Mastercard conferma il suo impegno nel mondo delle stablecoin con l’acquisizione di BVNK, per 1,8 miliardi di dollari. L’annuncio è stato dato poco prima dell’apertura delle borse USA ed è stato confermato anche dalla società acquisita, che diventerà parte integrante dell’ecosistema Mastercard. Si parlava da tempo della possibilità di acquisizione di BVNK, con discussioni che poche settimane fa avevano coinvolto anche Coinbase.
Mastercard è già da tempo attiva nel mondo crypto anche con l’emissione di carte. Con questa acquisizione uno dei giganti dei pagamenti digitali su scala globale punta a espandere la sua rete di servizi onchain e anche offchain ma legati comunque al mondo delle stablecoin.
Integrazione dell’infrastruttura
L’acquisizione è di quelle importanti anche in termini di capitale investito. 1,8 miliardi che consentiranno a Mastercard di integrare un’infrastruttura che sarà particolarmente utile per le stablecoin e per i relativi movimenti, per i depositi tokenizzati e per ambiti di utilizzo che andranno oltre le classiche rimesse.
Entrambi i giganti dei network di pagamento globale hanno già effettuato degli investimenti rilevanti nello spazio stablecoin. Visa ha recentemente annunciato la volontà di espandere il proprio network in tal senso, anche – aggiungiamo noi – grazie alla maggiore chiarezza normativa arrivata negli Stati Uniti grazie al Genius Act.
Nessuna separazione tra vecchi network e nuovi network?
Sembrerebbe essere questa l’intenzione manifestata dai giganti dei pagamenti tradizionali, che puntano a diventare snodo che permetterà di passare seamless – ovvero senza ostacoli – dall’uno all’altro ecosistema.
In tal senso è da interpretarsi anche il recente impegno di PayPal, che ha allargato l’utilizzo di PyUSD (stablecoin legata al dollaro USA) a 68 paesi aggiuntivi, allo scopo di aumentare il suo share di mercato e di offrire sempre più servizi direttamente onchain, con rapidità e costi potenzialmente più bassi.
Ciò che avviene negli Stati Uniti sta avendo un’eco importante anche in Europa. Dodici grandi banche europee si sono riunite nel consorzio Qivalis allo scopo di offrire, a partire dalla seconda metà del 2026, una stablecoin ancorata all’euro. Una volta lanciato il token, ciascuna delle banche lo implementerà, a livelli diversi, nei servizi B2B e B2C. Questo in una giurisdizione, quella dell’Unione Europea, dove si spinge anche per l’euro digitale, alternativa di BCE allo strapotere delle stablecoin.
Una questione di sovranità monetaria, per come la mette la Banca Centrale Europea. Nonostante gli sforzi tecnici e politici però, anche l’Unione Europea dovrà lasciare una parte di spazio alle stablecoin, evidentemente preferite dal settore privato.
L’acquisizione di BVNK è il segnale chiaro di questa preferenza. La quotazione a 1,8 miliardi è considerata piuttosto elevata e indica un chiaro premium che le società del settore possono comandare sui mercati, in una fase di grande apertura verso il comparto.
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