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Azioni tokenizzate: SEC mette un freno agli exchange. Svolta pro borse?

Arriva l'avviso di SEC: non tutte le azioni tokenizzate sono vere azioni.

SEC ha messo in chiaro le cose per quanto riguarda le azioni tokenizzate, e ha tracciato una linea importante (e probabilmente necessaria) tra le azioni direttamente emesse dalle aziende o dalle borse e quelle invece emesse da terzi in forma tokenizzata, che rappresentano a tutti gli effetti dei contratti derivati. Si tratta della prima volta che l’agenzia (in verità in assetto pro crypto dall’arrivo di Paul Atkins) si esprime sul tema, in una generale spinta anche governativa per questo nuovo modo di scambiarsi titoli.

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È un attacco al settore, che si sta espandendo in modo relativamente disordinato? Non necessariamente. Con ogni probabilità però, con il prossimo arrivo di Nasdaq e NYSE nel settore, crescerà la necessità di separare due canali differenti, uno pressoché identico alle azioni reali, e uno più affine, per dirlo all’europea, ai CFD.

Cosa ha detto SEC?

I mercati scalpitano, con tanti soggetti che hanno interessi differenti e spesso contrastanti. Abbiamo le borse centralizzate, come Nasdaq e NYSE, che vorranno certamente mantenere il controllo sugli scambi.

Ci sono i gestori di fondi come BlackRock, che invece nella tokenizzazione vedono la possibilità di attirare liquidità e un pubblico che per ora è lontano da mercati come quello delle private equity e del credito privato.

Ci sono poi intermediari che hanno chiaramente interesse a offrire ai propri clienti accesso a più strumenti possibili. Rimarrà agli annali la questione che ha visto Robinhood e OpenAI litigare pubblicamente su un’offerta del broker che includeva proprio azioni OpenAI, che il gruppo non aveva mai pensato di destinare al pubblico generalista. In realtà si trattava, come nel secondo caso illustrato da SEC, di prodotti che replicavano azioni che erano di proprietà di Robinhood stessa.

Cosa vuole fare SEC?

Innanzitutto un po’ di chiarezza: le azioni che non sono emesse direttamente delle aziende (o dalle piazze dove sono quotate) direttamente in forma tokenizzata, rimangono dei titoli derivati che hanno una controparte e che come tali dovranno essere trattati.

Negli USA significherà inoltre che probabilmente la questione, per la seconda forma, passerà sotto il controllo di CFTC. Non necessariamente un male, date le regole decisamente meno pressanti sui derivati rispetto a quelle sulle azioni.

Il tentativo di SEC, parimenti, sembrerebbe quello di voler limitare la diffusione di questi secondi prodotti, per quanto abbiano già raggiunto una certa popolarità, soprattutto fuori dagli USA. Questione che pertanto, in larga parte, non è affare dell’agenzia governativa.

Dove vediamo il futuro?

Probabilmente ci sarà spazio per vedere una crescita importante di asset rappresentati da titoli in forma tokenizzata, come quelli che abbiamo visto lanciare da diversi exchange. Questo perché è qui che risiede tutto il vantaggio per una parte rilevante di clientela.

Se è vero che la tokenizzazione aumenta l’efficienza dei mercati e dunque fa gola alle borse, è altrettanto vero che il grosso dell’appetito viene da chi vuole vedere rappresentazioni delle azioni in DeFi o accedere a mercati che gli erano prima preclusi. Ovvero con token che appartengono alla seconda delle categorie indicate da SEC.

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