Regole per l'AI: chi le scriverà fa più paura delle macchine intelligenti. Follia elettorale sul tema più importante del secolo
Ci sarà un'ulteriore escalation del terrore a tema AI. Si vota, e per vincere un seggio vale letteralmente tutto.
10:07 • Pubblicato 24/09/2026
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Cosa c’è di peggio di macchine che potrebbero ucciderci tutti? La smania di controllo di suddette macchine da parte della politica. Quello che segue sarà un editoriale duro, per tanti da svitati, ma che almeno ad avviso di chi vi scrive dovrebbe riportare la questione dell’AI sul pianeta terra. Il contesto è il seguente: tra poco si vota negli USA e come in ogni campagna elettorale, ne sentiremo di cotte e di crude. Non sarebbe un problema se si trattasse di fontane e verde pubblico. Dato che però si parla della più importante tecnologia da 30 anni a questa parte, è un problema.
Primo punto: in un’epoca dominata dallo scontro politico sui social, anche l’AI è diventata polarizzante. Per la destra repubblicana è cruciale per il prossimo secolo americano. Per la sinistra democratica è un rischio per gli esseri umani, è l’ennesimo giocattolo pericoloso degli oligarchi tech e poi ci sono pure i data center che fanno rumore e consumano acqua.
Una discussione demenziale
Parole forti, ma necessarie. Se dovessimo prendere per buone le preoccupazioni di una certa politica (fine dell’umanità, distruzione dell’ecologia del pianeta, liquefazione di posti di lavoro), allora sarebbe ragionevole aspettarsi una discussione dai toni più civili, ragionati, intelligenti. Non è così e purtroppo non lo sarà. La prima settimana di novembre gli americani saranno chiamati alle urne, con tutto quello che ne consegue.
Rispondiamoci alla prima domanda: perché le preoccupazioni per l’AI stanno subendo un’escalation? È successo qualcosa di particolarmente grave? No. Gli incidenti, anche terrificanti, si ripetono ormai da tempo. Fino all’arrivo della campagna elettorale non interessavano quasi a nessuno. Ora, con le urne che sono all’orizzonte, l’AI, i suoi disastri, i suoi consumi, i suoi data center sono tutti diventati una questione centrale.
Non è un motivo però per ignorare quanto sta avvenendo. Al contrario: la politica ha effetti potenzialmente catastrofici sul mondo. O comunque di enorme impatto.
Gli Stati Uniti non si fermeranno
Anche se dovesse arrivare dalle urne indicazione per una solida maggioranza democratica tanto al Senato quanto nella House, la spinta allo sviluppo di queste tecnologie non diminuirà. Sono troppo importanti ed è troppo importante, almeno dall’angolo americano, che gli USA arrivino prima e più in alto degli altri.
Se c’è una preoccupazione condivisibile è che chi dominerà l’AI avrà un vantaggio competitivo enorme sul resto del mondo.
D’altronde sono dello stesso avviso le massime autorità europee. Christine Lagarde ha ricordato alla politica europea che non si può fare affidamento sull’importazione di queste tecnologie, come è avvenuto invece per il software e per i servizi online.
Gli Stati Uniti possono, nel caso in cui dovessero continuare a dominare, decidere in futuro chi avrà accesso ai modelli più sviluppati e chi no.
La preoccupazione per i modelli fuori controllo è eccessiva
Sul tema è recentemente intervenuto Jensen Huang di Nvidia, che – per carità – ha degli interessi economici enormi nella cosa. Huang ha fatto notare che il software scappa da anni dalle prigioni in cui lo costringiamo. Ed è il motivo per cui utilizziamo macchine virtuali anche per software che non è per niente intelligente.
Ha sminuito l’incidente Hugging Face, dicendo che certi modelli – se non hanno salvaguardie sufficienti – non devono essere resi pubblici. E se non arrivassero mai certe salvaguardie? Huang vuole le maniere dure: “Chiudere i lab”.
Ora, per chi vuole continuare a farsi prendere dalla psicosi dell’AI, sarà l’ennesimo messaggio preoccupato sui destini del mondo. Va però letto in altro modo: Huang sta dicendo che se i lab non sono in grado di controllare quello che fanno, allora vanno chiusi, nel senso che dovrebbero darsi una svegliata e procedere con cautela.
Nessuna discussione possibile
Il cammino di avvicinamento alle elezioni americane sarà un crescendo di preoccupazioni, di attacchi ai data center, di picchetti politici che raccolgono persone che non toccano un computer da 10 anni.
Nessuno qui sta sostenendo la causa delle macchine, né consigliando di affidare loro le chiavi delle nostre vite. Tuttavia, dato che la posta in gioco è alta, forse la discussione dovrebbe un po’ sollevarsi da ciò che è strumentale a vincere un seggio.
Sulla paura degli americani e sulla loro resistenza ai nuovi data center si giocheranno diversi posti in Senato. Siamo certi che politici senza scrupoli cavalcheranno la tendenza. Se vogliamo però informarci, decidere, capire e orientare anche da elettori e comunque da membri dell’opinione pubblica, sarà il caso di scontare ogni messaggio tenendo conto di questa situazione.
Controllato da chi? Dalla più feroce macchina di sempre?
Viviamo in tempi assai bizzarri. Le democrazie liberali autentiche sono nate tutte dallo stesso assunto: i poteri dello Stato sono incommensurabili, e pertanto la sua azione va limitata, controllata, recintata.
Abbiamo dimenticato questa lezione, abbiamo dimenticato questo pezzo di storia, abbiamo dimenticato che le più grandi tragedie della storia dell’umanità sono sempre arrivate dal potere statale organizzato.
Se è vero che certe tecnologie andrebbero regolamentate (con il nucleare si è fatto lo stesso), è altrettanto vero che la preoccupazione principale di popoli che vogliono definirsi liberi deve essere anche quella di chi controllerà chi controlla l’AI. Ok ai limiti per i privati, ok al procedere in punta di piedi. Ma cosa faranno le democrazie con un potere così enorme tra le mani? E quanto possiamo, da cittadini, dormire sonni tranquilli?
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