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Banca da 7.000 miliardi all-in su Bitcoin e crypto: UBS si arrende alla domanda

Anche la grande banca svizzera punta a offrire servizi di compravendita asset digitali.

UBS sarebbe pronta ad offrire almeno ai clienti dei servizi private banking accesso alle principali criptovalute come investimento. Si tratterebbe di un passaggio importante per tutto il comparto, dato che parliamo di uno dei più importanti gestori di fondi e di capitale del pianeta. Non sono ancora chiare le tempistiche.

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UBS stava discutendo internamente la possibilità di aprire agli asset digitali almeno da settembre, con voci di corridoio che confermano un passo avanti decisivo affinché tali servizi vengano offerti, almeno a una parte di clientela. Dovrebbe trattarsi – almeno secondo le indiscrezioni, di una modalità di investimento che sarà in principio attivata per i clienti del settore private banking e con certi requisiti patrimoniali.

Cede anche UBS?

UBS è uno dei pochi grandi gruppi globali a non offrire ancora accesso diretto o indiretto a Bitcoin e al resto del comparto crypto. Potrebbe esserlo però ancora per poco, dato che il gruppo sembrerebbe intenzionato a procedere, almeno nell’offerta di accesso al mercato ai clienti private banking.

Parliamo di uno degli istituti più rilevanti su scala globale, che ha in gestione circa 7.000 miliardi di dollari per conto della clientela. La divisione Wealth Management ha in gestione circa 4.000 miliardi.

Anche se soltanto una parte di questi asset, minima, dovesse finire in criptovalute, si tratterebbe di un’importantissima fonte di liquidità per un mercato che sta soffrendo anche per la mancanza di nuovi capitali.

Tramite ETF?

Non è chiaro per il momento, per quanto le stesse voci di corridoio abbiano parlato di compravendita crypto, probabilmente spot.

La decisione di procedere sarebbe arrivata dopo che la banca svizzera ha rilevato una forte domanda, in particolare da parte della clientela più facoltosa, che già da tempo costituisce un’importante fonte di investimenti per il mondo Bitcoin e crypto.

Il decoupling

Permane la sensazione che ci sia una sorta di decoupling tra quanto stanno facendo gli investitori più facoltosi anche in altre parti del mondo. Domanda che anche altre grandi banche stanno provando a intercettare, offrendo anche prodotti strutturati, come sta facendo già JPMorgan.

Il 2026 potrebbe essere un anno decisivo in questo senso, dato che stanno aumentando non solo gli strumenti, ma anche i punti d’accesso al mercato. Dagli investimenti spot a forme più strutturate che puntano ad offrire esposizioni cicliche.

Tutto questo mentre l’interesse dei piccoli investitori retail rimane molto basso, segnalando una sorta di decoupling tra le diverse categorie di investitori.

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