Sia Bitcoin che Ethereum sono in forte rialzo sui mercati negli ultimi giorni, con $BTC che segna un +4,5% sulla settimana ed $ETH che allunga a +12,6%, ma il grosso dell’attenzione speculativa sembra essere concentrato sulla seconda criptovaluta per capitalizzazione. Diversi dati che arrivano dai derivati ci fanno pensare che in questo momento il posizionamento degli operatori sia più aggressivo sulla regina piuttosto che sul re.
Guardando più da vicino, le metriche sull’open interest delle borse futures e sui flussi verso gli exchange ci aiutano a capire come si sta ridistribuendo il capitale tra le due coin e dove si concentra l’interesse del mercato. Ecco i segnali più rilevanti.
Bitcoin vs Ethereum: l’open interest cresce più rapidamente su $ETH
Il primo elemento da analizzare riguarda il modo con cui l’open interest, cioè la somma dei contratti long e short aperti nel mercato futures, si sta espandendo nelle ultime sessioni sui mercati di Bitcoin ed Ethereum. Ciò che spicca subito all’occhio è la divergenza in atto su $BTC: l’OI attuale è infatti più contenuto rispetto a quello registrato in data 4 marzo, mentre i prezzi in quella sessione erano più bassi.
Ciò significa che l’ultimo movimento rialzista non è particolarmente sostenuto da un incremento di nuove posizioni, segno di un rally debole in termini di partecipazione. Allo stesso tempo però segnaliamo una spinta positiva in termini di volumi taker, cosa che non si vedeva da parecchio tempo sui grafici di Bitcoin.

Dall’altra parte Ethereum appare nettamente più in forma del re, con l’open interest sui futures che ha registrato un andamento crescente nelle ultime sedute, accompagnato da un prezzo di $ETH anch’esso in modalità bullish. Aggiungiamo poi che durante l’ultimo movimento al rialzo sono stati liquidati relativamente più posizioni short, dinamica che ha contribuito ad alimentare lo squeeze sulla seconda moneta.
Anche qui comunque vediamo un dato positivo dai volumi taker buy, che evidenzia la maggiore aggressività dei compratori rispetto ai venditori. L’outlook sembra tuttavia più attraente su Ethereum, con un OI che ha già recuperato il calo del 31 gennaio, mentre per Bitcoin, in tal senso, la strada è ancora lunga.

Inflow sugli exchange: il ratio tra Ethereum e Bitcoin
Un altro fattore molto interessante su cui fermarsi è il rapporto tra gli inflow di Ethereum e Bitcoin verso gli exchange, una metrica che talvolta può offrire indicazioni utili su dove si stia concentrando la pressione potenziale lato vendita (ma che va saputo interpretare, ndr). Vi facciamo notare che il grafico ETH/BTC sia fortemente correlato alla media a 30 giorni di questo rapporto, segnalando come Ethereum storicamente performi meglio di Bitcoin quando il ratio tende a crescere.
Questo può sembrare apparentemente un controsenso, in quanto maggiori inflow sui CEX solitamente sono associati a monete che vengono depositate per essere vendute. In realtà però guardando alla chart di CryptoQuant ci accorgiamo che questa dinamica è vera soltanto in certi casi, specialmente quando il ratio supera il valore di 3.
Al momento vediamo invece un dato inferiore alla soglia di potenziale alta pressione di vendita, con un inflow che da metà gennaio 2026 è tornato a crescere a favore di $ETH. Contestualmente il grafico ETH/BTC non è ancora cresciuto in maniera proporzionale al dato, lasciando intravedere un possibile spazio per una sovraperformance della regina.

La leva si sposta su Ethereum: segnali dai futures
L’ultimo aspetto da menzionare in quest’analisi riflette la situazione sui mercati futures di Bitcoin ed Ethereum dal punto di vista della leva. Sebbene infatti entrambi gli asset siano correlati dal punto di vista delle performance, non sempre accolgono la stessa tipologia di speculatori, né con la stessa intensità.
Infatti al momento su Bitcoin la metrica Glassnode “BTC Futures Open Interest Leverage Ratio”, che guarda al rapporto tra OI e riserve della moneta sugli exchange, mostra una leva rimasta pressoché piatta negli ultimi mesi, senza grossi tentativi di crescita. Dopo il maxi evento di deleveraging di ottobre, non c’è stato più un recupero degno di nota.

Scenario molto diverso invece su Ethereum, dove la stessa metrica mostra un output decisamente più improntato alla crescita di leva finanziaria. Già dal crollo di ottobre c’è stato un primo tentativo di risalita, indebolito poi dal calo dei prezzi di gennaio/febbraio, ed infine tornato a salire fino a recuperare tutto il periodo di stagnazione.
Tutto ciò conferma la tesi iniziale, secondo cui vi è un maggior appetito per il rischio su Ethereum rispetto a Bitcoin in questa fase del mercato, con gli investitori futures che puntano più sulla regina.

Specifichiamo comunque che non sempre vi è una relazione chiara tra riserve su exchange e andamento dell’OI, visto e considerando che la maggior parte del margine sui derivati è espresso in stablecoin, e non in $BTC ed $ETH. Detto ciò la metrica ci aiuta comunque a farci un’idea di quanto il mercato dei derivati sia “carico” rispetto alla liquidità in moneta nativa disponibile sugli exchange.
Cosa aspettarsi ora da $ETH?
Fermo restando che in questo momento il mercato crypto è ancora molto suscettibile ad eventi esterni e tensioni geopolitiche, e che dunque potrebbe verificarsi un aumento della volatilità su entrambi i lati della chart, per ora l’outlook resta rialzista su Ethereum. Il prossimo scoglio sarà rompere i $2.430 per liquidare le posizioni short rimaste ancora aperte, per poi puntare al movimento fino ai $2.750, su cui si concentra il successivo cluster di liquidazioni degno di nota.
Nel mezzo tra i due target c’è una prateria in termini di Volume Profile, con una zona di LVN che potrebbe facilmente essere penetrata dagli acquisti dei long, senza creare grosse difficoltà. Per ipotizzare un ritorno definitivo in fase bull, ci sarebbe però anche da ritrovare fiducia sul fronte spot, dove i volumi sono rimasti meno convincenti rispetto alla fronte futures.
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