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FED WILLIAMS

Parla il braccio destro di Jerome Powell: ecco come reagiranno a inflazione

Parla il più vicino a Powell tra i membri votanti del FOMC. Dazi, ma anche Iran.
FED WILLIAMS

John Williams, storicamente arruolato tra le colombe di Federal Reserve, ha parlato poche ore fa ai microfoni di Bloomberg. Ci sono delle buone notizie – Fed sarebbe posizionata correttamente – e delle notizie meno buone, anche se lapalissiane. Nessuna presa di posizione – d’altronde non è l’unico a votare – ma un’avvertenza per quanto riguarda l’inflazione del 2026, che difficilmente tornerà ad avvicinarsi al 2%.

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John Williams è ritenuto inoltre storicamente vicino al presidente di Federal Reserve Jerome Powell – e dunque la sua opinione, così come espressa ai microfoni di Bloomberg, merita forse un approfondimento maggiore.

Dazi e guerra

Difficile vedere un ritorno dell’inflazione verso il basso, tenendo conto di questioni extra-economiche come i dazi imposti da Donald Trump e il conflitto in Iran, le cui conseguenze sono ancora incerte. Tuttavia, all’interno della breve intervista a Williams, c’è spazio anche per l’ottimismo.

Il prezzo del greggio in salita sarebbe il più classico degli aiuti alla stagflazione, ovvero ad una situazione economica fatta di prezzi che continuano a correre e di crescita asfittica. Tuttavia Williams ricorda che anche tenendo conto degli eventuali sconquassi dovuti agli effetti della guerra sul prezzo del petrolio, ritiene comunque che gli USA cresceranno in modo importante e comunque sopra il 2%. Certamente non una crescita da stagflazione, per quanto ci sarà quasi sicuramente da lavorare per riportare l’inflazione in linea con il target del 2%.

Williams, e questa è l’altra buona notizia, non si è sbottonato sulla possibilità di Federal Reserve di ritoccare i tassi al rialzo. È – dicono i bene informati – una delle possibilità entro fine anno, soprattutto se gli effetti della guerra in Iran dovessero essere di medio e lungo periodo – ma per ora è un’opzione non ancora sul tavolo.

I consumatori e le famiglie dovranno soffrire un po’ a causa dell’impatto dei prezzi del greggio, ma per il resto si è ancora in regime di ordinaria amministrazione.

Cosa ne pensano i mercati?

Per ora i mercati prezzano una Fed ferma il 29 aprile (data del prossimo incontro del FOMC), con solo il 2,6% di possibilità di rialzo dei tassi. La situazione però cambia radicalmente se dovessimo guardare alla sommatoria delle posizioni da qui all’ultimo incontro del FOMC, il 9 dicembre 2026. Per allora i mercati prezzano così le decisioni, ancora una volta cumulative.

Stasi mercati FOMC
Per i mercati sarà stasi fino a fine 2026

Praticamente un perfetto equilibrio intorno all’ipotesi no tagli, con un orizzonte però che è incerto a sufficienza, tale da lasciare aperto a qualunque tipo di sviluppo.

Per ora i mercati sembrano però credere non solo alle parole di Williams, ma anche a quelle di Jerome Powell, apparso tranquillo a sufficienza durante le sue ultime uscite pubbliche.

Intanto dalle principali testate finanziarie degli USA, si continua ad accusare il mercato di non aver prezzato correttamente gli effetti della guerra in Iran. Ma con una Fed così tranquilla, perché mai gli investitori dovrebbero… preoccuparsi?

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