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Criptovalute, nasce il primo exchange fondato da una banca per le banche

Exchange di criptovalute e banche: un binomio difficile, che per il momento è stato mediato soltanto da alcuni progetti che, come Ripple e Stellar, cercano di fare da ponte tra i due volti della finanza. Tradizione e innovazione, però, si uniscono questa volta nel caso di una banca giapponese. Si chiama SBI Holdings ed aveva già creato VC Trade, un exchange di criptovalute dove è possibile negoziare Bitcoin, Bitcoin Cah, Ethereum e Ripple.

Il fatto che fosse una banca ad aver creato un servizio di trading sulle criptovalute era già sembrato strano al tempo, ma ora i piani di espansione paiono ancora più singolari. L’exchange, infatti, conta di sfruttare le tecnologie che SBI ha acquisito nella sua storia bancaria per ampliare il suo mercato rivolgendosi agli investitori istituzionali. Un exchange, dunque, dove convogliare le richieste di scambi di altre banche, fondi di investimento e grandi operatori finanziari.

La posta in palio è sicuramente grande, ma la sfida non è semplice. Prima ancora di convincerli ad utilizzare il suo exchange, infatti, SBI dovrà convincere questi player della finanza tradizionale a puntare sulle criptovalute.

L’expertise bancario: interessante o superato?

Le notizie ci arrivano da un portavoce dell’azienda, che questa settimana ha rilasciato un’intervista esclusiva al Coin Telegraph per discutere dei piani per il futuro. Le dichiarazioni, fatte a nome di SBI, parlano di un cambio di direzione per espandere la clientela. Secondo quanto riportato, ad attrarre i potenziali clienti istituzionali sarebbe il livello di sicurezza informatica e di sviluppo tecnologico che la banca ha maturato in quanto tale. L’idea che si legge tra le righe, leggendo l’intervista, è che certe cose le possa ottenere soltanto una banca. “Essere una banca”, un sigillo di qualità che implica l’essere al di sopra del mondo degli exchange “normali”.

Questo solleva una questione interessante, perché in effetti quantomeno agli occhi di un potenziale cliente i due tipi di istituzione si pongono in maniera diversa. I conti correnti sono sicuri, non si legge quotidianamente di qualche hacker che sia riuscito a svaligiare una banca dal suo PC. Al contrario, quando si parla di exchange sembra sempre di parlare di realtà costruite da giovani ragazzi che se la cavano con il computer e che puntualmente vengono saccheggiate da attacchi informatici.

Una realtà sfumata

La realtà è che l’anonimato e la crittografia delle criptovalute sono ciò che le rende attraenti agli occhi dei ladri informatici, mentre la trasparenza del sistema bancario tradizionale rende difficile spostare i fondi da una banca senza fare uscire il proprio nome. La privacy implica anonimato, tanto nelle transazioni perfettamente lecite quanto in quelle illecite. Non c’è banca o exchange che possa fermare il continuo duello tra esperti di sicurezza e persone intenzionate a violarla.

Al momento VC Trade non ha registrato particolari problemi di hacking e simili, per cui questo primo anno di esperienza con i clienti retail sembra dare ragione all’exchange. Rimane da vedere, tuttavia, se questo sia dovuto alla sicurezza vera e propria dell’exchange o alle sue piccole dimensioni. Se dovessero iniziare a circolare sulla piattaforma degli investitori istituzionali con grandi capitali investiti, questo è certo, la lotta per la sicurezza informatica diventerà molto più dura.

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