Quantum e AI terrorizzano gli holder di Bitcoin: boom di prelievi dai wallet inattivi, ma una ricerca frena gli allarmismi
Tutti parlano di quantum e AI come due minacce che starebbero spingendo i vecchi detentori di Bitcoin a mettere in sicurezza le proprie monete. Ma i dati, in realtà, dicono altro.
15:17 • Pubblicato 17/10/2026
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Nel mese di ottobre i dati on-chain mostrano un incremento del tasso di risveglio dei wallet Bitcoin più storici, con diversi grossi investitori che sarebbero tornati attivi dopo anni di letargo. La community identifica questo fenomeno come il risultato dei crescenti timori legati al quantum computing e all’evoluzione dei modelli AI, ma una società di ricerca ha ridimensionato questa interpretazione, suggerendo come si tratti di un fenomeno isolato.
Il punto da cui partire è questo: nelle ultime settimane si stanno diffondendo sempre più voci che evidenziano come i computer quantistici e l’intelligenza artificiale potranno a breve compromettere la sicurezza di Bitcoin. Nel caso del quantum, gli indirizzi con chiave pubblica esposta (che hanno inviato tx sul network) risultano tecnicamente vulnerabili ai futuri sistemi capaci di rompere l’algoritmo di Shor, i quali potrebbero essere in grado di ricavarne la chiave privata.
L’AI intensifica il dibattito sulla sicurezza, con gli esperti del mondo Ethereum che suggeriscono che modelli sufficientemente avanzati potrebbero contribuire a scovare bug ed errori di codice. Come risposta, i veterani stanno decidendo di riattivare i vecchi wallet e mettere al sicuro le proprie monete, o almeno, questa è la teoria che circola in questo momento.
Tornano attivi i wallet Bitcoin dormienti: anomalia nel mese di ottobre
Il grafico della Liveliness aiuta a inquadrare bene il fenomeno. L’indicatore, offerto da Glassnode, misura quanto a lungo i BTC81.406 $▼ -0,66% sono rimasti fermi all’interno della blockchain di Bitcoin prima di essere spesi. Matematicamente, si definisce come il rapporto tra la somma dei Coin Days Destroyed (spese) e la somma di tutti i Coin Days (accumulazioni) creati nel corso della storia.
In parole semplici, il grafico cresce quando un numero elevato di $BTC rimasti fermi a lungo viene di nuovo movimentato on-chain, mentre tende a diminuire quando le monete accumulano anzianità senza essere spese. Nel complesso la metrica ci permette di osservare se, nel tempo, prevale una tendenza all’hodling oppure una distribuzione dei fondi più storici.
Ebbene, a ottobre, la Liveliness ha registrato una forte accelerazione, con un movimento iniziato il 21 settembre, suggerendo quindi come tanti $BTC di lunga data siano tornati a muoversi.

Per fare un esempio, pochi giorni fa vi abbiamo parlato di una balena che ha spostato 377 milioni in Bitcoin: monete che erano state acquistate nel 2017, cioè 9 anni fa. Sono però molti anche i casi di grandi operatori che si sono risvegliati dopo attese ancor più lunghe, con orizzonti che partono addirittura dal 2011.
La ricerca che smonta le teorie sui timori del quantum e dell’AI
Kairos Research, nota firma di ricerca e investimento del mondo crypto, ha cercato di fare chiarezza in merito alla situazione. Gli analisti del gruppo hanno inizialmente raggruppato i dati relativi ai wallet Bitcoin rimasti inattivi per almeno 7 anni, confrontando il numero di riattivazioni registrato dal 2023 ad oggi.
I risultati sembrano, a prima vista, confermare la tesi di un progressivo aumento dell’attività dei vecchi holder: nel 2023 in media si sono osservati 10 wallet riattivati al giorno, saliti a 23 nel 2024 e a 40 nel 2025. Nel 2026 il dato ha raggiunto quota 45 wallet giornalieri, mentre nel solo anno precedente sarebbero stati movimentati circa 300.000 $BTC, per un controvalore che si aggira intorno ai 31 miliardi di dollari.
Ad ogni modo, la stessa Kairos Research suggerisce che questa rappresenta una dinamica naturale del mercato di Bitcoin, man mano che passa il tempo. Infatti, ogni anno nuovi wallet Bitcoin superano la soglia dei 7 anni di inattività e dunque il campione di osservazione diventa gradualmente sempre più grande.
Va anche precisato che non sempre i trasferimenti dei wallet che si risvegliano debbano essere interpretati automaticamente come vendite. Il solo spostamento on-chain non ci dice infatti se i $BTC siano stati effettivamente convertiti o solo spostati su nuovi indirizzi. Questa è una variabile aggiuntiva che va considerata nel caso studio.
Le narrative sul quantum e sull’AI non sembrano avere effetti sugli holder di Bitcoin
Kairos Research è andata oltre questa prima lettura e ha confrontato i movimenti dei wallet Bitcoin dormienti con sei notizie ed eventi rilevanti legati al tema quantum computing e intelligenza artificiale, pubblicati o verificatisi a partire dal 2024. L’obiettivo è verificare se le discussioni in chiave sicurezza e le narrative allarmiste abbiano effettivamente spinto i vecchi detentori a spostare i propri $BTC.
Tra gli eventi in esame troviamo gli sviluppi della ricerca quantistica di Google, che a marzo 2026 aveva parlato di una crisi quantum aumentata di 20 volte, le pubblicazioni sulla sicurezza ECDSA (sempre da parte di Google) e il messaggio lanciato pochi giorni fa da Justin Drake, ricercatore di Ethereum, che ha consigliato agli utenti di avviarsi verso una modalità “bunker”.
I risultati emersi non hanno però confermato l’ipotesi iniziale. L’analisi statistica non ha rivelato una correlazione significativa tra le notizie selezionate e il concreto risveglio dei wallet dormienti. Nel dettaglio, lo studio ha restituito un valore p (probabilità di ottenere un risultato uguale o più estremo di quello osservato) pari a 0,23, ampiamente superiore alla soglia di 0,05 comunemente utilizzata negli studi scientifici per individuare una relazione statistica rilevante.
In altre parole, non emerge una prova statistica sufficiente per sostenere che le narrative pessimistiche legate al quantum e all’AI abbiano provocato un aumento sistematico dei prelievi da parte dei veterani di Bitcoin.
E l’anomalia di ottobre come si spiega?
Per quanto concerne invece l’anomalia del dato di ottobre, in cui abbiamo visto un forte aumento della Liveliness tra i wallet Bitcoin, la società ha fornito una spiegazione molto interessante. In media, secondo i dati analizzati da Kairos Research dal 2023 ad oggi, circa il 19% dei wallet dormienti tornati attivi aveva chiavi pubbliche esposte, dunque potenzialmente vulnerabili agli attacchi quantum di un sistema sufficientemente potente.
A ottobre la stessa percentuale è salita al 43%, alimentando l’ipotesi secondo cui nelle ultime settimane tanti holder si siano mossi per questioni legate alla sicurezza contro i computer quantistici.
Ad ogni modo, questa percentuale così alta sembra essere frutto di un’unica vasta operazione di consolidamento tra un cluster di numerosi wallet riconducibili allo stesso detentore. In particolare, degli 87 wallet con chiavi pubbliche esposte che si sono attivati a ottobre, 76 facevano parte dello stesso gruppo, con Arkham Intelligence che attribuisce la paternità di quegli indirizzi a un exchange giapponese.
Questo spiegherebbe l’aumento improvviso della Liveliness a ottobre e l’incremento del numero di wallet dormienti, ridimensionando allo stesso tempo l’idea secondo cui il fenomeno sia da leggere come una reazione diffusa degli investitori ai rischi legati al quantum computing e all’AI.
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