Nella giornata di oggi, mercoledì 8 aprile, alle ore 16:00 italiane la blockchain di Polygon vedrà implementare il tanto atteso hard fork Giugliano. Si tratta già del secondo upgrade avanzato nel 2026, dopo Lisovo, che lo scorso marzo ha introdotto miglioramenti nella gestione delle fee e nuove funzionalità legate agli AI agents.
Questa volta invece l’aggiornamento si concentrerà principalmente sul tema scalabilità, con interventi mirati a migliorare le performance della rete e ad avvicinarsi ulteriormente all’ambizioso obiettivo delle 100.000 transazioni al secondo. Un traguardo che fa parte di una roadmap più ampia, su cui Polygon sta lavorando già dal 2025.
Polygon lancia oggi l’hard fork Giugliano
È tutto pronto per l’8° hard fork della storia del progetto Polygon, che all’altezza del blocco numero 85.268.500 sarà rilasciato ufficialmente in mainnet. I nodi validatori, per beneficiare del nuovo upgrade, dovranno aggiornare il software alla nuova versione, in particolare Bor alla v2.7.0 oppure Erigon alla v3.5.0.
Come avviene in questi casi, la chain verrà divisa in due, con la comunità chiamata a scegliere quale ramo seguire e riconoscere come principale. Parliamo di una dinamica tipica degli aggiornamenti non retrocompatibili, a differenza dei soft fork che mantengono la compatibilità con le versioni precedenti. Per approfondire cosa sono hard fork e soft fork e come funzionano, puoi leggere la guida dedicata.
Cosa introduce Giugliano? L’obiettivo è in primis quello di potenziare la scalabilità della chain L1, intervenendo su alcuni elementi chiave che determinano la velocità con cui le transazioni vengono elaborate. Più nello specifico, l’upgrade punta a ridurre i tempi di finalità, ovvero quanto serve affinché una transazione possa essere considerata definitivamente confermata in un blocco e non più reversibile.
La finalità è un argomento estremamente importante ai fini della scalabilità di una rete, così come quello della latenza che determina la rapidità con cui la rete riesce ad elaborare e propagare le transazioni ai vari nodi. Tutte questioni che sono imprescindibili da affrontare per poter puntare – come sta facendo Polygon – a un aumento del throughput complessivo fino a 100.000 TPS.
La Gigas roadmap di Polygon
L’hard fork Giugliano è in realtà solo un piccolo step di un percorso estremamente più lungo che Polygon ha avviato già nel 2025 con l’obiettivo di aumentare progressivamente la capacità della rete. Una roadmap che viene definita “Gigas” dagli addetti ai lavori, con cui si sta cercando – attraverso una serie di upgrade mirati – di migliorare performance, stabilità della rete in condizioni di stress e tempi di esecuzione.
Il target per lo scorso anno era quello di abbassare la finalità a 5 secondi, con una latenza di 1 secondo, e spingere parallelamente il throughput a 5.000 TPS (velocità raggiunta solo in ambienti devnet). Ora per il 2026 si punta ancora più in grande, con l’obiettivo di rendere questi risultati sostenibili anche in condizioni reali e avvicinarsi progressivamente al traguardo delle 100.000 transazioni al secondo.
Nel mentre, a fianco dei vari hard fork e degli obiettivi di scalabilità, Polygon mira anche a una maggiore adozione istituzionale della propria chain e di un’integrazione più profonda del cosiddetto “Agglayer” nello spazio crypto.

Un primo boost alla velocità della rete è arrivato già nel corso del 2026 con l’aggiornamento Lisovo, che ha introdotto ottimizzazione alle fees, scalabilità e infrastrutture AI. A marzo questo upgrade ha permesso di rendere più flessibile il meccanismo di calcolo delle commissioni, migliorare alcune inefficienze sull’ambiente EVM e aggiungere un programma di supporto per sostenere l’operatività degli AI Agents.
Da non confondere scalabilità reale con quella ipotetica
Sottolineiamo che in campo blockchain spesso il termine scalabilità viene utilizzato impropriamente per indicare valori teorici di throughput, che non riflettono però necessariamente la realtà. Polygon – così come tutte le altre blockchain del settore – fissano infatti un target di transazioni al secondo calcolato in condizioni ideali, difficilmente replicabili in contesti di utilizzo massiccio reale.
Questo per dire che i 100.000 TPS indicati dalla Polygon Foundation sono più da interpretare come un limite teorico, che la rete potrebbe non aver nemmeno bisogno di raggiungere, considerando la domanda effettiva di blockspace.
Attualmente, basandosi solo su gas limit, dimensione dei blocchi e velocità in ambienti di test, Polygon riesce a processare un massimo di 2.380 TPS. Invece, la scalabilità reale, calcolata secondo una media a 30 giorni delle operazioni realmente processate dal network, si aggira intorno alle 114 TPS.

Non vi mostriamo questi numeri per “screditare” Polygon, ma semplicemente per mostrarvi come funzionano certe logiche nel mondo blockchain e come il concetto di performance debba essere contestualizzato con le condizioni in cui una rete opera nella realtà. Non importa solo quanto una rete è ipoteticamente veloce, ma anche quanta domanda di utilizzo c’è e come riesce a muoversi in scenari di congestione.
A cosa serve la scalabilità a Polygon?
In realtà Polygon in futuro potrebbe realmente avere bisogno di un throughput molto ampio, visto il modo con cui la chain si sta posizionando nel settore stablecoin. Qualche settimana fa vi avevamo parlato del boom grazie a Revolut e della crescita dei volumi stablecoin a $1,2 miliardi, ma in generale la direzione è quella di diventare sempre più un’infrastruttura di settlement per pagamenti e flussi finanziari su scala globale.
Di recente Polygon ha introdotto il cosiddetto modello stablecoin sandwich, dove la chain funge da layer centrale per il trasferimento di valore tra due componenti off-chain.
Al momento Polygon è l’ottava chain per supply di stablecoin, con $3,6 miliardi di monete presenti sulla rete, appena dietro ad Arbitrum, Base e Hyperliquid.
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