Scontri in Francia: a rischio 266 miliardi di euro dal turismo. Assist al candidato che promette (troppa?) austerità?
A breve la parola ai mercati, che però in genere sono disinteressati a questi eventi. Sarà così anche questa volta?
20:37 • Pubblicato 18/10/2026
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A poche ore dalla riapertura dei mercati è lecito chiedersi quale sarà la risposta a quanto ha occupato giornali, TV e discussioni sui social. Parliamo degli scontri in Francia, dell’enorme quantità di danni, dell’apparente difficoltà del governo a contrastare quanto sta accadendo. Storicamente i mercati non prendono troppo in considerazione questi fatti. Questa volta però qualche scossone potrebbe esserci.
Tendenzialmente i mercati ritengono questi eventi passeggeri, incapaci di impattare significativamente sull’economia e sulla politica e aspettano, in modo relativamente calmo, il ritorno alla normalità. Questa volta però sia la dimensione degli scontri sia i danni non sono da settimana calda. E, di più, avranno probabilmente un impatto sulle prossime presidenziali e su un Paese che sta già affrontando un’enorme crisi legata al debito pubblico.
Gli scontri sono ininfluenti
I mercati hanno storicamente ignorato eventi di questo tipo, anche quando su scala più vasta. Tendenzialmente, finché non c’è una giunta militare che legge messaggi in televisione o eventi di questa portata, per i mercati è ordinaria amministrazione. Lo è anche in contesti politici meno stabili, figurarsi in Francia.
Perché allora qualcuno inizia a parlarne? Perché in realtà gli scontri di Parigi e di tante altre città francesi non arrivano in un buon momento per la Francia:
- Lo spread è su livelli molto elevati;
- Il governo deve far passare una finanziaria lacrime e sangue;
- Lo stesso governo è apparso come poco in controllo della situazione;
- L’anno prossimo si vota per le presidenziali.
Difficile valutare gli effetti di lungo periodo. Su quelli di breve e medio…
Dipenderà in larga parte da quanto velocemente rientreranno gli scontri e quanta eco avranno a livello politico. Per quanto tempo se ne parlerà ancora? Potranno favorire Le Pen – come scrivono tutti sui social (ad avviso di chi vi scrive rendendo la questione troppo semplice).
Avete visto ieri le nostre città, le nostre strade, i nostri paesi malmenati, maltrattati, saccheggiati. Viviamo una crisi profonda di fiducia, di autorità, che è una minaccia alla democrazia. Questo dovremmo allarmarci: il nostro Paese è in una morsa, in ostaggio tra violenza e assenza di potere.
Per ora il tema è diventato – e non potrebbe essere altrimenti – il centro del dibattito politico, con la candidata della destra Marine Le Pen che lo sta cavalcando – con una certa aplomb istituzionale – per accreditarsi come candidato verso il quale far convogliare i voti di chi è preoccupato.
I mercati faranno eventualmente i conti con un programma politico-economico di Le Pen che, almeno in termini di debito, si basa su due punti:
- Un programma di riduzione del debito molto (troppo?) ambizioso;
- Un aiuto che dovrebbe arrivare da BCE.
C’è chi si preoccupa per il turismo
Sul breve periodo potrebbero esserci effetti sul turismo. È difficile che persone di buon senso si avventurino nelle maggiori città francesi se la questione non dovesse tornare sotto controllo rapidamente.
Il turismo vale circa il 3,8% del PIL francese ed è dunque significativo. Tuttavia, anche in questo caso, se le cose dovessero prolungarsi sufficientemente a lungo, così a lungo da avere effetti sul turismo e sul gettito che genera, allora forse i problemi di cui dovremo parlare saranno altri. Potrai intanto seguire le evoluzioni del debito pubblico francese e dei suoi rendimenti qui, sul nostro tool sui bond sovrani.
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