Questa volta i dubbi non sono soltanto di chi ha guardato nei bilanci e nello strano giro di finanziamenti circolare, da A a B, da B a C, da C che investe di nuovo in A. L’intelligenza artificiale e le aziende che la spingono potrebbero trasformarsi nel più grande bluff di sempre (guai a parlare di bolla)? Difficile a dirsi, per ora, dato che di malelingue che parlano di settore che balla grazie al marketing e non grazie ai numeri, ce ne sono a dozzine che parlano da mesi. C’è però qualcosa che effettivamente scricchiola, come i repentini cambiamenti di diverse delle società al top del comparto.
Poco interesserebbe se a essere coinvolte fossero solo poche (ma grandi) società ancora non quotate. Dagli acquisti dell’AI però dipendono anche i flussi di cassa di giganti come Nvidia e non solo. Vediamo cosa c’è di fondato in certe critiche, e se vale la pena di iniziare a prendere cum grano salis certe sparate di Amodei & co. Con un’avvertenza: certe sparate ricalcano quelle di certi comparti ormai spariti del mondo crypto.
Sì, c’è tanto marketing
Non esiste un misurino della FOMO. Non possiamo pesare quanta ce ne sia di creata ad arte. Quello che sappiamo però è che nei pochi anni di esistenza del comparto AI in versione ricca e strutturata, abbiamo sentito più volte proclami tutti identici, poi mai verificatisi.
- Modelli troppo rischiosi per essere consegnati al pubblico
È stato recentemente il caso di Mythos, modello di Anthropic a quanto pare molto bravo a trovare vulnerabilità. La preoccupazione è diventata così importante da portare Fed e Tesoro USA ad avere un incontro con le banche, al fine di individuare vulnerabilità e neutralizzarle.
Sarà anche bravo Mythos, ma come segnalano diversi analisti del settore informatico, in realtà molte delle vulnerabilità presentate erano già note e mai… sistemate. Il problema potrebbe esserci, ma da qui all’apocalisse descritta da certi uffici del marketing… sembra ce ne passi ancora.
- Modello di business
La chiusura improvvisa di Sora – il servizio di OpenAI dedicato alla creazione di video – ha confermato quanto in tanti sospettavano da tempo. Queste aziende bruciano una quantità di cash enorme per ottenere clienti. Il cash però non si può bruciare per sempre e per ora tra le poche imprese potenzialmente redditizie del comparto c’è proprio Anthropic, che ha preferito concentrarsi su compiti specifici (il codice) piuttosto che voler tentare di trasformare il mondo in quello di Matrix. Il segnale c’è: bisognerà rifare i conti, perché i soldi non sono infiniti, anche quando si devono investire nella cosa più cool del momento.
- Il mondo come lo conosciamo finirà
Per ora, al netto di qualche licenziamento AI washed, ovvero dove l’AI è stata scusa per ridurre organici di proporzioni troppo ampie, non sembra che il mondo sia finito. Anche nei settori dove l’AI performa meglio, il codice, sembra che capaci siano ancora al loro posto. Non è un nothingburger, ci mancherebbe, però sentiamo da troppi mesi Amodei di Anthropic parlare della sparizione degli ingegneri del software entro sei mesi. Sei mesi però, che come Godot, non arrivano mai.
- Citadel parlò a suo tempo
Circola in rete un video del CEO di Citadel, Kenneth Griffin, che senza mezze parole conferma che il grosso delle storie che si raccontano intorno all’AI arrivano più dagli uffici del marketing che dagli ingegneri. Sarà vero? Volontà di Griffin di fare da Bastian Contrario? Parlerà il tempo, ma il sospetto che le tempistiche non siano quelle raccontate da Amodei & co. c’è tutto.
Il parallelo con le crypto
C’è un parallelo. Non dobbiamo tornare neanche troppo indietro nel tempo. Era il 2021, tutti avrebbero voluto spostarsi sul metaverse e addirittura un gigante delle proporzioni di Facebook decise di cambiare nome in Meta.
Oggi le persone – compresi noi specialisti – che hanno mai messo piede in un metaverse si contano sulle dita di una mano forse no, ma comunque non riempirebbero uno stadio di Serie C. Anche lì miliardi bruciati, hype dagli uffici del marketing e poi in molto pochi disposti a passare anche un solo secondo nei mondi virtuali, soprattutto se a tema crypto.
Nulla di nuovo e nulla di strano: ogni nuova tecnologia diventa ostaggio di uffici del marketing che devono e vogliono spingerla come ultimo passo dell’umanità prima dell’immortalità. In poche ci riescono. E mentre i funding round, i giri con il cappello in mano in cerca di soldi, sono ancora in corso, forse meglio scontare del 50% quello che si sente in giro. Soprattutto se a raccontarlo sono i diretti interessati.
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