Pioggia di milioni su Ethereum: sul piatto 390 milioni da un miliardario. Staking record, ma ora c'è un problema
Cresce lo staking di Ethereum grazie al sostegno di un investitore istituzionale, ma spuntano anche alcuni problemi.
15:40 • Pubblicato 21/10/2026
Gli articoli di Criptovaluta.it® sono scritti e verificati da giornalisti e analisti specializzati, sotto la direzione di Alessio Ippolito — giornalista iscritto all’ODG* del Lazio, imprenditore digitale dal 2008 e Popular Investor Champion su eToro. Ogni articolo segue il nostro processo editoriale verificato.
Lo staking di Ethereum è ai massimi storici con oltre il 36% della supply circolante della moneta bloccata all’interno del meccanismo PoS della rete. Questo traguardo è arrivato in seguito all’ultima operazione di un investitore istituzionale miliardario, il quale ormai da diversi mesi sta puntando ad accumulare a ritmo serrato la seconda criptovaluta per capitalizzazione di mercato.
I più attenti avranno già capito di chi stiamo parlando: è ancora una volta Tom Lee a prendersi le prime pagine delle news del mondo crypto a tema Ethereum. Dopo aver comunicato, a inizio settimana, l’ennesimo acquisto strategico tramite il suo veicolo di investimento Bitmine – società che si occupa di acquistare ETH e metterlo a rendita – oggi ha depositato altri 390 milioni all’interno del contratto di staking.
Lo staking di Ethereum cresce grazie a Bitmine e Tom Lee
Tom Lee detiene attualmente 6.000.000 token Ethereum ma continua a comprare: lunedì il nostro caporedattore Gianluca Grossi vi ha parlato dell’ultima operazione di Bitmine, che si è accaparrata altri 12.535 ETH, secondo quanto riportato dalle comunicazioni ufficiali del gruppo.
L’ormai famosissima DAT si è avvicinata così ulteriormente all’obiettivo prefissato di possedere il 5% dell’intera offerta della criptovaluta, target che, una volta raggiunto, porterà a uno stop temporaneo degli acquisti. Quella quota di supply dovrebbe infatti garantire a Tom Lee e a tutto il suo team una sostanziosa ricompensa derivante dalle reward dello staking, con ricavi pari a 45,7 milioni di dollari nel solo secondo trimestre (ultimo form 10-Q depositato a SEC).
In un comunicato di fine agosto la stessa società aveva stimato ricompense annuali pari a circa 396 milioni di dollari, ipotizzando che tutte le monete detenute fossero impiegate nello staking attraverso il validatore MAVAN, sulla base di un rendimento annualizzato del 2,67% (ora più basso).
Ebbene oggi, secondo quanto emerso da alcuni movimenti on-chain, Bitmine avrebbe depositato sul protocollo altri 159.728 token, per un controvalore di circa 390 milioni di dollari ai prezzi correnti. Fino ad oggi la società ha impegnato 12,78 miliardi di dollari in staking, pari all’86,5% delle proprie holding.
La supply di Ethereum in staking è ai massimi storici
E intanto, proprio grazie all’impegno dell’azienda che persegue nella sua strategia di accumulazione e messa a rendita, la supply di ETH2.463 $▲ +3,12% bloccata in staking ha raggiunto un nuovo record storico.
I dati di Validator Queue non lasciano aperte grandi interpretazioni: la quota di monete depositata nel contratto PoS è in continua crescita, con un valore complessivo che ha appena superato i 44 milioni di $ETH, pari al 36% della supply di Ethereum. Solo 90 giorni fa questa cifra era di poco superiore al 33%, mentre a inizio anno ci trovavamo al 29,6%.

Gran parte del merito di questo salto è da attribuire proprio a Bitmine e Tom Lee, che si erigono a principali sostenitori dell’ecosistema.
Ricordiamo che una quota crescente di $ETH in staking rappresenta tecnicamente un fattore positivo per la price action della moneta: più monete bloccate significano infatti meno pressione di vendita esercitabile nel breve periodo, nonostante da inizio anno i mercati non sembrino aver preso troppo in considerazione questo fenomeno, quantomeno nella prima metà del 2026.
Attenzione agli effetti collaterali
Purtroppo, l’entusiasmo di Tom Lee non si sposa con altrettanto positivismo da parte del resto della comunità Ethereum. Come possiamo notare, infatti, il numero di validatori attivi sta scendendo in maniera evidente da luglio 2025, con quasi 300.000 operatori in meno che contribuiscono alla sicurezza della rete e alla validazione delle transazioni.
Questo non è un ottimo dato, visto che se il trend dovesse estendersi ancora a lungo, Ethereum diventerebbe formalmente più centralizzata, con pochi utenti che controllano gran parte dello staking. C’è da dire in verità che, al netto di questo calo, il network resta ancora l’ambiente più distribuito in termini di validatori attivi, ma comunque la traiettoria andrà monitorata nei prossimi mesi.

C’è anche un secondo problema da analizzare, ovvero il fatto che, con una quota crescente di staking, l’APR previsto per tutti i partecipanti continuerà a scendere nel tempo. A inizio 2026 il rendimento previsto per gli $ETH bloccati all’interno del contratto era pari al 2,7%, mentre oggi la stessa percentuale è scesa sotto al 2,5% – valore addirittura più basso del rendimento offerto dalle banche italiane.
Il calo non è preoccupante in termini assoluti, ma è allo stesso tempo indicativo di una tendenza non proprio ottimale per gli investitori: infatti circa il 12% delle reward da staking va alla singola società Bitmine, mentre il resto deve essere diviso tra centinaia di migliaia di operatori.
Nulla di irregolare secondo le regole del protocollo, ma forse non dovremmo essere esattamente così allegri del fatto che un singolo investitore miliardario sia arrivato a controllare una fetta così importante dell’attività economica della rete, sancendo di fatto un calo dei rendimenti per tutti.
DeFi & On-Chain Specialist
Expertise
- Analisi e recensione di protocolli decentralizzati
- Analisi dati on-chain e strategie yield DeFi
- Options flow e derivati