Al contrario di come molti pensano, la maggior parte delle blockchain in circolazione non sono private, ma pubbliche e consultabili liberamente da chiunque tramite un semplice block explorer o piattaforma di tracking. Questo significa che effettuare un pagamento in crypto, o più in generale mostrare ad altri il nostro indirizzo, ci rende potenzialmente vulnerabili a sguardi indiscreti.
Di per sé non è necessariamente un problema, in quanto guardare non è sinonimo di poter toccare. Tuttavia, specialmente per un pubblico italiano che storicamente è avverso a mostrare apertamente le proprie finanze, diciamo che l’idea che ci possa essere qualcuno che si fa i fatti nostri risulta quantomeno… scomoda. Esistono però degli strumenti e delle semplici soluzioni, che possiamo sfruttare per migliorare la nostra privacy.
La blockchain è lo strumento preferito dai crypto spioni
Quello della privacy non è un tema nuovo nel mondo crypto, ed anzi se ne discute in realtà già dagli albori della tecnologia blockchain, ma solo nell’ultimo periodo sta tornando parecchio di moda. Non sappiamo se a causa del recente boom delle privacy coin, o perché Vitalik Buterin ed altre figure di spicco stanno spingendo su soluzioni attente al discorso riservatezza on-chain, ma il risultato è anche che molta gente comune inizia a discuterne,
Ne è un esempio questo post di qualche giorno fa, pubblicato in un subreddit a tema Ethereum, in cui un utente ha affermato di aver pagato in USDC un suo collaboratore freelance, il quale però subito dopo aver ricevuto il pagamento, ha iniziato a fargli domande invadenti sul suo patrimonio. Domande del tipo: “Perché hai così tanti USDC nel wallet?” “Come hai fatto ad accumulare questa ricchezza?”.
Non possiamo verificare in prima persona l’autenticità della storia, ma ad ogni modo si tratta di una dinamica assolutamente verosimile.

Ricordiamo ai meno esperti che qualsiasi pagamento effettuato su blockchain pubbliche come Ethereum o Bitcoin consente a chi lo riceve di analizzare con estrema facilità l’intero storico di un indirizzo. Con pochi clic è possibile verificare saldo, movimenti passati, collegamenti con altri wallet e ricostruire una quantità di informazioni che, in certi casi, si preferirebbe tenere private.
Come sbirciare sulla blockchain?
Prima di vedere alcune semplici soluzioni per rafforzare la privacy nei pagamenti in crypto, vi mostriamo brevemente quanto sia facile, dall’altra parte, raccogliere informazioni partendo da un semplice indirizzo pubblico.
Su blockchain pubbliche esistono numerosi strumenti di tracking e analisi che permettono a chiunque di osservare nel dettaglio l’attività di un wallet. Nel caso specifico di Ethereum, basta incollare un indirizzo su un block explorer come Etherscan per ottenere immediatamente saldo, storico delle transazioni, token detenuti, ultima transazione, e varie interazioni con smart contract.

Esistono poi piattaforme più avanzate come DeBank,Zerion, Arkham, Nansen o strumenti di analytics simili, che aggregano queste informazioni e le rendono ancora più di facile lettura. In pochi clic è possibile vedere su quali chain è attivo un wallet, quali asset detiene, come si muove nel tempo e, spesso, anche individuare collegamenti con altri indirizzi.
Ad esempio analizzando lo storico di un indirizzo si può risalire ai primi finanziamenti, capire da dove arrivano i fondi che quell’utente ha utilizzato, costruendo potenzialmente una mappa delle interazioni

Nella maggior parte dei casi, fare gli spioni non porta ad alcun vantaggio, se non per diletto. Fa eccezione però chi usa questi strumenti per monitorare l’attività di wallet particolarmente interessanti, magari per copiare le sue strategie, o al contrario fare “frontrunning” se si hanno le giuste competenze e le giuste finanze. Questo è uno dei motivi per cui sempre più whale cercano di muoversi attentamente sul fronte della privacy, evitando che ogni transazione diventi materiale sfruttabile da terzi.
Pagamenti in crypto: come ottenere più privacy?
Esistono diversi modi per migliorare la privacy su blockchain, più o meno complessi a seconda del livello di esposizione che si vuole ridurre e dell’uso che si fa delle crypto. Per quanto riguarda esclusivamente i pagamenti, se l’obiettivo è far sì che chi stiamo pagando non sia in grado di farci le pulci, allora possiamo adottare soluzioni tutto sommato semplici:
1) Utilizzare un wallet separato per i pagamenti: se dobbiamo effettuare spesso pagamenti in crypto, forse la scelta migliore è gestire un indirizzo solo per questo caso d’uso specifico, da finanziare periodicamente tramite movimenti da CEX.
2) Passare preventivamente per un CEX: se invece dovete fare pochi sporadici pagamenti, la scelta migliore forse è far transitare i fondi attraverso un exchange centralizzato prima di inviarli al destinatario finale, o, meglio ancora, prelevarli verso un indirizzo nuovo (mai utilizzato prima) e da lì procedere al pagamento.
3) Adoperare protocolli più rigorosi lato privacy: come ad esempio Tornado Cash, Railgun, Near Intents, Monero o Zcash. Qui il discorso si fa un po’ più complesso, e dovete avere familiarità con questi strumenti. Nel caso aveste però un serio ed imprescindibile bisogno di riservatezza, questa è la via migliore, perché riuscite ad interrompere o a ridurre sensibilmente il flusso di informazioni tra mittente e destinatario.
Ad ogni modo, qualunque siano le vostre motivazioni e qualunque sia la gestione operativa dei vostri fondi, ricordate che la privacy è un diritto, ma sta a voi avere la responsabilità di proteggerlo e di onorarlo. Ad oggi certi temi potrebbero sembrare superflui, ma in un futuro non è escluso che la riservatezza su blockchain possa diventare una necessità più che una scelta.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
