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Fallimento per gruppo Bitcoin e crypto degli istituzionali. Libri in tribunale, mancano milioni

Fallito il tentativo di ristrutturazione. Ora toccherà al tribunale liquidare.
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Blockfills porta i libri in tribunale. Il tentativo di ristrutturazione non è andato a buon fine e sarà ora un curatore fallimentare a valutare la situazione e – eventualmente – a decidere per la liquidazione degli asset dell’azienda per rimborsare i creditori. È una buona notizia per i mercati, dato che durante la procedura fallimentare si riusciranno finalmente a individuare ammanchi, soggetti coinvolti e la dimensione del buco. Investi solo con intermediari solidi:

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Blockfills si era trovata in difficoltà successivamente agli eventi del 10 ottobre, quando una serie di liquidazioni a cascata ha quasi azzerato il valore di diverse altcoin e con un calo avviato da quel momento di circa il 50% dai massimi anche per Bitcoin. Il gruppo aveva interrotto la possibilità di prelevare e depositare asset già in febbraio. Il 7 marzo era stato annunciato un piano di ristrutturazione, evidentemente non andato a buon fine.

Un crack crypto come durante il precedente ciclo?

Non è ancora chiaro cosa sia successo a Blockfills. Secondo alcune diffide inviate dai clienti, il gruppo non sarebbe più in possesso di almeno una parte dei Bitcoin e delle altre criptovalute custodite per conto di investitori istituzionali, come fondi hedge e family office. Non è chiaro per il momento quali meccanismi abbiano portato agli ammanchi, con la possibilità che sarà stabilita dal tribunale anche della presenza di operazioni non proprio limpide.

I volumi di Blockfills erano importanti, ma non così impattanti sul mercato crypto. Parliamo di miliardi di volumi nell’arco dell’ultimo anno, per centinaia di soggetti istituzionali o quasi, almeno secondo quanto era stato riportato dall’azienda tramite le sue comunicazioni ufficiali.

Ora si apre il Chapter 11, procedura fallimentare negli Stati Uniti che porta alla nomina di un curatore e al successivo inventario di debiti e crediti, asset e liability del gruppo. Secondo gli unici dati in possesso della stampa, il gruppo avrebbe ammanchi per almeno 75 milioni di dollari. Una somma che non sarebbe riuscita a colmare con l’iniezione di nuovi capitali da nuovi investitori.

La richiesta di accesso al Chapter 11 parla di asset tra i 50 e 100 milioni di dollari e di liability tra i 100 e i 500 milioni di dollari. A breve, una volta che la procedura sarà avviata, dovremmo anche conoscere l’entità effettiva degli ammanchi e la possibilità, da parte della clientela, di recuperarli.

Fatto preoccupante per il mondo crypto e Bitcoin?

Non eccessivamente. Le ultime evoluzioni del mercato – compresi gli ETF – vanno nella direzione di una gestione maggiormente attenta e in linea con gli standard della finanza tradizionale. Come abbiamo più volte sostenuto proprio su queste pagine, si tratta di passaggi positivi per la maturazione di questo comparto.

Non saranno (ormai pochi) gestori non in linea ad avere un impatto sul mercato. Tant’è che i prezzi delle principali criptovalute non hanno risentito di questa notizia.

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