Il dato ha dell’incredibile e proprio per questo va discusso. Ieri il PIL degli Stati Uniti relativo al quarto trimestre del 2025 è molto più basso della crescita del terzo trimestre. 1,4% mentre i mercati si aspettavano tra il +2,8% e il 3,0% e con il trimestre precedente a +4,4%. Una correzione forte, che però ha avuto scarso impatto sulle borse. Tuttavia, in tanti tornano a parlare, a causa della mancanza di progressi sull’inflazione, di stagflazione. È il momento giusto per parlarne? Sì, ma non per i motivi che credi.
Stagflazione, ovvero la presenza contemporanea di bassa crescita e inflazione alta. O, nel caso peggiore, crescita negativa e inflazione comunque alta. È bastato un ritorno della crescita USA sotto il 2% per avere, di nuovo, di queste preoccupazioni. Capiremo anche che tipo di effetti può avere anche sul mercato di Bitcoin e delle criptovalute.
L’anomalia: perché il dato di ieri ha stupito tutti
La penultima lettura del PIL è stata il 22 gennaio e faceva riferimento al terzo trimestre del 2025. La crescita confermata è stata di +4,4%, dato molto incoraggiante – da economia emergente – che aveva fatto brindare tanto i mercati quanto analisti e investitori.
La lettura di ieri, quella del 20 febbraio ha riportato invece un numero molto più basso: 1,4% – con i mercati e gli analisti che si aspettavano comunque un calo rispetto al terzo trimestre, principalmente dovuto allo shutdown (il governo USA è stato letteralmente chiuso, anche in termini di uffici, per quasi tutto il trimestre).
Trump ha subito utilizzato questa scusa per giustificare il dato. Anzi, poco prima che i dati fossero resi pubblici, ha parlato dello shutdown come causa della perdita di almeno il 2% di PIL. Ha ragione? Dipende: calcolarlo non è facile.
La spesa del governo federale per i suoi servizi è scesa nel trimestre del 16,6%, qualcosa che non si verificava in queste proporzioni dal 1972. Erano altri tempi, poco dopo il Nixon Shock e prima della grande crisi del 1973 dovuta allo shock petrolifero.
Questa riduzione della spesa, secondo indagini pubblicate da Reuters, ha impattato per circa l’1,15% sulla crescita. Se dovessimo aggiungerlo – avremmo un 2,55% di crescita del PIL. In riduzione rispetto al trimestre precedente, ma non così negativo.
| PIL effettivo | PIL no shutdown (Trump) | PIL no shutdown (indipendenti) |
|---|---|---|
| +1,4% | +3,4% | +2,55% |
Già visti così i numeri sembrano scacciare il pericolo di stagflazione. Una crescita di questo tipo, se confermata, sarebbe tutto fuorché scarsa. E al massimo potrebbe accompagnare un periodo di inflazione (quindi con prezzi che rimangono alti, come si è visto ieri con il PCE), e non di stagflazione.

N.B: Sono stime che comunque hanno validità scientifica prossima allo zero.
- Inflazione
Il PIL non dovrebbe essere fonte di preoccupazione. Un impatto dello shutdown, anche se difficile da misurare, c’è stato sicuramente. Probabilmente dal prossimo trimestre – se gli altri fattori non dovessero modificarsi – avremo una crescita più sostenuta. Diverso il discorso del PCE, l’indicatore preferito da Fed per valutare l’inflazione.

Abbiamo infatti avuto non solo un dato più alto del precedente, ma anche più alto delle aspettative. Siamo su livelli – in senso assoluto – alti, e con l’inflazione che si muove in direzione opposta rispetto al ritorno verso il 2%.
Bitcoin e crypto: cosa succede in caso di stagflazione?
Per chi dovesse essere ancora convinto della possibilità di una stagflazione, lo scenario su Bitcoin si fa complicato.
- Inflazione alta: narrativa hard money è positiva
Se l’inflazione dovesse rimanere alta, la narrativa di Bitcoin come asset che ha un limite fisso ne uscirebbe rafforzata. Per ora non ha prodotto grandi effetti presso il grande pubblico, ma chissà in futuro.
- Appetito per il rischio peggiora
In genere l’appetito per gli asset più rischiosi, durante una stagflazione, peggiora. Ci si rifugia verso le azioni delle aziende che hanno pricing power, ovvero una certa libertà nell’alzare i prezzi senza comprimere eccessivamente la domanda. E ci si rifugia anche verso gli asset più sicuri.
Bitcoin si è storicamente sempre comportato come asset ad alta duration e beta elevata. In queste circostanze in genere soffre parecchio.
- In realtà decide il dollaro
Se i tassi reali restano alti o positivi (tassi meno inflazione), per Bitcoin vuol dire un mercato con meno liquidità e probabilmente sofferenza. Se il dollaro si rafforza in virtù di una fuga verso gli asset sicuri, questo è un altro problema.
Perché allora abbiamo parlato di situazione complicata? Perché i tipi di stagflazione possono essere due:
- Fed ferma sui suoi passi
Fed decide che si deve prima comprimere l’inflazione e dunque mantiene tassi molto elevati (e reali positivi). Bitcoin – se dovesse comportarsi come ha sempre fatto, ne risentirebbe. Dirai che in realtà Bitcoin ha corso parecchio durante il ciclo di rialzo dei tassi post-COVID. È vero – ma lo ha fatto anche in concomitanza del recupero da un brutto bear market e con vettori importanti di crescita, come gli ETF.
- Fed decide il pivot perché…
…perché ritiene che aiutare l’economia sia più importante del controllo dell’inflazione. In questo caso all’arrivo della recessione (che è una metà della stagflazione) correzione, e poi ripartenza probabilmente forte.
In breve: la stagflazione sarebbe un evento negativo per Bitcoin, con esiti però di medio e lungo periodo che possono essere diversi. Potendo scegliere, eviteremmo.
Ad ogni modo – e qui ci salutiamo – la stagflazione è per il momento un tema buono per riempire i social. E poco più.
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