Come nelle borse tradizionali: se il prezzo si muoverà troppo, contrattazioni sospese. Questo per evitare liquidazioni a catena che causano altre liquidazioni, sconquassi e disastri sui mercati. L’idea circola da un po’ nel mondo crypto, ma arriverà probabilmente per prima in Corea del Sud. Il regolatore di Seul vuole infatti imporre agli exchange di introdurre dei meccanismi per interrompere i circoli viziosi di cui sopra. Meccanismi che appunto esistono già nelle borse tradizionali (vedi le sospensioni per eccesso di ribasso). Con una differenza enorme però.
A spingere Bank of Korea a una proposta del genere è un evento che il 6 febbraio ha colpito l’exchange più popolare della Corea del Sud: Bithumb, a causa di un errore interno, aveva trasferito 620.000 Bitcoin agli utenti, in una serie di eventi che portano alla perdita per $BTC su quella piazza del 15%.
Ci si può salvare come fanno le borse?
Quasi tutte le borse azionarie del mondo hanno circuit breaker. Sono dei meccanismi pensati per evitare l’insorgere di liquidazioni a catena e di reazioni dei mercati eccessive e innescate dal panico. Quando un’azione perde valore sopra certe percentuali, le contrattazioni vengono sospese, in attesa che torni la calma. In genere ci sono meccanismi speculari che funzionano anche nel caso inverso, ovvero in presenza di rialzi eccessivi.
Bank of Korea ne vorrebbe introdurre anche per il mercato crypto. La cosa riguarderebbe, nel caso, soltanto gli exchange crypto che operano in Corea del Sud, non potendo BoK estendere la sua autorità oltre i confini nazionali. Non è chiaro ancora come dovrebbero funzionare, ma dal report firmato da Bank of Korea si evince che il modello consigliato sarebbe appunto quello delle borse tradizionali.
I mercati crypto però non sono borse tradizionali
Andrebbe segnalato però anche altro a Bank of Korea. I mercati crypto non sono in alcun modo comparabili a quelli azionari.
- Mercato singolo contro mercato distribuito
Le azioni sono tipicamente scambiate in un solo mercato. Ci sono poche eccezioni a questo (ADR negli USA di azioni europee e pochi altri strumenti simili quotati altrove).
La stessa criptovaluta – facciamo l’esempio di Bitcoin – è invece scambiata su centinaia di mercati. Nel caso in cui il crollo del mercato fosse generale e non indotto da errori come quelli di Bithumb a febbraio, potremmo avere delle enormi discrepanze, occasioni per l’arbitraggio impossibili da cogliere perché alcune piazze sarebbero chiuse d’imperio e tutta una serie di inconvenienti aggiuntivi.
- Su quali crypto?
Solo sulle principali? Come comportarsi con quelle a bassa capitalizzazione, il cui principale appeal è sempre stato l’offrire volatilità agli investitori?
Sarà comunque interessante seguire l’andamento di questa proposta, che potrebbe davvero cambiare il modo in cui si fa trading, almeno in Corea, sulle principali criptovalute. E chissà se tale proposta non venga poi emulata anche in altre giurisdizioni.
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