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Oro a picco: -3,4%, argento -11%. I mercati prezzano incertezza sfogandola su questo segnale

Oro sotto i peso degli short, ma il vero indicatore arriva dai bond e dallo spread.
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I mercati hanno cambiato direzione sulla scorta delle notizie che arrivano dall’Iran, come vi ha illustrato Alessandro Lavarello in un’analisi che indicheremo più avanti. L’oro cede oltre il 3% e l’argento più del 10%, in una situazione quasi impossibile da leggere. Dato che però ci sono informazioni molto interessanti che arrivano dal mercato dei bond – e che colpiranno anche Bitcoin e crypto – è il caso di fermarsi ad analizzare due rendimenti, di farlo possibilmente in modo semplice e di capire che tipo di messaggio stanno mandando i mercati.

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È da inizio febbraio che i mercati hanno iniziato a ridurre lo spread tra rendimento dei bond USA a due anni e bond USA a dieci anni. Nelle ultime ore però tale movimento ha accelerato, segnalando che ora gli stessi mercati ritengono la situazione ancora più, potenzialmente, grave.

Uno dei migliori termometri per gli investitori

Ogni stato emette diversi titoli di stato (per finanziarsi) e con diverse scadenze. Il rendimento delle diverse scadenze – che i mercati secondari prezzano di continuo – è un ottimo termometro per ricavare le aspettative dei mercati su:

  • Tassi di interesse futuri, di breve, medio e lungo periodo;
  • Aspettative su economia di breve, medio e lungo periodo;
  • Livello di risk off sui mercati;

Cosa sta succedendo in queste ore? Sia i rendimenti dei bond a due anni sia quelli dei bond a dieci anni stanno crescendo. I primi però stanno crescendo più degli altri. E questo ci offre tante informazioni aggiuntive, anche in relazione alle preoccupazioni legate al conflitto.

Spread up down
Lo spread tra rendimento 2y e 10 rimarrà uno dei segnali più interessanti da leggere

Perché crescono entrambi?

Perché innanzitutto ci sono diversi fattori secondari che impattano sul rialzo dei rendimenti:

  • Attese inflazione più alta: che derivano non solo dagli ultimi dati macro, ma anche dalla paura che il conflitto si protragga a lungo e che pertanto a lungo eserciterà una spinta rialzista sui prezzi del greggio;
  • Evidentemente il flight to safety sta riguardando in certi momenti più il franco svizzero che i prodotti classici che raccolgono questo tipo di movimenti.
  • I mercati ritengono che le condizioni di breve siano poi fondamentalmente peggiori – e più incerte – di quelle di medio e lungo.
  • I mercati credono che ci saranno minori tagli ai tassi rispetto a quanto si ritenesse a febbraio.

Nel complesso, possiamo leggerci una combinazione di risk-off estremo verso il cash (in concomitanza dell’arrivo di certe notizie dall’Iran), a aspettative ora meno ottimistiche sulla riduzione dell’inflazione e dunque sul taglio ai tassi.

Intanto l’oro punito dall’agitazione dei mercati

Un movimento che arriva relativamente da lontano

In realtà lo spread tra i due titoli ha iniziato a ridursi dal cinque febbraio, in apertura di un mese non particolarmente brillante per gli asset risk-on. I bond non lo sono, ma se confrontati prezzano in modo relativamente chiaro quando c’è una fase di… caduta di appetito per il rischio.

La differenza tra questi ultimi giorni di scambi e il movimento di febbraio è un’altra però. Mentre a febbraio scendevano i rendimenti, ora salgono quelli sia dei bond a due anni sia quelli dei bond a dieci anni, anche se a ritmi… diversi.

Nel corso delle ultime ore lo spread tra i due titoli i mercati hanno ridotto lo spread di oltre il 6%, non esattamente un numero da ignorare, soprattutto se arriva da una lunga fase già di riduzione dello spread.

Bitcoin, crypto, azioni

Se il segnale corretto è quello di un risk off prima progressivo poi estremo, ci sono due ulteriori curiosità: dall’inizio del conflitto in realtà le crypto e Bitcoin hanno avuto un comportamento quasi egregio e certamente non un crollo, fatta salva la reazion a pochi minuti dall’inizio dell’attacco.

Il secondo è che nonostante la correzione, i principali indici azionari rimangono comunque molto vicini ai massimi. C’è chi vede in questo trend qualcosa di insostenibile – e chiama una correzione ormai da tempo immemore. E c’è chi invece – forse con maggiore ragione sul breve – ritiene che i movimenti di queste ore continueranno a essere altalenanti e tutto sommato impossibili da considerare nel loro complesso finché la guerra non prenderà una direzione più netta.

Per ora comunque, i mercati sembrerebbero prezzare da qualche ora la convinzione che il conflitto potrebbe durare più a lungo del previsto (da chi?).

Il caos è totale

Il caos è totale e lo dimostrano anche le performance dell’oro, che lascia sul terreno il 4% in poche ore, e l’argento che fa peggio, a -11%. Non è un periodo adatto agli stomaci deboli.

E non continuerà a esserlo ancora a lungo. Intanto alla riapertura delle borse cash, sarà interessante vedere come i mercati avranno riprezzato la possibilità di tagli. Per ora si rimane tra 0,50% e 0,75% da qui a fine anno, con una maggiore probabilità – sempre per i mercati – degli 0,50%. Per il resto, l’analisi di Alex Lavarello è un ottimo punto di partenza per ragionare su questa fase.

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