Cosa ne è stato della crisi del dollaro che in tanti avevano paventato? È vero che dopo l’arrivo del nuovo presidente, il dollaro ha perso valore e rilevanza? Cosa sta succedendo? E come si riflette questo sul presente e sul futuro di Bitcoin e crypto? A 1 anno da certe previsioni, e a poco meno di 1 anno dal giuramento di Trump, è bene capire da dove siamo passati, dove stiamo passando e dove potremo… andare in futuro.
Anno su anno l’indice DXY, che raccoglie le performance del dollaro rispetto alle principali altre valute, ha perso il 10%. E questo dato potrebbe sembrare sufficiente per giudicare il fallimento del sistema dollaro. In realtà però – ciò che è accaduto è più granulare e andrebbe diviso per fasi. Anche per capire dove i sedicenti esperti ci hanno “truffato”.
1. C’è uno scarico del debito USA, che non vuole più nessuno
FALSO – ci eravamo preoccupati già sul nostro canale Telegram di invitare tutti alla calma su questo tema. Non bastano infatti i wishful thinking, o piuttosto analisi raffazzonate, c’è bisogno dei numeri. I numeri ci dicono che non è cambiato granché in termini di detenzione del debito USA.

Anche la Cina e quei paesi particolarmente colpiti dai dazi, nonché il grosso dei BRICS – hanno mantenuto il loro impegno pressoché invariato. Si noterà che la Cina si è disimpegnata progressivamente. Tuttavia, si tratta di un programma che dura da anni (in favore dell’oro) e che non è cambiato granché dopo l’arrivo di Trump o dopo i dazi.
2. Corsa verso bund tedeschi che ha abbassato… i rendimenti
FALSO – la seconda parte della teoria di cui sopra è che la fuga dai bond USA (che non si è verificata) avrebbe favorito un accumulo in bund tedeschi, che ne avrebbero abbassato i rendimenti.

Non è stato così. O meglio, non vi è alcuna prova numerica del fatto che le cose siano andate così. I rendimenti sul secondario dei bund decennali sono anzi più alti di un anno fa (certo, ci sono anche altre questioni, ma…).
3. Il debito è preoccupante
VERO – Ne abbiamo parlato più volte, anche in live sul nostro Canale YouTube. E ne abbiamo parlato anche, con maggiore dovizia di particolari, sul nostro canale Telegram VIP. Il debito pubblico americano è certamente su livelli preoccupanti.

A preoccupare non è solo la quantità, ma anche la direzione. Ovvero la derivata, che rimane molto alta e che difficilmente riuscirà a correggersi anche durante questa presidenza.
Il punto è che però finché parliamo di fiat vs fiat, a contare sarà anche quanto faranno gli altri. E non crediamo invece che in Europa le cose vadano o andranno molto meglio. Il che ci porta al quarto punto a nostro avviso da esaminare.
4. Siamo nell’era della svalutazione competitiva
VERO – Siamo davanti ad una guerra commerciale di ampie proporzioni che vedrà i blocchi competere anche per svalutare la propria divisa e diventare più appetibili. Ad avviso di chi vi scrive, nel migliore dei casi l’inflazione sarà fatta correre sulla parte alta della forbice di accettabilità (da 0% a 2%) perché da un lato il debito sarà così monetizzato e dall’altro si aumenterà la competitività di merci e servizi prodotte dal blocco che svaluta.
Sarà un trend generale che ci porterà verso il debasement trade – ovvero verso scelte di investimento che dovrebbero preferire gli hard asset. L’oro ha già dimostrato di essere molto appetibile.
Bitcoin invece ha corso molto meno e anzi ha chiuso un 2025 in negativo. Che il 2026 sia il suo anno?
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