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Il grande PARADOSSO delle stablecoin: la liquidità c’è, ma i mercati crypto restano fermi

C'è qualcosa che non va nelle logiche che regolano il rapporto tra liquidità in stablecoin e prezzi degli asset.

Le stablecoin rappresentano da sempre il motore dei mercati crypto, la cui presenza influisce direttamente sulle negoziazioni perché riflette la quantità di capitali pronti a diventare domanda sui book. Durante l’ultimo bull market abbiamo infatti constatato che un aumento continuo della supply di USDT, USDC e di altre stable minori ha creato le condizioni ideali per il rally di Bitcoin, ed in misura minore anche delle altcoin. Ora però siamo di fronte ad un grande paradosso.

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La liquidità effettivamente c’è ancora sul mercato, e nonostante il calo dei prezzi degli ultimi mesi pare che la capitalizzazione delle stablecoin sia rimasta pressoché invariata. Allo stesso tempo però vediamo le riserve degli exchange diminuire, con un flusso di denaro che è in forte uscita dalle piazze di scambio. Questo contribuisce a rendere l’outlook speculativo ancor più incerto da quello che può trasparire dall’esterno. 

Stablecoin marketcap ancora alta, mercati crypto affondano

Come vi ha spiegato il buon Alessandro Lavarello in questo articolo della scorsa settimana, la quota di supply stablecoin presente nelle borse crypto è rimasta relativamente elevata rispetto alla market cap di Bitcoin e degli altri asset volatili. La dominance del comparto ha raggiunto i suoi massimi triennali, con la capitalizzazione ferma sopra i $300 miliardi mentre le monete risk-on hanno registrato cali intensi delle rispettive quotazioni.

Non a caso vediamo un Stablecoin Supply Ratio (SSR) rimasto su livelli eccezionalmente alti nonostante i prezzi di Bitcoin siano tornati in area novembre 2023. Questo indicatore misura semplicemente il rapporto tra la quantità di stablecoin disponibili e il valore complessivo del mercato (market cap BTC / market cap stable), offrendo un’indicazione di quanta liquidità potenziale sia presente rispetto alle valutazioni correnti.

Stablecoin Supply Ratio potere acquisto
Stablecoin Supply Ratio Fonte dati: https://studio.glassnode.com

La “liquidità potenziale” è però soltanto una misura fittizia, poiché non fornisce informazioni su quanto questa ricchezza sia di fatto spendibile ed utilizzabile sulle borse, ossia dove si formano poi i prezzi degli asset.

Capitalizzazione stablecoin non cresce da fine ottobre

Ciò che manca per tornare in regime di bull market è una nuova espansione della capitalizzazione di USDT e delle altre stablecoin. Infatti sebbene la quota di stable sia rimasta ferma su zone molto alte, senza registrare redeem ed uscite in fiat, manca comunque quel nuovo afflusso di capitale che storicamente ha accompagnato le fasi di espansione del mercato

Attualmente, calcolando una media a 60 giorni, siamo a -$2,5 miliardi di liquidità, mentre ad ottobre il saldo netto era di +$15 miliardi. Questo evidenzia come negli ultimi 5 mesi non si sia verificato un vero e proprio ingresso di nuovi capitali, quanto piuttosto una redistribuzione della liquidità già presente, che pur essendo rimasta negli indirizzi crypto, non è stata sufficiente a sostenere un nuovo rally.

Capitalizzazione USDT e prezzo BTC
Capitalizzazione USDT e prezzo BTCFonte dati: https://cryptoquant.com

Primo segnale da monitorare assolutamente per una ripresa: vedere questa chart che torna in territorio positivo con la stessa intensità delle precedenti leg up del ciclo, segnale che la liquidità sta effettivamente rientrando nel mercato.

Flussi di stablecoin in uscita dagli exchange: agli asset crypto non piace

Un altro elemento che ci aiuta a capire il complesso contesto entro cui ci stiamo muovendo, riguarda la quota di supply delle stablecoin presenti all’interno degli exchange, prendendo un dato aggregato di tutti i mercati. È abbastanza evidente come la fase di declino strutturale dei prezzi sia coincisa con una progressiva riduzione delle riserve di stablecoin sulle piattaforme di scambio. 

In particolare, da inizio novembre ad oggi sui CEX il saldo è crollato di -$15 miliardi, più o meno la stessa cifra che era giunta sulle piazze speculative a cavallo tra il Q3 e il Q4 2025, poco prima che qualche meccanismo si interrompesse. Dunque mettendo insieme tutti i punti, possiamo capire che:

1- La capitalizzazione di stable non è cresciuta e non è diminuita negli ultimi mesi

2- Durante il calo dei prezzi di BTC la supply di stable ha abbandonato in parte gli exchange.

3- La liquidità potenziale rimane incredibilmente alta, ma non basta per spingere in up i mercati crypto.

Fonte dati: https://studio.glassnode.com/charts/usd-exchange-balance?a=BTC&s=1676708030&u=1771316030&zoom=1095

Stessi outflow osservati durante i top del ciclo

Il problema non è tanto che le stablecoin non confluiscono all’interno degli exchange crypto: infatti i dati suggeriscono la presenza di un inflow pari a $6 miliardi negli ultimi 7 giorni, dato che si avvicina alla “buying power” registrata nelle fasi di massima spinta dei prezzi. Il fatto è che ad inflow elevati si accompagno outflow altrettanto importanti.

Negli ultimi 7 giorni la quota di stable che ha abbandonato le piazze speculative è stata infatti pressoché equivalente agli inflow registrati nello stesso periodo. Ma la cosa che più colpisce guardando la chart è che gli outflow coincidono con la stessa intensità registrata durante gli ultimi due top del ciclo, a novembre 2024 ed ottobre 2025.

Che vuol dire questo? Vuol dire che gli investitori stanno verosimilmente capitalizzando le proprie monete raccogliendo stablecoin, con la stessa forza di come avviene durante gli ATH di prezzi di BTC. Allo stesso tempo questa non è liquidità che esce in fiat, ma comunque liquidità che non è più utilizzabile per colpire i book dei mercati.

Outflow stablecoin CEX
Outflow stablecoin CEX Fonte dati: https://studio.glassnode.com/

Cosa osservare da qui in avanti

dovrà necessariamente passare da un ritorno concreto della liquidità sui mercati. Non solo attraverso un aumento della capitalizzazione delle stablecoin, ma soprattutto tramite flussi netti positivi e sostenuti nel tempo, capaci di riportare capitale nelle aree in cui avvengono le negoziazioni e di creare le condizioni per una domanda reale.

Un segnale preliminare da monitorare potrebbe essere l’andamento del volume spot CEX: a inizio febbraio abbiamo visto uno spike che ha accompagnato il sell-off, poi parzialmente riassorbito. Ora per un ritorno bullish sarebbe auspicabile che il volume degli scambi continui a viaggiare su livelli elevati. Teniamo sotto controllo questi dati.

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