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Dividendi Banche vs Staking

Il rendimento delle banche italiane batte lo staking crypto: i numeri del 2026

Dividendi bancari più redditizi dello staking crypto nel 2026. Confronto tra rendimenti, inflazione dei token e rischio degli investimenti.
Dividendi Banche vs Staking

Mentre le crypto arrancano e il settore tech gira al ribasso in questa settimana, sui mercati resta salda la forza del settore finanziario e delle banche USA. Gli istituti di credito hanno sostenuto l’S&P 500 in questo luglio con un ribasso contenuto del -0,69% a fronte del crollo del Nasdaq a -6,20%. La sorpresa, però, potrebbe arrivare dalle banche italiane, attese la prossima settimana ai loro conti semestrali.

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Il dividendo delle banche supera lo staking

La forza delle banche italiane non si vede solo nei rialzi di Borsa, ma anche nei dividendi. Quando hanno annunciato le cedole sull’esercizio 2025, i loro rendimenti risultavano assai elevati. Monte dei Paschi rendeva circa il 10%, Banco BPM circa l’8% e Intesa Sanpaolo circa il 7,5%. Sono cifre calcolate sui prezzi azionari di quel momento, all’annuncio delle cedole.

BancaDividendo 2025 (€/azione)Rendimento circa
Monte dei Paschi 0,86~10%
Banco BPM 1,00~8%
Intesa Sanpaolo0,376~7,5%
BPER 0,66~5%
UniCredit 3,149~4,6%

Se facciamo un confronto con lo staking delle principali crypto proof-of-stake (POS), invece, scopriamo che si ferma più in basso. Ethereum paga il 3-4% annuo, Cardano tra il 2% e il 3%, Solana tra il 6% e il 7%. Le tre banche italiane battono sul nominale lo staking dei protocolli più diffusi.

Il rendimento reale penalizza lo staking

Se si considera anche l’inflazione del token, dato che lo staking paga in nuove monete emesse, il divario si allarga ancora. Ethereum offre un rendimento reale del 2-3%, mentre Solana scende tra lo 0% e il 3%, perché la sua inflazione è del 5-6%.

Anche i protocolli con la percentuale di reward più alta alla fine rendono meno di quanto sembri. Cosmos segna circa il 13-17% lordo, ma il netto dell’emissione scende in una forbice tra il 2% e l’8%.

Il dividendo azionario, invece, è denaro che non viene diluito da nuova emissione. La tendenza nel mondo crypto è ridurre l’inflazione dei token. Un caso emblematico è Polkadot che ha ridotto il rendimento da marzo 2026. Il taglio dell’emissione del 53,6% ha portato l’inflazione dal 10% al 3,11%, con un rendimento nominale sceso a circa il 3%. Il suo rendimento reale, però, è migliorato grazie alla minore inflazione del token.

Il rally 2026 delle banche e dei dividendi

Andamento banche italiane nel 2026
Andamento banche italiane nel 2026

Nel 2026 i titoli bancari sono saliti molto, e il rialzo del prezzo ha ridotto il rapporto con il rendimento da dividendo. Nella tabella allegata si possono leggere le performance, dove spicca Monte dei Paschi a +21,51%, Banco BPM +17,82% e BPER a +17,14%. Segue UniCredit a +13,52% e Intesa a +6,67%, contro il +15,32% del FTSE MIB. Sommando la cedola già incassata, il ritorno complessivo supera il 25% in diversi casi.

Le performance contenute di UniCredit e Intesa sono appesantite dal risiko bancario, che vede la prima occupata nella scalata alla tedesca Commerzbank, mentre la seconda nell’acquisto di Monte dei Paschi.

Due rendimenti, due rischi diversi

Il rischio è differente tra i due. Il dividendo arriva in euro, ma resta esposto all’oscillazione del prezzo dell’azione. Lo staking, invece, matura in token, usualmente più volatile di un titolo bancario. In Italia, poi, sia le cedole sia i proventi da staking subiscono la tassazione al 26%.

Nel 2026 le banche italiane stanno rendendo più dello staking dei token proof-of-stake. La prima verifica arriva la prossima settimana con la semestrale di UniCredit, il 22 luglio. Saranno i suoi conti a dire se la redditività dietro le cedole regge.

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