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Le borse sono in guai grossi: questi numeri salgono e preoccupano anche i più ottimisti

La situazione sul mercato dei bond è preoccupante. Sul serio.

Donald Trump lascia la Cina. L’incontro – è opinione condivisa tra gli analisti – è stato fruttuoso principalmente per questioni legate al commercio e si è riuscito ad ottenere poco altro . Chi si aspettava frizzi e lazzi per la riapertura di Hormuz è rimasto deluso e il mercato dei bond, un po’ ovunque, risponde in modo pessimo. Su i rendimenti non solo per i titoli USA, ma più in generale per tutti i principali bond sovrani nel mondo. E ci si avvicina, in alcuni casi, a soglie di guardia che sarebbe il caso di tenere bene a mente.

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Bond fuori scala e vicini a livelli di guardia anche in Giappone e nel Regno Unito, dove lo sconquasso politico potrebbe peggiorare una situazione già ai limiti della sostenibilità. È, curiosamente, l’unico tipo di allarme che i mercati stanno lanciando, in quello che è una sorta di decoupling tra azionario e mercato dei bond, storicamente popolato da vigilantes abituati a lanciare messaggi difficili da ignorare.

Rendimenti dei bond ancora in salita

La notizia è questa: il mercato delle obbligazioni sovrane sta continuando a lanciare segnali importanti. I rendimenti sui mercati secondari continuano a essere in forte rialzo, con uno spike che c’è stato proprio nelle prime ore della mattinata.

PaeseRendimentiSettimanaleYTD
🇺🇸 Stati Uniti4,53200,17%0,36%
🇬🇧 Regno Unito5,09700,18%0,62%
🇯🇵 Giappone2,71100,23%0,64%
🇦🇺 Australia5,06000,07%0,30%
🇩🇪 Germania3,09380,09%0,23%
🇧🇷 Brasile14,25200,41%0,39%
🇷🇺 Russia14,85000,20%0,41%
🇮🇳 India7,06000,14%0,49%
🇨🇦 Canada3,57000,05%0,14%
🇮🇹 Italia3,85600,13%0,34%
La situazione con i rendimenti sui decennali

I bond UK sono su livelli che non si vedevano dalla crisi dei mutui subprime. Quelli USA superano quota 4,5%, quelli giapponesi sono lanciati verso il 3%. Male anche quelli europei, per quanto su percentuali inferiori. La situazione non è esattamente il top per chi si aspettava un pronto ritorno alla normalità, anche in seguito alla visita di Donald Trump in Cina.

Cosa stanno prezzando esattamente?

Probabilmente quello che gli americani chiamano higher for longer, ovvero la possibilità che non solo i tassi di interesse di riferimento vadano al rialzo, ma che rimangano su livelli considerati alti più a lungo.

Pesa, su tutte le economie, l’effetto a cascata della chiusura dello Stretto di Hormuz. I rialzi del greggio sono stati moderatamente contenuti grazie all’utilizzo di riserve che però non sono infinite. L’assenza di avanzamento nelle trattative tra Iran e USA ha fatto il resto.

Probabilmente – perché di probabilità si deve parlare – Trump che lascia la Cina senza parlare di accordo sull’Iran (ha genericamente detto che la Cina sarebbe disposta a esercitare pressioni su Teheran) ha peggiorato un quadro che era già pessimo a causa dei dati sull’inflazione USA, in particolare quella rilevata sui prezzi ai produttori.

I bond a 2 anni USA sono sui massimi, segnale che la risposta dei mercati è probabilmente dettata da queste aspettative. Oltre i record di Wall Street, che per ora sembra vivere in un mondo tutto suo, sarà interessante seguire l’andamento di bond che sono per ora il primo campanello di allarme. I più ottimisti diranno che non è la prima volta che si sente questo allarme, salvo poi rientrare.

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