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India, forti pressioni sulla RBI per riconsiderare il ban delle criptovalute

Lo scorso anno la Reserve Bank of India ha deciso di non avere più a che fare con le aziende coinvolte nel settore delle criptovalute. Questo ha portato all’allontanamento di aziende anche molto importanti, come ZebPay, che hanno dovuto trasferire la sede e le operazioni in nazioni con una legislazione più accondiscendente. Queste imprese hanno comunque potuto continuare ad operare sul territorio nazionale, anche se da altre parti del mondo; negli ultimi mesi, tuttavia, si è parlato addirittura di una nuova regolamentazione che avrebbe potuto portare alla messa al bando completa delle crittomonete, degli exchange e di tutte le altre realtà del settore.

Adesso sembra che queste realtà abbiano deciso di agire direttamente, con la loro voce, per essere ascoltate dalla RBI e fare in modo che si trovi una soluzione definitiva al problema. Come riportato dal The Economic Times, sembra che la banca centrale indiana stia ricevendo notevoli pressioni per allargare la presa dal settore crypto.

Non una nazione qualsiasi

L’India ha puntato molto al settore hi-tech negli ultimi anni, anche grazie alla disponibilità sul territorio di Università di calibro mondiale che formano giovani ingegneri di alto profilo. Inoltre è noto che le economie in via di sviluppo siano le più attente al fenomeno delle crittomonete, dal momento in cui le loro istituzioni bancarie tradizionali sono meno radicate sul territorio e nelle usanze della popolazione. Per questo non sorprende che un nutrito gruppo di realtà economiche abbia deciso di insorgere contro la decisione della Reserve Bank of India.

Specialmente le realtà più piccole non possono permettersi di sostenere gli enormi costi, operativi ed amministrativi, che comporta il fatto di dover trasferire la sede al di fuori dei confini nazionali. Nel caso di ZebPay, ad esempio, tutte le operazioni sono state trasferite a Malta; quasi dalla parte opposta del mondo, dove non tutti possono permettersi di arrivare.

La realtà economica indiana è fatta di molteplici startup dal grande potenziale, che negli ultimi anni si sono moltiplicate grazie ad un crescente fervore economico sul territorio. Molte hanno guardato proprio a blockchain e alle criptovalute per sviluppare i propri prodotti, trattandosi di due trend emergenti di portata globale. Una regolamentazione troppo pesante potrebbe portare alla cancellazione di un grande potenziale.

La posizione di Nasscom

Il Nasscom è un ente molto importante in India: si tratta di un’associazione che unisce imprenditori e realtà di vario tipo che hanno in comune l’IT. Tante grandi aziende digital, in India, vengono rappresentate da questa Trade Union nei loro rapporti con le istituzioni. L’articolo del The Economic Times include dunque anche la posizione dei portavoce di questa realtà, una posizione che si sposa con quanto detto fino ad ora.

Il Nasscom sottolinea, tramite i suoi portavoce, quanto blockchain e le reti decentralizzate possano rappresentare una grande fonte di innovazione. Ammonisce dunque la RBI, ricordando che facendo desistere le aziende indiane dal lavorare in questa direzione potrebbe provocare una grave perdita di competitività ed innovazione per l’economia nazionale. Ora rimane da vedere quale sarà la reazione della banca centrale indiana di fronte a queste pressioni.

 

Info su Alessandro Calvo

Web editor dall'età di 16, non manca occasione di cavalcare i trend dell'innovazione. Nella vita studia Economia e, privatamente, approfondisce i meccanismi blockchain in cui crede molto.

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