L’analista è il redivivo Nikolaos Panigirtzoglou di JPMorgan, che ora che la sua banca di riferimento è mani e piedi nel mondo crypto, sembrerebbe aver cambiato atteggiamento. Da analisi quasi sempre ribassiste e catastrofiste, ad analisi certamente più entusiaste. L’ultima? Nel mondo crypto arriveranno più dei 130 miliardi del 2025, per un 2026 che, aggiungiamo noi, sarà dunque quello della consacrazione.
Un buon momentum, come lo chiamano quelli bravi, per un comparto crypto che ha deluso sul piano del prezzo nel 2025 ma che avrebbe gettato le fondamenta per qualcosa di molto più importante nel 2026.
La stima? Più di 130 miliardi di dollari
I numeri sono di quelli importanti e partono da una ricostruzione di quanti capitali siano entrati nel mondo crypto. Nikolaos Panigirtzoglou di JPMorgan li stima in 130 miliardi, in parte arrivati tramite ETF, in parte tramite le DAT, ovvero le società quotate che investono in Bitcoin e crypto.

Secondo l’analista del grande gruppo bancario, gli afflussi sarebbero arrivati dagli investitori retail – al contrario di quanto dice un’altra analisi firmata Bitwise – e tramite appunto prodotti che avrebbero attirato maggiormente gli investitori privati e che piazzano puntate sui mercati per conto proprio e con il loro capitale.
- Dove sono i VC?
È un’altra delle domande che si pone Nikolaos Panigirtzoglou, che parla – correttamente almeno in questo caso – di scarso impatto da parte degli storici finanziatori dei progetti crypto. I volumi in dollari di investimenti nel comparto sono pochi, con le attività del grosso degli operatori che si è concentrata anche quella, aggiungiamo noi, nelle DAT, spesso con conferimenti direttamente in crypto.
Per il 2026 comunque, nel complesso, Nikolaos Panigirtzoglou si aspetta una cifra di afflussi complessiva superiore a quella del 2025, che ha quantificato in 130 miliardi, dollaro più, dollaro meno.

Quanto sono credibili queste previsioni
Dipende da cosa includiamo. La barra del 2025, tenendo conto anche dell’importante attività degli ETF, non è poi troppo alta, tenendo conto del fatto che le DAT probabilmente non continueranno ad attirare capitali come nell’anno che si è appena chiuso.
E sempre ammesso che quei capitali siano da conteggiarsi all’interno degli afflussi verso il settore del 2025.
Se dovessimo contare la RWA, quel numero potrebbe essere superato facilmente, per quanto si tratterebbe però di denari che affluiscono verso asset del mercato tradizionale, che hanno cambiato forma (ovvero che si sono tokenizzati).
Torneremo a distanza di qualche tempo a valutare quanto è stato previsto dall’analista di JPMorgan, che come abbiamo scritto all’inizio di questo approfondimento, in realtà ha cambiato parecchio i toni da quando la sua banca ha iniziato ad interessarsi di questo settore, anche tramite la proposta di prodotti strutturati su BTC.
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