Bitcoin sopra 80.000 dollari, Nasdaq in calo: Nvidia e Iran agitano i mercati
Bitcoin supera 80.000 USD mentre Wall Street arretra sui semiconduttori: Nvidia, Jackson Hole, Iran e petrolio dominano la settimana dei mercati.
08:31 • Aggiornato 25/08/2026
Scritto da Alex Lavarello
Senior Technical Analyst & Trader
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Giornalista finanziario
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Revisionato da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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La settimana si apre con le crypto in maggioranza positive, mentre l’azionario mostra un tono decisamente più nervoso. Bitcoin avanza sopra 80.000 USDT, con Ethereum a 2.500 USDT. A Wall Street, invece, la seduta di ieri ha registrato ribassi, appesantita dalla debolezza dei semiconduttori. Debolezza anche in Europa, ma con andamento in ordine sparso, tra segnali incerti e contrastati, senza una direzione chiara.
Bitcoin oltre gli 80.000, Wall Street affonda sui semiconduttori

I primi due giorni della settimana per il mercato crypto, dopo il rallentamento del weekend, si stanno mostrando sostanzialmente positivi per la maggior parte dei token, anche se i movimenti procedono a macchia di leopardo. Come si può vedere dalla tabella delle performance allegata, non mancano infatti i ribassi, in particolare per Dogecoin e Hyperliquid tra le prime 10 per market cap.
Bitcoin si è mostrato più forte di Ethereum con un rialzo weekly rispettivamente del +3,20% e del +1,20%. BTC oggi quota 80.500 USDT e ieri ha rotto il massimo relativo toccato venerdì. Questo rialzo porta BTC sopra la resistenza dei 78.000 USDT, con obiettivo principale sulla resistenza degli 84.000 USDT, primo livello di lungo periodo.

Più cauto il movimento di Ethereum che, seppur in rialzo, attualmente quota 2.498 USDT ma resta ancora sotto il massimo relativo toccato venerdì. Il primo obiettivo grosso per ETH è più distante e resta in area 2.850 USDT.
Nasdaq maglia nera a -0,96%, l’Europa va in ordine sparso
Sui mercati americani, la seduta di ieri ha visto il Nasdaq cedere un -0,96%, la performance peggiore tra i principali indici. Ribasso contenuto a -0,30% per l’S&P 500 mentre il Dow Jones ha registrato un +0,23%. Nonostante il calo, gli indici americani restano in verde in agosto. In Europa il quadro è frammentato, il DAX ha chiuso in leggero calo, mentre l’Euro Stoxx 50 si è mosso in positivo. Il nostro FTSE MIB ha chiuso invariato.
Riflettori su Nvidia e sul debutto di Warsh a Jackson Hole
A pesare sulla seduta americana è stato soprattutto il comparto dei semiconduttori, finito sotto pressione alla vigilia dei conti di Nvidia. Le vendite sui chip hanno trascinato al ribasso il Nasdaq, in una giornata già nervosa di suo. A pesare anche le nuove sanzioni all’Iran e il fallimento del negoziato commerciale tra Stati Uniti e Canada.
Sul fronte macroeconomico l’attenzione è tutta rivolta ai conti di Nvidia, in arrivo domani e decisivi per l’intero settore tecnologico. Nella stessa settimana sono attese anche le trimestrali di Marvell e Salesforce. In agenda ci sono inoltre dati macro di primo piano, a partire dall’indice PCE, il preferito dalla Fed per misurare l’inflazione. Attesa anche la seconda stima del PIL americano del secondo trimestre, utile a fotografare lo stato dell’economia. Il mercato cerca segnali sul sentiero dei tassi, con la banca centrale ancora divisa sul da farsi. A chiudere il quadro c’è il simposio di Jackson Hole, dove venerdì il presidente della Fed, Kevin Warsh, terrà il suo primo intervento da chairman.
Bessent stringe la morsa sull’Iran, il petrolio si stabilizza
Le materie prime restano dominate dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. Ieri il segretario al Tesoro Scott Bessent ha varato il piano di sanzioni contro l’Iran, battezzato “Operation Economic Outcast“. L’obiettivo dichiarato è recidere l’export di greggio iraniano, isolando finanziariamente Teheran dal resto del mondo. Bessent ha però scelto un approccio graduale, concedendo ai partner commerciali il tempo di adeguarsi prima delle sanzioni. Da Teheran è arrivata la minaccia di una ritorsione “in modo sismico”, con possibili attacchi alle petroliere nel Golfo.

Il petrolio reagisce con relativa calma, con il WTI che quota 85,44$ e il Brent a 90,81$. Su base weekly, i due contratti restano in territorio negativo. Sul mese, invece, il greggio resta nettamente positivo, a conferma della tensione strutturale sull’offerta energetica.
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