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Bitcoin non cresce abbastanza, un altro grande exchange chiude

Il peggio è probabilmente già passato per quanto riguarda la quotazione di Bitcoin, che tutto sommato durante questi mesi ha visto il suo valore reggere piuttosto bene ed anche aumentare un pochino. Rispetto alle altcoin stiamo comunque parlando di incrementi marginali, che continuano a fare vittime. L’ultima si chiama Coinnest, ed è il quinto exchange più grande per volume di transazioni in Corea del Sud. Non stiamo parlando proprio di una piccola realtà, dal momento in cui la Corea del Sud è forse la singola nazione al mondo che ha accolto ed utilizzato maggiormente le criptovalute.

Questa notizia fa riflettere, non soltanto su quello che sta succedendo al valore delle quotazioni ma anche sull’operatività degli exchange. Nel frattempo, i titolari di monete crittografate hanno appena saputo da fonti ufficiali che dovranno ritirare tutti i loro fondi rimanenti entro il 30 aprile. Dal 1 maggio, dunque, Coinnest non sarà più parte dell’ecosistema crypto.

Una lunga serie di scandali

Coinnest è stato un po’imbarazzante per se stesso nell’ultimo anno. Prima di tutto, esattamente un anno fa nell’aprile 2018 due dei suoi top manager sono stati accusati di aver accettato delle tangenti per portare sulla piattaforma di scambio dei nuovi token. Si sa che buona parte delle ICO costruite soltanto per fallire portandosi dietro i fondi degli utenti utilizzano questa strategia per trovare l’appoggio di qualche exchange disposto a presentare la loro offerta ai suoi clienti.

A gennaio del 2019, poi, Coinnest ha accidentalmente regalato 5 milioni di dollari in criptovalute ad alcuni dei suoi utenti. Secondo la società si sarebbe trattato di un errore del sistema informatico, e sono state presentate delle domande ufficiali per riavere indietro i fondi. Anche sfruttando l’anonimato della criptovalute, però, i fortunati clienti si sono dileguati ben presto e l’azienda non è riuscita a recuperare la maggior parte della somma.

Con questo non vogliamo assolutamente dire che l’exchange stia fallendo esclusivamente per colpa della sua gestione. Altri fattori sono stati molto importanti, come il ban del lancio di nuove ICOs in Corea del Sud voluto dal governo per tutelare i risparmiatori. Sta di fatto che, rispetto a concorrenti come Binance o OKex, gli utenti di un mercato locale in contrazione hanno preferito spostarsi verso altri marchi.

Qualcosa di poco chiaro

Tecnicamente il lavoro dell’exchange consiste nel mettere in contatto la domanda e l’offerta di criptovalute, di conseguenza non dovrebbe essere influenzato minimamente dal rialzo o dal ribasso del valore di questi asset. Se succede che un exchange chiuda a causa del mancato rialzo della quotazione di Bitcoin, allora vuol dire che l’azienda si è esposta a questo rischio comportandosi in un modo diverso da quello convenzionale. Ma Coinnest non è l’unica a fare in questo modo.

Con una parte della liquidità parcheggiata dagli utenti nei loro wallet, infatti, gli exchange si dilettano notoriamente a fare investimenti in proprio che spesso sono diretti a influenzare con grandi transazioni il valore di alcune criptovalute. Non stiamo dicendo che sia il caso di Coinnest, ma c’è da dire che questi comportamenti si sono verificati molto spesso in passato presso brand anche più affermati. Talvolta queste operazioni possono finire male, portando ad una mancanza di liquidità da parte dell’exchange che non riesce a garantire tutti i depositi. Speriamo comunque che tutti i clienti di Coinnest riescano a recuperare i loro fondi, e diamo appuntamento ai nostri lettori per i prossimi aggiornamenti che seguiranno.

Info su Alessandro Calvo

Web editor dall'età di 16, non manca occasione di cavalcare i trend dell'innovazione. Nella vita studia Economia e, privatamente, approfondisce i meccanismi blockchain in cui crede molto.

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