Il piccolo stato del Bhutan continua a spostare i propri Bitcoin, con ogni probabilità a scopo di vendita. Nelle ultime ore dai wallet che sono indicati come di proprietà del Bhutan, sono usciti 100 Bitcoin, per un controvalore di poco superiore ai 7,7 milioni di dollari. Il Bhutan sta in realtà muovendo i suoi Bitcoin da tempo e da inizio 2026 ha venduto più di 206 milioni di dollari in controvalore.
Non sono chiare le motivazioni dietro le vendite da parte di uno stato che aveva abbracciato con una certa convinzione non solo Bitcoin, ma anche l’arrivo di investitori privati nel settore del mining. Di comunicati ufficiali non ce ne sono stati, e non è detto però che la cosa sia un problema, almeno per Bitcoin.
C’eravamo tanto amati
Il Bhutan aveva accumulato al picco 780 milioni di dollari in Bitcoin, all’interno di un’operazione che ha visto il coinvolgimento attivo di Bitdeer, società che si occupa principalmente di mining.
Quella che all’inizio sembrava una delle tante operazioni pubblicitarie e politiche di piccoli stati, al picco, se vogliamo, della popolarità di $BTC, in realtà ebbe degli effetti dirompenti. 780 milioni di dollari, saldi in tesoreria, e che però sono stati poi scaricati man mano.
Nei wallet del gruppo ci sono ora soltanto 3.421 Bitcoin rimasti, per un controvalore di 264 milioni di dollari, con spostamenti ciclici in uscita, che però non sembrerebbero seguire un pattern preciso.

Non chiaro, per l’appunto, quale sia l’obiettivo e se si tratti o meno di un’uscita completa e definitiva dal settore del mining. A gestire la cosa c’era e dovrebbe ancora esserci Druk Holding, una sorta di fondo sovrano che gestisce le operazioni finanziarie e di investimento del reame del Bhutan. Anche da loro, almeno per il momento, nessun tipo di comunicazione.
Rimane solo El Salvador?
Nonostante sia lontano dai fasti di un tempo, El Salvador rimane l’unico stato che è ancora convinto di quanto fatto con Bitcoin, con le limitazioni alle attività di investimento (e di circolazione di $BTC nel paese) che non derivano da convinzioni proprie, ma piuttosto da imposizioni che arrivano dal Fondo Monetario Internazionale.
Fondo Monetario Internazionale che – all’interno di importanti negoziazioni per prestiti per lo sviluppo e la copertura di debiti pregressi – ha chiesto e ottenuto come condizione l’abbandono di certi sogni di gloria nel mondo di BTC.
Poco male – il matrimonio tra entità sovrane e Bitcoin non è mai stato granché, come testimonia anche l’andamento di certe promesse negli Stati Uniti.
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