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Libra: Congresso USA chiede moratoria totale

La guerra è ufficialmente iniziata. Con un documento congiunto del Congresso e della Commissione Finanza, gli Stati Uniti hanno chiesto a Facebook una moratoria di qualunque tipo di avanzamento nello sviluppo e nell’impiego di Libra, la criptovaluta che il gruppo di Zuckerberg ha annunciato soltanto qualche settimana fa e che ha già scatenato un vespaio di polemiche. 

Sebbene le polemiche precedenti di Francia, UK e di altri paesi non abbiano ancora avuto conseguenze effettive, con la lettera del Congresso e del Comitato Finanza si passa al vivo, perché la richiesta è particolarmente chiara: “fino a quando non saranno discussi dettagli e minuzie direttamente con il Congresso**. 

La lettera è indirizzata direttamente a Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, Sheryl Sandberg, attualmente COO dell’azienda e David Marcus, che svolge il ruolo di CEO di Calibra, l’azienda che distribuirà e gestirà i wallet che saranno utilizzati con libra di Facebook. 

L’accusa mossa a Facebook direttamente e indirettamente a Libra è che potrebbe mettere in discussione il dominio mondiale del dollaro e che le conseguenze di una società privata che si arroga il diritto di battere moneta potrebbero essere assolutamente nefaste. 

Si tratta di accuse molto precise, segno che il congresso è oggettivamente preoccupato delle mosse di Facebook e che intende intervenire in via preventiva, ponendo appunto una moratoria che, nel caso in cui dovesse essere approvata dal Congresso in via successiva, porrà seri problemi allo sviluppo e all’implementazione di Libra quantomeno negli Stati Uniti. 

Facebook punterà sullo spauracchio Cina

Voci di corridoio intanto circolano già sulla possibile difesa di Facebook, una manovra altrettanto politica che punterà a far decadere accuse e dubbi da parte del Congresso statunitense. 
Si punterà con ogni probabilità agitando lo spauracchio cinese, paese dove WeChat opera già con un sistema di pagamenti potenzialmente globale, con il benestare del governo della Repubblica Popolare, sistema che per il momento non sembra scalabile (WeChat non è diffuso se non in Asia) ma che sembrerebbe perfetto per ripetere quel Carthago Delenda Est che in altre epoche ebbe un enorme successo. 

Il congresso, tenendo conto di quelle che saranno le posizioni di Facebook, cederà? Non è detto, soprattutto in seguito agli ultimi scandali che non hanno fatto bene alla reputazione dell’azienda di Menlo Park. 

Gli stati, tutti, sul piede di guerra, tranne la Russia

Fino ad oggi tutti gli stati si sono espressi con toni particolarmente gravi e minacciosi nei confronti di Libra di Facebook. 

Le danze sono state inaugurate da Bruno Le Maire, ministro francese delle finanze, che ha sottolineato la necessità, da parte di Facebook, di dotarsi di licenza bancaria e soprattutto di ottemperare agli obblighi in tema di anti-riciclaggio e anti-terrorismo. 
La Francia ha anche convocato una commissione G7 straordinaria proprio per investigare sulla natura di Libra e su eventuali contromisure legislative da intraprendere di concerto con gli altri membri del consesso. 

A seguire l’Inghilterra, che tramite il capo della banca centrale, ha affermato – pur se con toni più concilianti – lo stesso di quanto affermato da Bruno Le Maire. 

Anche l’India, popolare per essere uno dei paesi maggiormente avversi alle criptovalute, ha avuto modo di esprimersi sugli stessi toni. 

Unico paese per ora conciliante con Libra e Facebook? La Russia, che come abbiamo riportato, che ne limiterà l’utilizzo, pur senza bandire completamente la valuta virtuale in questione. 

La posizione della Russia per molti sembrerebbe essere una mossa politica per mettere in crisi il Congresso USA – che pur di non cedere il primato delle valute virtuali a livello legislativo, potrebbe dover tornare sui propri passi. 

La battaglia di Libra è appena iniziata. Ne vedremo sicuramente delle belle nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

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