votato contro il Clarity Act, la legge che vorrebbe normare il mondo crypto negli USA. Tuttavia, non disdegna investimenti nel settore. Il suo ultimo report obbligatorio mostra investimenti fino a 15.000$ sia nell’ETF su Ethereum di Grayscale, sia nell’ETF su Bitcoin di iShares (BlackRock).
Non sono acquisti diretti, ma di ETF che replicano comunque l’andamento del sottostante tramite detenzione spot da parte dei gestori. Curioso, lasciatecelo dire, per chi ha sempre espresso una forte opposizione alla corruzione nelle crypto.
Ormai le crypto hanno conquistato anche i loro nemici pubblici
Partiamo dai numeri: l’investimento è relativamente ridotto rispetto al portafoglio complessivo della deputata che include posizioni assai articolate e in diversi comparti. È comunque curioso vedere come nel portafoglio di chi si è opposta sempre al settore e ha messo questa sua opposizione nero su bianco votando contro il Clarity Act certi tipi di aperture.
A finire alla berlina è Rashida Tliab, del gruppo delle pasionarie dell’ala sinistra del Partito Democratico, che più volte si è spesa anche pubblicamente contro il comparto, salvo poi però volerne godere, evidentemente, in termini di ritorni.
La stessa Tliab aveva inoltre sostenuto lo STABLE Act del 2020, una legge non esattamente permissiva di limitazione alle attività delle emittenti di stablecoin, della quale poi non se ne fece più nulla.
Quanto ha investito? Fino a 15.000$ in ciascuno dei titoli che abbiamo citato poco sopra.
Contraddizione? Diversificazione? Non se ne occupa lei?
Non bisogna necessariamente essere innamorati o sostenitori delle criptovalute per investire nel comparto. Le risposte possono essere diverse. Da una necessità di minima diversificazione, passando invece per la possibilità che non sia lei a occuparsi direttamente dei suoi investimenti.
E poi sì, non sarebbe la prima volta, potrebbe trattarsi di un caso classico di contraddizione tra figura pubblica e volontà privata. D’altronde lo abbiamo visto in tanti settori, talvolta più seri, dove politici prendevano posizioni pubbliche in aperto contrasto poi con i loro comportamenti privati.
La questione è stata però oggetto di sberleffo su testate di chiara fede repubblicana, come New York Post. Con il Clarity Act che si voterà a settembre (anche se in Senato), certe questioni potrebbero avere un loro peso. Non saranno decisive, per carità, ma si continuerà a parlarne.
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