La narrativa sulle stablecoin e sul ruolo positivo che potrebbero avere per l’efficienza dei mercati è troppo forte. Tanto forte da far tornare sui suoi passi Bank of England, la banca centrale di Londra, che ora si dice disposta a rivedere i limiti che una bozza aveva imposto alle detenzioni di questi token. Limitazioni valide tanto per i privati cittadini quanto per le imprese, anche se su soglie diverse.
Al netto di quanto possa interessarci la vicenda da non residenti in UK, si tratta di un segnale forte, mentre BCE soltanto ieri ha annunciato APPIA, piattaforma per la tokenizzazione che vedrà comunque al centro denaro della banca centrale.
Parla la vice governatrice: siamo aperti ad altre strade
La preoccupazione di Bank of England è la stessa di BCE: un’eccessiva diffusione delle stablecoin, criptovalute il cui valore è ancorato a quello del denaro classico, potrebbe ridurre i depositi bancari. Non è protezione delle banche, ma piuttosto del sistema di trasmissione delle politiche monetarie che si perpetua anche tramite la creazione di credito e moneta da parte degli istituti privati.
Un meccanismo che potrebbe rompersi o comunque diventare molto meno efficace nel caso di crescita nell’utilizzo delle stablecoin.
Per ovviare a questo problema, Bank of England aveva proposto l’introduzione di un limite: 20.000 sterline per i privati e 10 milioni di sterline per le società, riducendo così le possibilità di utilizzo, di spesa e di risparmio attraverso questa tecnologia monetaria.
Ora Sarah Breeden, che è vice-governatrice di Bank of England, si dice pronta a percorrere eventuali altre strade, ovvero a eliminare o ridurre i limiti, che erano nati, conferma, per eliminare certi rischi sistemici.
Le stablecoin stanno avendo un’ampia diffusione negli USA, con il governo che ha spinto per l’approvazione del Genius Act, complesso di regole che fissa limiti certamente meno stringenti di quelli europei e che secondo le autorità USA dovrebbero contribuire a una maggiore diffusione del dollaro, anche in versione token.
In Europa, o meglio nell’area euro, gli intendimenti sembrerebbero però essere diversi, perché non solo esistono limiti importanti per i gestori, ma c’è anche la questione euro digitale, una versione elettronica del denaro di BCE che vedrà forse la luce tra 2028 e 2029.
Le strade scelte dalle diverse giurisdizioni appaiono molto diverse. Saranno poi i mercati a decidere quale tecnologia sarà da considerarsi come più desiderabile.
Intanto anche in Europa i grandi gruppi bancari si preparano al lancio della loro stablecoin. Qivalis lo farà nella seconda metà del 2026, tramite un consorzio al quale partecipano anche le italiane UniCredit e Banca Sella.
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