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Quanto investire in Bitcoin? Parla gigante di Wall Street da 11.900 miliardi di dollari

Parla Charles Schwab, che offre anche delle percentuali.
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Qui giace il signore de La Palice, recitava il più celebre epitaffio di sempre. Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita. È da qui che arriva l’aggettivo lapalissiano. I nostri figli e nipoti parleranno però forse di schwabiano per intendere la stessa identica cosa, perché il più grande intermediario degli USA, Charles Schwab, ne ha detta una ancora più scontata di quella della lapide del compianto La Palice. Crypto e Bitcoin? Non esiste un’allocazione perfetta per tutti. Dipende dal rischio, dice il grande broker, ma con un trucco.

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È la stessa Charles Schwab che si sta preparando al lancio sulle sue piattaforme del trading in Bitcoin e Ethereum. E che forse, davanti a qualche protesta di qualche dinosauro, ha deciso di far finta di prendere le distanze. O meglio, di essere meno aperta e spinta sul settore rispetto a BlackRock, che invece vede il CEO Larry Fink ancora andare in giro a consigliare fino al 5% di allocazione.

Il paper di Charles Schwab su Bitcoin e crypto

In realtà Charles Schwab, al netto delle posizioni che si sono guadagnate le prime pagine di tutti i giornali, ha pubblicato qualcosa di più articolato. C’è un intero paper per spiegare le crypto ai propri clienti, con toni che mai ci saremmo immaginati arrivare da un intermediario di questa importanza.

Non c’è un’allocazione corretta verso le criptovalute e crediamo che la decisione sia largamente personale. […] Per esempio, basandoci sull’analisi di questo paper, prendendo ad esempio un ritorno del 10% annualizzato su Bitcoin e una tolleranza per il rischio moderata, la mean-variance suggerirebbe un’esposizione dell’1,5%. Se i ritorni dovessero essere del 15% con una tolleranza alta per il rischio, l’allocazione suggerita sarebbe dell’8,8%.

Cos’è successo? In realtà Charles Schwab non fa altro che applicare modelli storici a una classe di asset, quella rappresentata da Bitcoin, caratterizzata da grande volatilità e grandi rischi, nonché da un andamento altalenante. Una classe di asset che però mal si sposa con i modelli che abbiamo utilizzato fino a oggi per valutare azioni, materie prime o altri tipi di investimento.

La natura unica delle criptovalute

La parte più interessante del paper è forse proprio questa:

La valutazione delle criptovalute, come per le materie prime o per le valute che non offrono ritorni – dipende dalla domanda e dall’offerta futura percepita. Molti investitori paragonano bitcoin all’oro, ad esempio, vedendolo come un possibile scudo contro l’inflazione. […] Nel caso di Bitcoin e di altri protocolli l’offerta futura è nota.

E poi aggiunge:

Per questi motivi costruire un modello sul valore fondamentale delle criptovalute è un compito difficile. Le criptovalute sono una categoria eterogenea, con differenze sostanziali nel comportamento del prezzo tra diversi coin.

Tre portafogli di esempio

Rimandandovi al paper completo, che discuteremo comunque anche giovedì in live, non possiamo che lasciarvi con una tabella di tre portafogli dal conservativo all’aggressivo, per ogni asset class, così come pubblicato da Charles Schwab.

Schwab portafogli
I portafogli offerti da Schwab

Allocazione massima Bitcoin? 4,0% nei casi più estremi. 1,2% per chi è invece meno propenso al rischio. Sei d’accordo? Vieni a farcelo sapere sul nostro Canale Telegram.

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