Spostati centinaia di milioni in Bitcoin verso l'Iran. L'accusa di OFAC che apre a nuove sanzioni per il "banchiere" del regime
Le "banche crypto" dell'Iran finiscono di nuovo in lista sanzioni OFAC. Bessent: "Non siete fuori dal nostro raggio di azione".
Aggiornato 19/09/2026
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Parte dei “pedaggi” da Hormuz sarebbero stati riscossi, almeno secondo le accuse delle autorità USA, tramite Bitcoin e Tether USDT. Trattandosi di denaro che finisce a entità sotto sanzioni, finiscono sotto sanzioni anche gli operatori commerciali che lo hanno permesso. OFAC ha inserito BitBank e gli sviluppatori dell’exchange nella lista di soggetti sanzionati, in quello che è l’ennesimo capitolo di una guerra che si sta conducendo anche su blockchain.
La questione è quella che riguardava Safe Hormuz, non meglio precisata entità che ha iniziato a offrire assicurazioni per il transito dallo Stretto di Hormuz, e che avendo un accesso relativamente complicato al mondo bancario, avrebbe offerto anche canali su blockchain, in particolare via Bitcoin, Lightning e con pagamenti accettati anche in USDT di Tether.
La certezza è quella di voler colpire Babak Zanjani
A essere colpito è di nuovo Babak Zanjani – l’uomo al centro di un’imponente rete di società e di exchange che permettono ancora oggi all’Iran di accedere a pagamenti transnazionali. Ci sarebbe lui, almeno secondo quanto riportato da OFAC, dietro le operazioni di BitBank.
Sempre secondo le accuse delle autorità americane, nei mesi di giugno e luglio, Zanjani avrebbe spostato centinaia di milioni di dollari in BTC81.267 $▲ +4,26% da e per le Guardie Rivoluzionarie dell’Iran.
Sempre secondo le accuse di OFAC, BitBank avrebbe fatto da banca crypto a Hormuz Safe, entità che avrebbe venduto ai natanti transito da Hormuz facendosi pagare (anche) in Bitcoin.
Da qui le sanzioni per l’entità e per diversi sviluppatori del servizio, nonché per tre persone che sono state identificate come collaboratrici di Zanjani.
L’inserimento di oggi nella lista di sanzioni di entità infrastrutturali dell’Iran rende perfettamente chiaro che gli sforzi per finanziare il regime iraniano utilizzando le criptovalute non sono al di fuori del raggio d’azione di OFAC. Se supporti il regime iraniano, il Dipartimento del Tesoro ti sanzionerà.
Questo è quanto è attribuito a Scott Bessent, Segretario del Tesoro USA, nel comunicato stampa con il quale OFAC annuncia l’inserimento dei soggetti di cui sopra nella lista di entità sanzionate.
Non è la prima volta, e non succede soltanto negli USA
In realtà il grosso delle entità iraniane che si occupano di criptovalute sono già aggiunte alla lista di entità sanzionate sia negli USA, sia in Europa e nel Regno Unito. Per quanto – se utilizzate alle loro potenzialità – le criptovalute possano offrire scambi incensurabili, gli exchange che convertono da crypto a denaro classico e viceversa rimangono dei bersagli molto semplici da colpire per le autorità internazionali.
In aggiunta, le emittenti di stablecoin possono congelare i token a distanza, dietro un semplice ordine delle autorità competenti o che rivendicano di esserlo.
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