L'hack di Binance si poteva evitare? Contratto e indirizzo degli hacker rivelato ore prima
L'industria della sicurezza crypto ha in realtà già importanti strumenti per difendersi.
21:17 • Pubblicato 01/11/2026
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ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: Il caso dell’hack di Binance terrà banco ancora a lungo. Rimarrà, probabilmente per anni, l’attacco che ha fruttato il bottino più alto di sempre agli attaccanti. E c’è chi, ragionevolmente, si chiede se si sarebbe potuto fare qualcosa prima. Il mondo crypto – tra operatori centralizzati e decentralizzati – è davvero in balia di hacker sofisticati, sponsorizzati o meno da potenze ostili?
La verità è che qualcosa si può fare. Anzi, si sta già facendo. Ne abbiamo parlato con Paolo Diomede di Hypernative – società che si occupa di sicurezza proattiva e che ha già più di 350 clienti nel mondo crypto. Il conto ufficiale parla di 100 miliardi di dollari di asset già protetti, di individuazione degli hack in tempo utile per il 99,8% dei casi, del supporto di 75 chain e di fondi salvati per 3 miliardi di dollari. Sono numeri importanti, ma non è forse quello che interessa di più.
Il contratto malevolo? Il deploy si può segnalare quasi in tempo reale
Almeno una parte dell’hack ai danni di Binance è stata portata a termine tramite l’impiego di uno smart contract creato ad arte per ripulire i wallet del popolare exchange.
Hypernative aveva già identificato il wallet dell’attaccante 36 ore prima dell’incidente e segnalato il deployment dello smart contract malevolo circa 4 ore prima dell’attacco.
Di tempo per proteggersi, dunque, ce n’è. E ci sono anche sistemi evoluti che segnalano chiunque (o quasi) si sia messo in testa di fare il pirata, con la possibilità di integrare le informazioni con interventi immediati che bloccano l’autorizzazione a contratti malevoli prima dell’esecuzione delle transazioni.
Un ottobre nero
Per la cybersicurezza – ambito che ormai riguarda ogni aspetto della nostra vita – si è appena chiuso quello che passerà alla storia come l’Ottobre Nero. La questione non riguarda soltanto il mondo delle crypto, ma anche quello della sicurezza informativa in generale.
Credo che ci stiamo avvicinando a qualcosa di molto simile a un Armageddon della cybersecurity. L’AI sta accelerando enormemente le capacità offensive, rendendo gli attacchi sofisticati sempre più rapidi, economici e accessibili.
Una questione della quale si saranno accorti anche i non specialisti, con ad esempio la scoperta della vulnerabilità di PHP lo scorso 21 ottobre, una delle più gravi della storia.
Red team?
L’altra tendenza, anche nel settore crypto, è quella di equipaggiare team di volenterosi, spesso interni, con tecnologie AI per scoprire le vulnerabilità prima che lo facciano dei malintenzionati. La cosa però potrebbe non bastare:
Possiamo costruire strumenti AI capaci di trovare migliaia di vulnerabilità, ma se non abbiamo abbastanza persone, risorse e processi per correggerle, avremo soltanto scoperto più velocemente quanto siamo vulnerabili.
Una sintesi impietosa di come è già cambiato lo scenario della sicurezza e di come continuerà a cambiare.
Si è fatto troppo poco per anticipare l’hack di Binance?
Saranno questioni che dovrà determinare internamente Binance, per quanto un mea culpa possa fare poco o nulla per far tornare indietro il denaro.
La buona notizia con la quale ci lasciamo è che se è vero che gli attaccanti hanno oggi a disposizione strumenti di enorme potenza, è altrettanto vero che la difesa potrà usare almeno in parte gli stessi strumenti per respingere certi attacchi.
Per ora, l’unica certezza è che il mondo della sicurezza sarà molto diverso. E che forse anche gli utenti inizieranno a ragionare in modo diverso. A essere caduti sotto i colpi degli hacker non sono stati infatti soltanto diversi exchange, ma anche protocolli DeFi, hardware wallet e altri cardini del mondo crypto che un tempo si ritenevano inattaccabili.
Rimarrà la questione di quanto potranno sopravvivere in un contesto del genere protocolli piccoli e con risorse scarse:
Finché i progetti non hanno una grande TVL non suscitano grande interesse. Superati i 2 miliardi, diventano immediatamente dei target.
Serviranno però, aggiungiamo noi, anche delle risorse economiche e umane per fare le barricate. Il mondo crypto potrebbe uscirne non sconfitto, ma certamente cambiato.
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