Sarete presto tempestati di nuovi articoli che parlano di disastro imminente. Il tema non è quello del petrolio – troppo noto per fare eccessivo catastrofismo – ma quello del private credit. Un altro fondo, almeno a leggere in giro, avrebbe imposto uno stop ai prelievi. Questa volta è addirittura di Morgan Stanley e dunque ci sarebbe da preoccuparsi almeno il doppio. Al netto però del catastrofismo d’accatto, unica fonte di interesse per giornali alla canna del gas, le cose sono un po’ più complicate di così.
La notizia è arrivata ieri, 12 marzo, e parla dello stop ai prelievi per North Haven Private Income Fund, gestito da Morgan Stanley e che – secondo le comunicazioni obbligatorie a SEC – ha rimborsato solanto il 46,8% delle richieste.
Cos’è successo davvero?
Questa tipologia di fondi di private credit ha un funzionamento preciso, noto e trasparente:
- Investi il tuo denaro perché sei alla ricerca di rendimenti più elevati;
- In cambio di quei rendimenti più elevati, il fondo ti chiede maggiore impegno;
- Tale impegno si concretizza con l’impossibilità di prelevare quando vuoi;
- Puoi comunque chiedere la redemption a scadenze prefissate;
- Tali redemption (ovvero denaro in cambio di quote) sono limitate per percentuale sul capitale totale, per motivi che vedremo più avanti.
Cos’è successo al fondo di Morgan Stanley? Ci sono state richieste di prelievo per circa il 10,9% del capitale disponibile. Il fondo ha accordato prelievi però secondo il limite (vedi il quinto punto), che è del 5%. Apriti cielo.
Il grosso dei giornali ha infestato il mondo con notizie delle difficoltà di Morgan Stanley, lasciando il grosso delle volte intendere la presenza di una grande sciagura che ci aspetta dietro l’angolo.
Non è così. Non c’è alcuna sciagura. Non c’è alcuna crisi di Morgan Stanley e non c’è alcuna apocalisse. C’è una situazione molto particolare nel mondo del private credit. Non è un granché. Speriamo passi presto. Ma da qui alla fine del mondo, come sempre, ce ne passa. Chiunque dica il contrario è una bestia mitologica che si nutre di ansia, a scopo di click.
Perché c’è un limite? Perché i crediti maturano a scadenze relativamente lontane e il fondo, se le richieste dovessero essere troppe si troverebbe davanti due alternative. Ricomprare una quantità enorme delle proprie quote, oppure svendere i crediti in caso di difficoltà. È una misura a tutela anche di chi investe ed è rimasto dentro il fondo.
Cosa sta succedendo davvero nel mondo del private credit
C’è la concomitanza di diversi eventi che sta portando alcuni investitori a chiedere l’uscita da certi investimenti:
- AI e paura per il settore software: che rende il credito concesso a certe aziende meno redditizio di quanto comanda il mercato oggi. Posso ottenere di più? Cerco di andarmene.
- Crisi Iran ha abbassato la soglia di tolleranza per il rischio. Una parte dei mercati non vuole sentir parlare se non di cash. Per ottenere cash si deve uscire da certi fondi.
- I mercati percepiscono in generale un rischio maggiore per il private credit e giustamente lo prezzano.
L’ultimo punto è dimostrato dall’andamento in borsa delle cosiddette BDC: sono società quotate che operano nel settore del private credit e che scambiano da qualche tempo sensibilmente sotto il NAV, ovvero sotto il controvalore dei crediti che vantano.

È un segnale di stress – ma ci sono (questo ne è solo un accenno) questioni più complicate che spiegano cosa sta succedendo davvero.
Per ora vi basti sapere che no, Morgan Stanley non ha deciso di negare prelievi, ma ha utilizzato una regola nota a tutti. Avrebbe potuto rimborsare il totale per dare un segnale al mercato? Certamente sì (qualcuno lo ha fatto), ma sono decisioni che non dipendono dallo stress, ma piuttosto dalla volontà della banca in questo caso di essere più o meno esposta verso certi fondi che gestisce.
C’è un problema, inoltre, molto più pressante. Partners Group ha appena lanciato un allarme sui default rates del credito privato. In breve: il livello di crediti ormai impossibili da esigere si sta alzando. Dello stress c’è, ma non è una questione che attiene a giganti come BlackRock o Morgan Stanley, in perfetta salute finanziaria.
Una nota per chi continua a parlare di subprime
La crisi dei mutui subprime e dei relativi CDO che portarono all’apocalisse finanziaria del 2008 è una ferita ancora aperta. In tanti non si sono più ripresi mentalmente e Hollywood – principalmente con The Big Short – ha contribuito a immortalare questo evento nella memoria collettiva.
Sebbene qualche private credit fund abbia un pizzico di leva, siamo estremamente lontani dal castello di carte del 2008, fosse anche soltanto per dimensione dei mercati. Chiunque tiri in ballo i subprime sta cercando di cavalcare la paura, spesso con uno rispetto assai scarso per i propri lettori.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
